Non è mai per la valuta, è sempre per la valuta. Da spacciare per valori. Quelli monetari, da riconvertire dopo le elezioni. È l’incasso che preme, poi la retorica è la panna montata per coprire tutto, per legittimare lo stare al mondo. Primum eleggere, deinde fatturare. La politica è casting e prescinde dalla qualità, la politica è un’Isola dei Famosi in cui non entri se non sei esposto ma non sei esposto se non ci entri, come in televisione. E siccome di gente meritoria, che si distingue per opere di bene se ne trova sempre meno, e quella poca viene fatta fuori subito, con fastidio, con l’odio e lo schifo per le mele sane, non resta che il peggio, l’esagerazione, la megalomania, la politica essendo la grande bellezza del potere: sì, facciamo schifo ma ci piacciamo tanto. Più uno dà pessima prova di sé e più i partiti senza vergogna lo circuiscono e lo risucchiano come idrovore. Fateci caso.
In principio fu Abou Soumahoro, adesso pare che certi ceffi combinino la qualunque solo per lasciarsi candidare, fino al parossismo per cui vittime e carnefici di uno stesso fatto, di uno stesso delitto, si mettono a strepitare a una sola voce: “Io ci sono, se mi vogliono sono qua”. E che dire dei virologi in missione per conto di se stessi? Tutti a proporsi, sempre, in modo circolare, ossessivo. A qualcuno va bene, riesce a entrare e vive da re, a Ilaria Salis, che non è virologa ma pregiudicata e sotto processo per tentato omicidio, è andata di lusso in un modo letteralmente incredibile, una supplente alle elementari che passava le sue giornate al margine della legalità, occupando case, provocando la polizia, si ritrova nel potere europeo con una rendita ricchissima e anche bersagliata da pignoramenti, da risarcimenti per aver cacciato gli schiavi senza giusta causa, nessuno si sogna di discuterla. Anzi se ne muove ulteriore vanto.
Le vicende elettoralistiche sono peggio che torbide, vanno oltre l’incomprensibile. Riassume il Corriere: “Avs pensa alla relatrice Onu, M5S a La Vardera. I nomi fuori dagli schemi”. Fuori dagli schemi mica tanto, è tutta gente che si sbatte forsennatamente, nei modi più discutibili e spregiudicati, per quell’unica terra promessa. Ora, siccome la politica è un campo di Agramante sempre più incasinato, succedono garbugli come con questo Ismaele La Vardera, passato dal populismo televisivo delle Iene a quello sudista di incredibili personaggi verdoniani come Cateno De Luca, a pendolo demagogico fra destra e sinistra, conteso da tutti in una giostra allucinante di abboccamenti, di finte, di conteggi, di sondaggi che ne esaltano le potenzialità di soggetto indefinibile, sovrapponibile, che può infilarsi dappertutto e nella politica onnivora che non va per il sottile può capitare che la demagogia maneggiona faccia gola ai grillini, per attorcigliate strategie calcolatorie, così come alla sinistra romana di potere, all’assessore alle feste Onorato, come ai tribuni di sinistra alla Ingroia, uno che passa da una illusione all’altra, uno dei tanti che si paragonano ai giudici martiri FalconeeBorsellino, griffe da pronunciare tutto d’un fiato.
Vi ricorda qualcuno? Sì, anche Sigfrido, l’uomo che sussurrava alle stagiste, si vede martire allo stesso modo e allo stesso modo è appetito dalle estreme. Per quale ragione razionale? Nessuma, ovvero avendo ricevuto un falso attentato dal suo amico del cuore, sarebbe vittima a prescindere. Tutto finto, una farsa, avvolta da vapori da chiarire, sui quali indaga la magistratura, ma lui resta vittima a maggior ragione dopo gli spifferi e i dubbi quanto agli affari africani del suo attentatore carissimo, alle chat cancellate, agli incontri senza telefoni, roba che in altri farebbe gridare allo scandalo ma su Ranucci non si può, lui è vittima. Per definizione, per gioco, per allegria, per profezia che si autoadempie. Ma vittima.
Nella sinistra comunista tutto fa brodo pur che esagerato e possibilmente evitabile. La Francesca Albanese dalle provocazioni forsennate ma strategiche è diffidata in mezzo mondo per le sue uscite contro Israele e le sue aperture verso Hamas “che ha fatto anche cose buone”, che guida la resistenza globale; per questo e solo per questo in Italia se la litigano: il Pd della sardina estremista Lella morirebbe per prendersela ma non osa per non mettersi contro la componente cattomunista, esattamente come per Ilaria Salis, e, ancora una volta, lascia che se la accaparri il partito impresariale di Bonelli&Fratoianni, che di remore non ne patisce, tutt’altro, ma più di un pensierino ce lo fa, per gli stessi motivi, il Movimento di Conte che, fra non poche difficoltà e perplessità, spera di recuperare in tutti i sensi anche Di Battista che viaggia sulle stesse coordinate antioccidentali. Allora perché non qualche boss flotillero? Difatti ci pensano. E perché, fatto 30, non far 31 con Salim el Koudri, quello della strage di Modena, che la sinistra al completo ha adottato quale figlio prediletto?
Manca qualcuno? Sì, il Gratteri in processione con la tristanzuola congrega del Fatto Quotidiano, ma il giudice resistente, essendo furbo, non si fida, non vuole lasciarsi stritolare. Comunque mai dire mai. I partiti non si chiedono mai ma questo che ha fatto di rilevante? Di buono? La domanda da farsi è un sola e sempre la stessa: quanti voti porta? Tutto il resto è irrilevante, i partiti candiderebbero pure Donato Bilancia se gli convenisse. Scrupoli etici, cautele di decenza, spariti, peggio, maledette, “Il portaborse” di Nanni Moretti non era un film, era un documentario. Anche a destra, si capisce, ma a destra ancora non superano il grottesco, a Milano bruciano tutti i candidati sull’altare delle lotte intestine, a sinistra li sacrificano coreograficamente ma si sa che il cavallo su cui puntare è l’estremista Majorino che ha dietro i centri sociali, gli immigrati, gli islamici, una situazione svedese. E già si sognano, si ipotizzano le prime parlamentari integralmente velate. Un colpaccio! Quanti voti porta? E nessuno che si chieda quanti ne fa perdere: sanno bene, almeno questo lo sanno perfettamente, che la prudenza non frutta, che l’importante è esagerare, come cantava Enzo Jannacci.
Max Del Papa, 15 settembre 2026
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