Chiesa

Pos in chiesa per le offerte, cosa non torna

La proposta del ministro Giorgetti fa discutere. Il commento di Suor Anna Monia Alfieri

giorgetti

La proposta del ministro Giorgetti in merito alla possibilità che anche le parrocchie si dotino del pos per le offerte dei fedeli mi trova sostanzialmente d’accordo, anche se occorre fare qualche considerazione, data la particolare situazione in cui versano le parrocchie italiane, specie quelle più piccole, quelle collocate nelle periferie delle nostre città o nelle zone di montagna. Premetto, e chi mi conosce lo sa, che mi batto perché le scuole pubbliche paritarie adottino criteri di trasparenza e tracciabilità dei flussi finanziari, lo vado ripetendo da anni, in tutte le occasioni: articoli, convegni e corsi di formazione, in particolare quelli promossi dal settore ALTIS dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

La trasparenza deve essere ricercata sempre, in tutti i settori dell’economia. Gli Entri ecclesiastici, infatti, devono essere anche su questo fronte dei modelli. Gli scandali finanziari legati agli Enti ecclesiastici lasciano profonde ferite nel vissuto delle persone che si sentono tradite e smarrite. Occorre sempre coniugare, pertanto, la solidarietà con l’efficienza dell’apparato gestionale, unica garanzia della continuità di un’opera. Ho scelto, per questo, di vivere la mia vocazione nella vita consacrata dedicandomi ai conti, ai numeri, alle procedure contabili, per dimostrare che è possibile gestire realtà complesse nel pieno e assoluto rispetto della legge: il fine non giustifica mai il mezzo, anche perché il rischio di agire iniquamente è reale, con gravissimo nocumento e scandalo per tutti.

Dunque, e so che già avviene, le parrocchie si devono dotare del registratore di cassa per l’attività accessoria relativa ai bar presenti negli oratori, ad esempio, oppure, e su questo fronte occorre insistere, rilasciare la relativa dichiarazione fiscale in caso di erogazioni liberali. Certamente occorre tenere conto del fatto che, a causa del calo della pratica religiosa, chi frequenta la parrocchia è spesso anziano e forse non è dotato di bancomat o carta di credito. Tuttavia offrire la possibilità del pos, ad esempio, per le offerte relative alla celebrazione di Messe di suffragio o in occasione della celebrazione dei sacramenti, sarebbe un passo decisamente importante e di esempio per la collettività.

Però, mi sia concesso un però… caro Ministro, con tutta la profonda stima che nutro per la sua persona e per il lavoro serio da lei svolto, occorre garantire la libertà di scelta educativa dei genitori italiani: se agli obblighi giusti e doverosi non corrispondono diritti garantiti, allora il legislatore, paradossalmente, rischia di apparire iniquo. Se uno studente costa 7300 euro, come dichiara il costo medio studente, e lo Stato eroga per quello stesso studente 750 euro, è chiaro che le famiglie pagano due volte, ossia la retta che la scuola pubblica paritaria chiede per poter erogare il servizio e le tasse per un servizio del quale non si avvalgono; sull’altro fronte la scuola, che si è doverosamente dotata di tutti i mezzi per garantire trasparenza e tracciabilità, si deve indebitare per poter proseguire la propria opera. Non ritengo questa situazione rispettosa di uno Stato di diritto quale è il nostro.

Bene, dunque, per il pos alle parrocchie ma, contemporaneamente, saniamo una profonda iniquità di cui i nostri genitori sono vittima. Confido, ovviamente, nella serietà del lavoro del ministro Giorgetti e di tutto il governo, affinché venga introdotta la misura del buono scuola, sulla base di quanto già avviene in regioni come Lombardia, Piemonte e Veneto, i cui studenti, non a caso, raggiungono standard di apprendimento conformi a quelli dei loro coetanei europei. La stessa fiducia nutro nel ministro Giorgetti e in tutto il governo, perché intervenga risolvendo in modo definitivo la questione degli accertamenti Imu alle scuole paritarie che, svolgendo un servizio pubblico, del pari alle scuole statali, e chiedendo per questo servizio una retta simbolica, in quanto inferiore al costo medio studente, agiscono senza fini di lucro, anzi indebitandosi pur di garantire la continuità dell’opera la cui pervicace resistenza contribuisce all’arricchimento dell’offerta formativa dei nostri territori. Sono fiduciosa che queste misure così indispensabili siano presto introdotte.

Suor Anna Monia Alfieri, 11 luglio 2025

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