Ci sono delle storie incredibili, paradossali, come questa. Un sindaco eletto ieri, oggi è già stato sospeso. Manco il tempo di mettersi la fascia tricolore che già se la deve togliere. Neppure l’occasione di toccare con mano l’ufficio da primo cittadino, che già deve abbandonarlo. A dire il vero, in quell’ufficio non avrebbe comunque potuto entrarci per un motivo molto semplice: Franco Saba, eletto ieri nel suo paese, Ottana, in Sardegna, si trova attualmente agli arresti domiciliari e dunque impossibilitato a muoversi di casa.
Saba era il sindaco di Ottana anche negli ultimi cinque anni. Solo che a fine maggio, quando si è candidato di nuovo alle comunali, era stato sospeso dalla carica di sindaco dalla prefettura di Nuoro sulla base della legge Severino. Ieri al voto è stato rieletto col 100% dei voti (cosa non complicata: era l’unico candidato sotto la lista “Uniti per Ottana”): alle urne si sono presentati 1.111 votanti (60,84% di affluenza: abbastanza per superare il quorum), registrando 51 schede nulle, 17 schede bianche e 1043 voti per Saba. Vittoria netta, ma al momento inutile. Ieri infatti il prefetto Alessandra Nigro lo ha nuovamente sospeso “permanendo nei suoi confronti la misura cautelare degli arresti domiciliari per il reato di tentata concussione in concorso, a norma degli articoli 110, 56 e 317 del codice penale”. Il decreto del prefetto è stato ora inviato al Comune e alla Regione per i vari adempimenti.
Il “bello”, o il brutto, è che Saba – che si dichiara innocente – proprio ieri ha ricevuto dal Tribunale del Riesame la conferma della misura degli arresti domiciliari.
Cosa succederà ora? In realtà, scrive l’Ansa, Saba appena proclamato ha nominato vicesindaco e assessori in modo da evitare il commissariamento del Comune da parte della Regione. E così la consiliatura si aprirà lo stesso, evitando di annullare il voto, nonostante la sospensione del sindaco.
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Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI


