Progetti, coraggio e stabilità: così l’Italia convince gli investitori

La seconda tavola rotonda della nona edizione dell’evento “La Ripartenza, liberi di pensare” nato da un’idea di Nicola Porro

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Si intitola “Attirare” la seconda tavola rotonda della nona edizione de La Ripartenza, l’evento ideato da Nicola Porro. Protagonisti di questo confronto Laura Segni – Responsabile Legal Advisory Divisione IMI Corporate & Investment Banking Intesa Sanpaolo, Pasqualino Monti – Amministratore Delegato ENAV, Paolo Barletta – CEO Arsenale Group, Giuseppe Inchingolo – Chief Corporate Affairs, Communication & Sustainability Officer del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane.

L’analisi di Paolo Barletta

Il tema al centro del dibattito è la capacità di attrattiva degli investimenti in Italia. L’Arsenale Group è un punto di riferimento del Paese e il Ceo Paolo Barletta ha subito acceso i riflettori sull’importanza dei collegamenti, in particolare delle ferrovie: “Le ferrovie sono il collante di questo paese. Spostare le persone rende tutto quanto più efficiente e interessante. Quando è nata “La dolce vita”, abbiamo creato il nostro “Orient Express”, che collega l’Italia nota con quella meno nota”.

“Il lusso crea quell’ecosistema che permette a persone di conoscere luoghi nuovi” ha proseguito Barletta: “Questi luoghi nuovi portano un’uniformità e si crea la possibilità di avere un’Italia più accessibile e risolve il problema dell’overtourism. Noi dobbiamo creare quell’ecosistema. Qualche settimane fa abbiamo lanciato il “Treno del golf”: abbiamo dei campi meravigliosi, ma da un campo all’altro ci vogliono ore. E questo porta il turista-golfista a venire meno in Italia”.

Il Ceo di Arsenale Group ha poi fatto una riflessione molto interessante sulla filiera produttiva: “Il problema enorme è che tutto quanto quello che avevamo come filiera produttiva lo stiamo perdendo. E per fare una fabbrica ci vogliono anni di sacrificio, mentre per chiudere una fabbrica serve un mese di procedura. Anche sulle ferrovie: fare un’infrastruttura ferroviaria è la cosa più difficile. Quando smantelli una ferrovia, è un problema, basti pensare al caso di Cortina. In Sicilia abbiamo la ferrovia più bella che c’è, viaggia su tutta la costa, ma vogliono metterla all’interno. Ma non va chiusa quella ferrovia turistica: si butterebbero anni di lavoro con una firma. E lo pagherebbero le future generazioni”.

Gli investimenti di Fs

“Il tema è comprendere che ci troviamo di fronte a un’infrastruttura che mostra il segno del tempo. Nei decenni passati si è investito molto poco in manutenzione. Abbiamo 1200 cantieri aperti, 700 per nuovi investimenti e nuove tratte e 500 per manutenzione ordinaria e straordinaria”: ha esordito così Giuseppe Inchingolo, Chief Corporate Affairs, Communication & Sustainability Officer del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane. Riflettori accesi sugli investimenti, cifre da capogiro: “A dicembre l’ad ha presentato un piano di investimenti da 100 miliardi: vuol dire creare nuove connessioni e quindi nuove opportunità e nuovo sviluppo”-

L’instabilità – soprattutto quella politica – è un problema per una realtà come Fs, ma ora la situazione è cambiata: “Noi subiamo di più l’instabilità del governo, diventa difficile programmare con un ministro delle Infrastrutture diverso ogni anno. Con stabilità e visione, invece, riesci a lavorare. L’azienda si sente forte e può pensare di programmare. Ora c’è voglia di mettere mano al sistema Paese”.

