Esteri

“Pronti a passi difficili”. La mossa di Hamas, che si piega a Trump

I terroristi nella Striscia siglano l'accordo con Israele: 20 ostaggi vivi in cambio di quasi 2mila prigionieri palestinesi. Ora il nodo del disarmo

Hamas gaza © Immagine realizzata con AI
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Adesso i passi verso la pace si fanno concreti. Dopo quel bigliettino di Marco Rubio a Donald Trump, dopo il clamoroso annuncio del presidente americano al mondo (“siglato l’accordo per il rilascio degli ostaggi”), adesso arriva il momento delle trattative sui dettagli. Non tutto è definito, Israele e Hamas devono ancora discutere della seconda fare di questa tregua, ma la liberazione entro 72 ore degli ostaggi israeliani e di quasi 2mila prigionieri palestinesi fa gioire tutti. Il mondo. I familiari dei rapiti. I Palestinesi.

Che il piano di Trump fosse stato accettato da Benjamin Netanyahu non era una notizia. Il premier israeliano era volato negli Usa, aveva siglato l’accordo e si era spinto – su richiesta di Trump – anche a telefonare al Qatar per scusarsi dei raid che avevano colpito il loro territorio durante una delle tante incursioni contro i leader di Hamas in giro per il mondo. L’incognita sul progetto trumpiano riguardava proprio i terroristi al potere nella Striscia, sfiancati da due anni di combattimenti ma ancora con in mano 48 ostaggi (di cui 20 si ritiene ancora vivi). Il presidente Usa li aveva minacciati: o accettate, o sarà l’inferno. E alla fine hanno ceduto.

Nel comunicato che ha confermato la notizia tanto attesa, Hamas ha dichiarato che “il movimento annuncia il raggiungimento di un accordo che determina la fine della guerra a Gaza, il ritiro dell’Idf, l’ingresso di aiuti e lo scambio di prigionieri, dopo negoziati responsabili e seri che il movimento ha condotto insieme alle fazioni”. Poi il ringraziamento ai negoziatori: “Apprezziamo profondamente gli sforzi dei fratelli mediatori di Qatar, Egitto e Turchia, e apprezziamo anche gli sforzi del presidente degli Stati Uniti Donald Trump per porre fine definitivamente alla guerra e ottenere il completo ritiro dalla Striscia di Gaza”.

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Il lavoro non è finito. Ma una fonte vicina ad Hamas ha dichiarato a Ynet che “l’organizzazione è pronta a mostrare grande flessibilità nei negoziati con Israele, in base al piano del presidente degli Stati Uniti Donald Trump”. “Il movimento – prosegue la fonte – dovrà affrontare le fasi più difficili del piano, tra cui il disarmo e l’esilio dei leader, ma ciò è necessario per impedire la ripresa dei combattimenti. L’accordo attuale include la prima fase del piano e i negoziati per la seconda fase inizieranno immediatamente. Il cessate il fuoco continuerà finché entrambe le parti manterranno il loro impegno”.

Intanto Netanyahu ha convocato il suo governo per accettare formalmente l’accordo. Bezalel Smotrich, leader della destra israeliana, ha fatto sapere che non lo voterà. Ma questo non dovrebbe pregiudicare l’avanzamento del piano. “C’è grande paura delle conseguenze dello svuotamento delle prigioni e del rilascio della prossima generazione di leader del terrore, che farà di tutto per continuare a versare fiumi di sangue ebraico, Dio non voglia. Solo per questo motivo, non possiamo unirci a festeggiamenti miopi o votare a favore dell’accordo”, ha scritto il ministro delle Finanze. L’Idf però ha già avviato i preparativi per il ritiro parziale dalla Striscia: “Secondo le direttive di livello politico e in conformità con una valutazione della situazione, l’Idf ha avviato i preparativi operativi per l’attuazione dell’accordo”, si legge nel comunicato.

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