Cronaca

Professori militanti: è colpa anche loro se crescono dei teppisti

Dalle bandiere della Corea del Nord agli insulti alle forze dell’ordine, il fallimento di chi dovrebbe insegnare il senso civico e finisce per giustificare l’intolleranza in nome del dissenso

Nelle scorse ore a Torino, durante una delle tante proteste studentesche contro il governo, si è materializzata una scena aberrante. In testa al corteo nel capoluogo piemontese ha marciato un manipolo di professori. Questi docenti hanno ribadito di essere fieramente in prima linea per i loro alunni, mentre questi però venivano ripresi a sventolare bandiere della Palestina e a gridare “tout le monde déteste la police”, ovvero “tutti odiano la polizia”.
In pratica, dei funzionari pubblici che dovrebbero insegnare il senso civico e il rispetto delle regole hanno invece preferito ignorare gli insulti e l’odio propagato verso altri funzionari pubblici, le forze dell’ordine. Alcuni hanno persino applaudito gli slogan degli studenti.

Ed ecco l’ennesimo esempio atto a svelare uno dei più grandi problemi dell’istruzione italiana: i docenti che fanno proselitismo politico nelle classi e nelle piazze. Questo modus operandi altro non è che il più squallido fallimento pedagogico, esibito con il tipico compiacimento di chi essendo di sinistra si sente un unto dal Signore legittimato a plasmare sin dalla tenera età nuovi fedeli rossi.

E così, coloro a cui spetterebbe il compito di trasmettere i valori della democrazia, della Costituzione e delle istituzioni, guidano ragazzini che sventolano bandiere di regimi liberticidi. A Pisa addirittura è spuntata la bandiera della Corea del Nord, una delle dittature più feroci del pianeta, dove non esiste libertà di parola, dove intere famiglie finiscono nei campi di lavoro, dove il culto della personalità di Kim Jong-un sostituisce ogni diritto. E i collettivi rossi, mentre la sventolavano, intonavano cori che nulla hanno a che fare con la democrazia.

A Roma si sono bruciate bandiere di Stati Uniti e Israele, lanciando di tutto contro la sede del Ministero dell’Istruzione. A Torino pietre e bottiglie contro gli agenti, con i professori a giustificare queste operazioni come legittimo dissenso.

Ma questo non è dissenso. Tutto ciò è il figlio di anni di egemonia culturale nelle scuole. Da decenni la sinistra ha occupato i posti chiave della formazione, trasformando le aule in sezioni del partito comunista. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: studenti talmente obnubilati che non distinguono tra democrazia e totalitarismo, che celebrano Pyongyang mentre dei loro IPhone e grazie alle loro libertà assicurate dall’Occidente protestano millantando una non meglio precisata mancanza di diritti.

Leggi anche: 

E i professori, compiaciuti per il grande lavoro svolto, li coprono invece di correggerli. I commenti sotto i video di queste scene parlano chiaro: “Questi professori vanno licenziati”, “è ora di ripulire le scuole dall’indottrinamento”, “Vogliono un altro ‘68!” La forte ma legittima richiesta nei confronti di un sistema scolastico che non educa alla realtà, ma solo alla propaganda.

Se un docente si mette in testa a un corteo che grida di odiare la polizia e celebra regimi che aboliscono ogni libertà, tradisce completamente il suo mandato. La democrazia non si insegna in questo modo. Finché questi prof continueranno a spacciare per emancipazione politica il mastodontico fallimento educativo che caratterizza il loro operato, le piazze resteranno piene di giovani confusi e via via, purtroppo, sempre più violenti.

Alessandro Bonelli, 18 ottobre 2026

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version