Dopo aver snocciolato qualche dato – “Abbiamo una rete di 17 mila km, 23 mila tra ponti e viadotti, 10 mila treni di media al giorno e 2 milioni di media al giorno. Questi sono i numeri della nostra azienda. Lo dico con grande rispetto: anche quando c’è un disagio per 1200 persone, riguarda lo 0,05 per cento dei passeggeri” – Inchingolo ha rimarcato che Ferrovie sta “ampliando di mille km la rete dell’alta velocità, connettendo nuovi territori e generando non solo mobilità, ma anche inclusione sociale e nuove opportunità”: “La linea Napoli-Bari ne è un esempio concreto: oggi il viaggio dura oltre quattro ore, ma già da fine settembre, con l’apertura del primo tratto, scenderà a due ore e 40 minuti. A pieno regime, tra il 2028 e l’inizio del 2029, il tempo sarà dimezzato. E’ una vera rivoluzione. Le infrastrutture non cambiano solo il Paese: creano anche lavoro. Solo sulla Napoli-Bari sono impiegate oltre 7 mila persone. Certo, durante i lavori ci sono disservizi, ma sono il prezzo del cambiamento. Tutto questo è reso possibile grazie alla visione e alla determinazione dell’Amministratore Delegato Donnarumma, che con il suo piano industriale ha posto le basi per una trasformazione profonda e sostenibile del sistema infrastrutturale e dei trasporti italiani”.

Assumersi responsabilità e “stare sul pezzo”

Pasqualino Monti oggi è amministratore delegato dell’Enav, Ente nazionale dell’aviazione civile, ma si è occupato per vent’anni di porti. “Se hai un ruolo di vertice, devi saperti assumere delle responsabilità, non puoi nasconderti dietro le regole e gli ostacoli” il suo mantra. “Sono molto orgoglioso di quanto abbiamo fatto nei porti siciliani: quando sono arrivato c’era rassegnazione” ha ricordato Monti: “Abbiamo messo a terra un miliardo e 400 milioni di opere in quattro anni. L’azienda fatturava 17 milioni e l’abbiamo portata a fatturare 768 milioni, con 40 milioni di utile al 31 dicembre 2024”.

“Bisogna stare sul pezzo, firmare, tirare dritto. Bisogna mettere a terra tutto, con velocità” ha proseguito Monti: “Se le cose le realizzi bene e porti risultati, nessuno può contestare. Io ho preso quattro avvisi di garanzia, tutti archiviati. Puoi fare fatica, ma se sei onesto e trasparente, il risultato è sempre positivo. Vivi anche quell’esperienza come una medaglia, io ho quattro medaglie al petto”

Ora il futuro è l’Enav: “In Enav è leggermente differente, l’azienda è quotata e gestisce un’altra infrastruttura fondamentale come lo spazio aereo. Hai un dialogo con le istituzioni ma anche con il mercato”.  “Siamo pronti ad affrontare il futuro con responsabilità e ambizione” ha proseguito: “Ad aprile abbiamo presentato il nuovo piano industriale, accolto positivamente dai mercati. Il piano si fonda su quattro pilastri. Il primo è la gestione dello spazio aereo: siamo tra i service provider più efficienti in Europa e nel mondo. Il secondo riguarda i mercati non regolati: disponiamo di tecnologie avanzate che stiamo portando in 85 Paesi, grazie a una recente riorganizzazione aziendale che ci rende più competitivi a livello globale. Il terzo pilastro è l’evoluzione del nostro modello operativo, per affrontare con agilità le nuove sfide. Infine, il quarto è l’execution, ovvero la capacità di attuare e monitorare efficacemente il piano nel tempo”.

L’Italia è attrattiva, ma c’è molto da fare

Quando si parla di investimenti, le banche interpretano un ruolo da protagonista. Laura Segni, Responsabile Legal Advisory Divisione IMI Corporate & Investment Banking Intesa Sanpaolo, si è soffermata così sulle capacità dell’Italia di attirare nuovi investitori: “Il mondo è pieno di liquidità, i grandi investitori cercano progetti redditizi. Per essere attrattivi serve una politica industriale e dei progetti interessanti. Nei confronti dell’Italia c’è grande interesse, sia per la sua posizione, sia perché dispone delle filiere industriali importanti. Sicuramente c’è la possibilità di attrarre, ma c’è molto da fare: abbiamo un tema di burocrazia e di giustizia che preoccupa gli investitori”

Certo non mancano le difficoltà – a volte “l’atteggiamento istituzionale e normativo a volte disincentiva l’investimento” – ma c’è anche un altro dossier da non sottovalutare: “C’è anche il tema di attrarre talenti, in particolare giovani. I talenti vanno e rimangono dove pensano di avere delle prospettive. Non è solo questione di salario, ma anche di progetti e di progressione di carriera. Tu devi dare l’idea che loro possono realizzare qualcosa nel loro futuro e questo richiede un grande sforzo congiunto”.

Franco Lodige, 12 luglio 2025

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