È davvero sorprendente quanti paradigmi storici applicabili ad ogni epoca ci abbiano lasciato gli antichi Romani. Tra i tanti, due in particolare potrebbero risultare molto attinenti a descrivere la logica dietro il referendum appena concluso e i potenziali sviluppi elettorali italiani.
Sallustio, celebre storico latino, circa 2100 anni fa sviluppò il concetto politico, sociale e “psicologico” di “metus hostilis”, ovvero di “paura del nemico”. Per lo storico, la paura dei temibili Cartaginesi fu la ragione per la quale la Res Publica durante le guerre puniche seppe mantenere la concordia politica, compattando tutte le forze contro il nemico e mettendo da parte rivalità e ambizioni personali interne. La stessa cessazione del “metus hostilis”, una volta distrutta Cartagine nel 146 a.C, fu per lo storico la ragione per cui Roma piombò negli anni delle guerre civili, portando alla luce quei rancori sociali, politici e personali che la paura del nemico aveva per lungo tempo assopito.
L’interpretazione storica dell’eccellente Sallustio potrebbe descrivere in modo molto attinente, in chiave critica e trasversale, l’azione del centrosinistra prima e dopo questo referendum. Il centrosinistra si è infatti legittimamente unito tutto contro la Meloni, anche con toni molto aspri, per abbattere il nemico: una sorta di “union sacrée”. Ma ecco che dopo la vittoria si è subito evidenziata la spaccatura, ora ancora poco manifesta, tra PD eM5S per la leadership interna. Il centrosinistra ha certo riportato una vittoria netta ed importante, ma credo che se non sarà abile nel contestualizzarla e nell’agire anche in termini propositivi, potrebbe piombare anch’esso nell’ “eterna stagione delle guerre civili”.
Quanto allo schieramento opposto, Marco Anneo Lucano, nel primo libro del Bellum Civile, scriveva che «non è consentito restare a lungo a chi è giunto all’apice del potere». Proprio questa visione conflagrazionistica, organicistica e ciclica della “potenza” può essere utilizzata per descrivere la politica italiana degli ultimi decenni, in cui il “nuovo” ha sempre suscitato fascino e consenso, salvo poi conoscere un declino una volta raggiunto il proprio apice.
Ovviamente non è detto che il centrodestra sia all’apice del suo consenso, o che non possa mantenerlo, ma ad oggi il vero rischio per la coalizione di Giorgia Meloni è rappresentato proprio dalla logica dietro questo processo storico ed universale. La situazione si fa davvero interessante. Alle prossime elezioni politiche molto probabilmente vincerà chi sbaglierà meno e saprà dare le risposte di cui il Paese ha bisogno in relazione al momento storico unico che stiamo vivendo.
Flavio Maria Coticoni, 27 marzo 2026
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


