Fermi tutti: anche all’integro, indipendente, schienadritta Fatto Quotidiano allungano la manina. Per i pubblici contributi. Che non è un reato, intendiamoci (Gratteri, sta’ bono), non è un delitto, e neppure una ignominia, non fosse che questi si son sempre vantati: noi siamo diversi, noi, noi non accattiamo, noi no, come dicevano Raimondo Vianello e Sandra Mondaini: “C’è chi piglia sempre i finanziamenti, e se vota sì sono ladri e pur dementi (l’ha appena detto una di loro): noi no, noi. No. Noi, no”. Invece sì. Oh-mio-Dio, come faranno adesso a dare degli slurp a tutti?
Ma andiamo con ordine, restiamo ai Fatti, anzi al Fatto, voilà il comunicato dolente e piangente: “La Società Editoriale II Fatto comunica che nel dicembre scorso, in presenza del decreto che prevede un contributo straordinario all’editoria per la stampa dei giornali cartacei nella misura di 10 centesimi per ogni copia venduta, ha presentato la domanda. SEIF è ben consapevole dell’importanza che riveste per il Fatto Quotidiano non percepire finanziamenti pubblici. Ma, data la crisi del mercato editoriale e il momento congiunturale molto difficile, l’amministratore delegato, per le responsabilità che gli competono, ha ritenuto di predisporre la domanda entro la scadenza per garantire la continuità aziendale, supportare la transizione digitale in corso e prevenire eventuali situazioni di rischio. Con la presente nota, intende però precisare che il contributo assegnato dal decreto del 9 marzo scorso non è stato percepito e che l’intenzione della Società Editoriale Il Fatto, qualora il trend positivo che stiamo registrando nel primo trimestre e il sostegno dei nostri lettori e dei nostri abbonati proseguano, rimane quella di non percepirlo. E faremo di tutto perché sia cosÌ”.
Ecco, bravi, fate di tutto. Intanto fanno come quella che era rimasta incinta, ma appena appena: il contributo assegnato non è stato percepito. Dio mio che burocratese, anzi politburatese, per dire una cosa semplice semplice: becchiamo soldi pubblici pure noi ma gli altri sono tutti servi, puttana governo, inoltre stiamo andando fortissimo, potremmo anche farne a meno, però no.
Con quale sussiego, il sussidio! Com’era quella che se un “Se un giornale non riesce a mantenersi non ha nessuna ragione di esistere. […] Non esiste il diritto di stare in edicola e sul mercato per un giornale che non ha un mercato. Se un giornale non ha lettori deve chiudere”? Chi l’ha detto? Marco Travaglio, il megadirettore totale, c’è tanto di video che spopola, anzi è diventato il più virale per questi che si vantano di essere potentissimi sui social. Eh, la Nemesi. Riccardo Puglisi, che è carogna un bel po’, citofonare Francy Albanese, a proposito, chiede malignamente: “In che senso: “per garantire la continuità aziendale”?”. Altri trasudano ingratitudine per questa testata che, unica, si sbatte da sempre contro i poteri forti, i partiti azienda, i media di regime, il regime, la mafia, “i carbonari, i masoni” come diceva er sor Brega. Magari, ecco, facendogli la guerra dall’interno, molto interno, stanno dappertutto, a dimostrazione che non basta essere “potenti sui social” e una sera sì e l’altra pure in tutte ma tutte le televisioni del regno, cioè del regime: palinstesi pieni, edicole vuote. Eh, la continuità aziendale.
Dicono questi commenti irriconoscenti, scelti a caso: “La carta intestata del comunicato stampa con il quale l’editore dichiara di ricevere contributi pubblici riporta il nome del giornale e la dicitura “non riceve alcun finanziamento pubblico”. Guardatelo bene nei dettagli quel comunicato”. E va beh, si sbianchetta, che ci vuole. “Se penso che con le mie tasse pago Travaglio, Orsini e nostra signora di Assange, mi sento male”. Fossero solo quelli: perché, le Elena Basile, i Massimo Fini, i Franco Cardini, e altri flotilleri del giornalismo che “per non fare pubblicità” (come dice Frassica) non nominiamo? Che delle volte non si capisce se è la Pravda o Lotta Continua mezzo secolo dopo. Difatti arriva il solito malizioso, dal quale, sia chiaro, noi ci dissociamo integralmente: “Forse non arrivano più i rubli da Mosca??”. Mah, non ci si capacita di come possa la gente arrivare a pensare certe cose. È cattiva la gente, è serva, slurp slurp, gli unici integri, con la schiena dritta, sono i 5 Stelle e il Fatto. Ci avranno la sciatica, il colpo della strega.
E va beh, che sarà mai, anche loro percepiranno, succede. Onestamente, li pigliano tutti… E qui casca l’asino, absit injuria verbis: in quel moralismo così organicamente di sinistra per cui tutti straccioni, percettori, servi, tutti tranne noi, in quell’umiliare sempre, di default, quello è un fallito, quell’altro uno sconosciuto, quello è un poveraccio, quello è un accattone… Alla fine la realtà bussa alla cassa, toc toc. E tocca aprire, seppure con grande dignità, alla Fantozzi. Ma tanto mica cambiano, questi convinti erano e convinti restano. Col dito puntato in alto o contro di te, ayatollah style. Convinti della loro indispensabilità social, più che sociale. Vuoi mica privare la democrazia di una voce libera, l’unica, anzi, contro i poteri forti mafiosi e schifosi corrosi e corrotti che votano sì? E allora: tutti a teatro, da Servillo a Gassman, da Ovadia (eccone n’altro) a Scamarcio “per difendere l’indipendenza della magistratura” con tanti attori registi e intellettuali, duca conti, contesse professori dottori. Più sul palchetto che in platea, più presenzialisti che lettori. I quali alla fine debbono essersi rotti i coglioni: di tanta spocchia questo oggi ci resta. Eh, già: il momento non è facile, anzi è ostico e anche agnostico, bisogna lottare contro il sionismo trumpista, il regime nazi trattino fascista, la Meloni che stritola il Paese nella morsa illiberale, mica come il Conte pandemico ai bei tempi, ma tranquilli, dopo il referendum si faranno i conti. Brrr!
Max Del Papa, 15 marzo 2026
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