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“Prestiti e regole Covid: siamo dinanzi al declino industriale italiano”

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L’emergenza Coronavirus non è solo sanitaria, ma anche economica. Tanti gli imprenditori, i piccoli commercianti e le partite Iva che mi scrivono per informazioni. Altrettanti quelli che si sentono abbandonati dallo Stato. Per questo, ho deciso di dar voce a questa parte del Paese spesso lasciata sola.

Caro Dottor Porro,

la nostra è una storia qualunque che potrebbe essere di altre centinaia di migliaia di imprenditori italiani. Sono un imprenditrice di seconda generazione, la terza e la prima (mio figlio e mio padre)  sono con me in azienda tutti i giorni oramai a combattere e non più a lavorare. La nostra azienda è una storica del territorio bolognese si chiama Catta 27 e produciamo impianti per gelato industriale e siamo sul mercato da 40 anni. Abbiamo come clienti le migliori aziende del mondo ed i più grossi gruppi come Unilever Froneri in Italia Sammontana solo per citarne alcuni. Siamo oramai però di fronte ad una politica anti industriale e gli italiani Dottor Porro devono sapere la verità.

La nostra azienda conta 40 dipendenti di cui 7 assunti il giorno 1 aprile 2020 i tempi determinati che avevamo non potevano avere paura del virus e temere di perdere il proprio lavoro. Ecco come ragioniamo noi: con il cuore Dottor Porro. Sono mesi che sono dietro a moduli da compilare per ottenere qualche fondo dalle banche ma nulla arriva: il Governo non ha dato copertura legale quindi attendiamo le Prefetture che esaminano le pratiche. E noi siamo virtuosi con un rating al top pensi quelli che non lo sono. Ho compilato moduli su moduli per poter restare aperta (siamo in filiera alimentare con un codice Istat obsoleto). Aperti ma con tutti i fornitori chiusi per 4/5 settimane abbiamo fatto un gran lavoro per farli riaprire e ci siamo riusciti con una ventina. Siamo in allerta dal 5 febbraio perché solo dei dementi o comunque gente ottusa e insulsa non avrebbe immaginato cosa stava per accadere a noi italiani (il 23 gennaio eravamo al Sigep a Rimini con una quantità di aziende cinesi che esponevano una anche Whuan dopo 3 settimane diventata zona rossa).

Poi la beffa dei tamponi: Bonacini da il via il 16/04 e non le sto a raccontare i particolari burocratici per ottenere il “ permesso “ per farli ai dipendenti alle famiglie a spese nostre prima del 4 maggio (giorno della riapertura ufficiale). Ma per fare un tampone serve un permesso della Regione? Ma perché? E invece sì però per dartelo sono serviti oltre un mese e mezzo! Mah. Dopo averci scaricato la colpa di eventuali contagi con la storia dell’infortunio si è ora innescato un meccanismo perverso: uno prende un colpo di sole gli viene la febbre per 8 ore lo devi mandare a fare il tampone a tue spese. 5 giorni per il risultato e lui sta a casa una settimana pagato in attesa di verdetto. Negativo. Bene: ad un altro si ammala il bambino di 13 anni al mare (i bambini da che mondo e mondo si ammalano) via tutti a fare il tampone in 4. Negativo altri 4 giorni di assenza dal lavoro. È poi di ieri una Pec dell’Inail che ci chiede di regolarizzare il versamento mancante dell’F24 di maggio riferito ad aprile che è stato posticipato dal Governo al 16/9. Sembra di essere su candid camera.

Abbiamo già speso dall’inizio dell’emergenza oltre 50.000 euro per sanificazioni mascherine detergenti macchinari per pulire l’aria utilizzati dalla Nasa. Abbiamo chiesto euro 5.000 tramite il bando di Invitalia alle 9.00 era bloccato alle 9.09 secondi erano finiti i fondi che presumo siamo nelle tasche di Domenico Arcuri al momento. In un mondo chiuso con il nostro fatturato che è al 90% con l’estero quei soldi ci dovrebbero servire per comprare piattaforme digitali, innovare le nostre macchine e invece siamo qui a parlare e a sentir parlare. Non è nel nostro Dna la lamentela ma stiamo assistendo al declino industriale italiano ed io non riesco più a tacere. Forse la gente non sa che cosa accade ed è per questo che non si ribella a questi incapaci. Ma è ora di smetterla e di raccontare e di far sapere quante bugie raccontano e mandano persone a raccontare. Molto carina l’intervista a Messina di Intesa San Paolo in cui dice che hanno elargito a destra e sinistra alle aziende. Niente vero. Sono bloccati con le Prefetture.

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