Napoli, brindisi e polemiche. La vittoria del No al referendum sulla giustizia accende il clima nella magistratura e porta con sé uno strascico di tensioni che travalicano il risultato delle urne. A far discutere, nelle ultime ore, sono le immagini e i racconti provenienti dalla sede dell’Anm di Napoli al Tribunale, dove alcuni magistrati hanno festeggiato intonando cori e canzoni a sfondo politico, tra cui “Bella ciao”, con riferimenti anche a esponenti del governo e colleghi. In particolare, le toghe felici per l’esito del referendum hanno cantato “Chi non salta Meloni è” e “Chi non salta Imparato è”. Annalisa Imparato è una loro collega, magistrato che si era schierata per il Sì alla riforma.
Un episodio che ha sollevato una dura reazione della stessa magistrata. “Questo comportamento dimostra come molti colleghi non solo abbiano agito esattamente come organi politici, ma che abbiano puntato alla delegittimazione personale e siano al di fuori della grammatica istituzionale perché non sono assolutamente comportamenti da Stato”, ha detto all’Adnkronos Annalisa Imparato, sostituto procuratore a Santa Maria Capua Vetere e tra le toghe che avevano sostenuto il Sì alla riforma.
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La magistrata non nasconde la propria preoccupazione per quanto accaduto: “Sono state intonate canzoni che hanno valenza politica molto forte quindi, da cittadina, mi chiedo se questi sono gli stessi giudici che domani vanno in tribunale e ostentano imparzialità e terzietà”. Imparato, pur prendendo atto del risultato referendario, invita a non archiviare il tema della riforma della giustizia: “Dando la parola ai cittadini non possiamo che accogliere la volontà del popolo italiano, che è stata ben orientata e ha dimostrato un attaccamento allo Stato perché l’affluenza ha avuto numeri altissimi. È chiaro che bisogna affrontare il problema della giustizia e l’impegno di rendere la giustizia più giusta ed efficiente non finisce oggi”.
Ma la Imparato, ospite di Quarta Repubblica, ha fatto anche una rivelazione clamorosa. Intanto ha raccontato di aver riconosciuto numerosi colleghi in quelle immagini, tra cui “volti molto noti” nel Tribunale di Napoli e colleghi dell’ufficio di procura. Ma non solo: “Quello che abbiamo visto è solo una delle piccole cose di questi mesi. Questa mattina nelle chat di magistrati giravano messaggi del tipo ‘vanno sparati’ riferendosi ai rappresentanti di lista che si presentavano con i vessilli del Sì”. Un comportamento che per Imparato è “fuori dalla grammatica istituzionale” e che ricorda più il modo di fare criminale che quello dei tribunali.
E adesso molti si chiedono: il Csm aprirà una pratica a tutela della Imparato, contro quelli che l’hanno presa personalmente di mira?
Sulla vicenda interviene anche la politica. “Quanto accaduto a Napoli, con magistrati dell’Anm che festeggiano intonando cori contro esponenti politici e colleghi, rappresenta un fatto di estrema gravità che non può essere ignorato”, afferma Matilde Siracusano, sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento e deputata di Forza Italia. “È inaccettabile che venga presa di mira, con toni irridenti e divisivi, la magistrata Annalisa Imparato, alla quale va la mia piena e convinta solidarietà”.
Per Siracusano, episodi del genere mettono in discussione la credibilità stessa dell’ordine giudiziario: “Episodi di questo tipo sono incompatibili con il ruolo e la funzione che la magistratura è chiamata a svolgere, fondati su equilibrio, imparzialità e rispetto reciproco”.
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