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Protocollo Zafferano, la risposta di Ruggeri alla crisi dell’editoria

Una decina d’anni fa decisi di abbandonare tutti i business nei quali operavo, a una condizione: l’invecchiare non doveva diventare un’attività. Cominciai a scrivere, divenni un microeditore di saggi, un giornalista con un prodotto innovativo, il Cameo. Entrai in punta di piedi in questo mondo, me ne innamorai. Capii subito, per le mie passare competenze di risanatore di aziende tecnicamente fallite, che questo era un mondo in drammatico declino, forse dal destino segnato. Quanto irreversibile? Decisi di studiarlo, non per interesse economico ma per divertissement intellettuale, con un punto fermo: per me qualsiasi problema ha una soluzione.

Via, via che la crisi mordeva cosa facevano editori, direzioni, redazioni? Facevano l’opposto di quello che si doveva fare, ma esattamente quello che facevano tutti. Cioè un ottuso taglio dei costi senza uno straccio di respiro strategico. Licenziavano le persone partendo dal “basso” anziché dall’”alto”, abbattevano i costi in modo “lineare” anziché “verticale”, non rivoltavano il modello di business e il modello organizzativo. Nulla di tutto questo. I volumi di vendita erano in caduta drammatica? Rispondevano con improbabili ottimazioni attraverso la tecnica del “taglia e rammenda”, poi fusioni stiracchiate, scambi velleitari di pacchetti azionari, giochetti finanziari di ogni tipo, definizione di governance complicate che mai avrebbero potuto produrre decisioni limpide e nette, sostituzioni continue di direttori, del management di vertice, alla ricerca di un Mandrake che appariva tale solo alla prima presentazione alla stampa.

Intanto proseguiva la rincorsa ricavi-costi, ma erano sempre i costi a menare le danze. Dopo i faticosi licenziamenti si passava all’auto riduzione degli stipendi, al part time ma la rincorsa non si fermava: raggiungevi l’obiettivo ma la caduta dei ricavi ti ricacciava indietro, era come se non avessi fatto nulla. I consulenti-corvi ti spiegavano che anche i giornalisti di vertice, pardon, la casta sacerdotale, avrebbero dovuto autoridursi lo stipendio, rinunciare a bonus, a benefit, a privilegi consolidati, nella scala sociale erano via via indietreggiati, perché questo prevedeva lo sciagurato modello in essere (il Ceo capitalism). Ma curiosamente negli editoriali di fondo, i soliti numi, che da anni scrivevano sempre lo stesso pezzo, continuavano ad esaltare questo modello.

Ora siamo all’ultima stazione, prima del baratro: il mitico paywall (consentire l’accesso a pagamento a contenuti pregiati). Una domanda. E se si rivelasse una mossa tattica, non risolutiva? Hanno editori e giornalisti di vertice un Piano B? Vedremo. Per puro divertissement intellettuale io l’ho messo a punto, è il Protocollo Zafferano. Ha più varianti applicative. Ho scelto la più radicale: creare un settimanale online con un nuovo paradigma strategico. Al centro di tutto c’è il lettore, lui mena le danze.

Digitate zafferano.news, abbonatevi (è gratis), e vi apparirà una possibile, concreta risposta

Riccardo Ruggeri

5 Commenti

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  1. Amico di mio amico…mi spiace contraddire ma no tutti problemi sono risolvibili…temo…ho un problema con immortalità…felice di essere smentito…
    https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/

  2. Ciò che stimo di più del Ruggeri,è la sua modestia.
    Dovrebbe tenersi un po più su,il nostro sparagnino piemontese!
    In fondo sta per cambiare il mondo dell’editoria in modo definitivo!
    Tutta a gratis e in toculoalceocapitalism!!!

  3. Ringrazio il grande Riccardo Ruggeri e mi complimento per l’interessante iniziativa. Ovviamente mi sono già abbonato.

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