Poliziotto indagato, ecco la pistola “a salve” del nordafricano: riconoscetela voi al buio

L'agente sotto indagine per "omicidio volontario". La protesta di Salvini. L'uomo non si è fermato all'alt, colpito in pieno volto

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polizia pistola rogoredo milano

Provateci voi a riconoscerla. Provateci voi a capire che la pistola che vedete in fotografia, di cui Nicolaporro.it è venuto in possesso, era “a salve”. O meglio una scacciacani. Eppure il poliziotto del commissariato di Mecenate che ieri a Milano ha colpito alla testa e ucciso un nordafricano di 28 anni è indagato per omicidio volontario. Si dirà: è un atto dovuto per permettere i rilievi balistici e avviare l’autopsia sul corpo della vittima. Ma non è cosa da nulla, per un agente che era lì a svolgere il proprio mestiere contro il drammatico spaccio di cocaina, eroina e fumo, ritrovarsi sui giornali con l’accusa di aver “volontariamente” ucciso quel ragazzo che non si è fermato all’alt.

La cronaca la conoscete, ma la riassumiamo. Sono circa le 18 di sera quando una pattuglia di agenti in borghese, oltre ad altri colleghi in divisa, ferma un giovane ai margini di quello che resta del parco della droga di Rogoredo, estrema periferia di Milano, in via Impastato. All’improvviso dalla vegetazione spunta fuori un uomo, l’agente intima l’alt (“fermo, fermo, polizia”) ma lui tira dritto, ha in mano quella che sembra una pistola, la punta contro la pattuglia e a quel punto il poliziotto apre il fuoco. Un boato. L’uomo viene attinto alla testa da una distanza di circa 20 metri, secondo quanto risulta a Nicolaporro.it, e non ci sarà nulla da fare. Il 118, nonostante la corsa in ospedale, non può che constatare il decesso. La vittima si chiama Abderrahim Mansouri e non è nuovo alle forze dell’ordine. Alle spalle ha precedenti per droga, resistenza e rapina. Inoltre fa parte di una famiglia che in zona gestisce la piazza di spaccio. In quei tragici istanti però i poliziotti non lo sanno. Vedono solo la pistola e l’avanzare pericoloso del soggetto.

Certo, la pistola risulterà poi essere caricata “a salve”. Ma come si vede dalla fotografia, e soprattutto a quell’ora, era impossibile distinguerla da un’arma vera. Si tratta di una fedele replica, in ferro e senza tappino rosso, di una Beretta 92. “Sono ancora sotto choc. Non pensavo di uccidere. Quando ho visto la pistola ho avuto paura e ho sparato”, ha detto l’agente al pm Giovanni Tarzia che lo ha sentito. L’avvocato Pietro Porciani, che lo assiste, a La Presse riassume così la vicenda: “Alle sei di sera quando fa già buio come fai a sapere se è a salve o no, uno si gioca la vita. Se non è questo il caso della legittima difesa, allora ditemi quale è?”.

Giuseppe De Lorenzo, 27 gennaio 2026

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