Il Quirinale del potere vero, definitivo, spietato quando occorre, mascherato, adornato come un party inesausto fra teatro alla Scala, “Scinescittà” e la curva sud perché è così che si difende e si diffonde il potere, dando la misura dei servi sciocchi e opportunistici, dei saltimbanchi nominati cavalieri, commendatori senz’altro merito che lo zelo, la propaganda che piace alla sinistra europeista tra centri sociali, antisemitismo e corruttele europee, la sinistra dei buoni affari che sostiene la narrazione dei finanzieri, dei signori della tecnica, creatori di virus e di intrugli.
E ci vuole un certo coraggio, a sua volta dimostrazione di potere, nel raccomandare il dubbio metodico, cartesiano, proprio lui che non ammetteva si invocasse la libertà per non obbedire, e difatti subito torna con la certezza del Covid “che non era una influenza”.
Gli scienziati più accreditati ne sono certi, lo era, lo hanno trasformato nella peste nera perché così aveva progettato il giro elitario globale intorno ad Epstein e per ottenere un simile abominio c’era da fare una sola cosa, impedire le cure buone e forzare quelle sbagliate, micidiali, dal remdevisir al midazolam, da tachipirina e vigile attesa allo sparare nei polmoni dei vecchi come diceva alla Camera dei deputati il dottor Mario Bacco; tutto al prezzo di un golpe sanitario, di una democrazia formale torta in regime totalitario, quanto a dire applicare l’esperimento sociale più feroce al mondo.
E se il Colle, come lo si chiama in modo rarefatto, esoterico, per non nominare il nome invano,arriva a fare l’elogio retrospettivo, non richiesto, degli infermieri eroici – ma quali? Quelli che dicevano se mi capita sotto un novax lo sfondo a forza di torture? Quali, quelli che facevano i balletti? – è perché la suocera Meloni intenda: si prospetta un’altra pandemia e tu sai quello che devi fare.
Subito gli artisti che sarebbero quelli sanamente anarchici, i creativi, i liberi per definizione plaudono all’idea. La scena del Quirinale per celebrare la Siae, todos caballeros, è già leggenda ma non sorprendente, non inaspettata: dice uno di questi dalla faccia improbabile, con quella scapigliatura arrogante, da “io posso permettermela perché io frequento l’arte e il servilismo creativo e voi che ne sapete?”: “Se il mondo fosse abitato solo da Lei (con intonazione maiuscola) e dagli artisti, Presidente, vivremmo gioiosi e pacifici. Ma purtroppo ci sono anche gli altri”.
Gli altri sarebbero i poveracci che la cricca di Epstein tra un pedofestino e l’altro si chiedeva come sterminare o almeno sfoltire, rispondendosi: e che ci vuole? Facciamo una bella pandemia e lanciamo dei farmaci che completano l’opera così ci facciamo pure i miliardi. Non sono illazioni o dietrologie, con buona pace di chi vorrebbe, sono carte acquisite, per i processi, e sono ancora le poche che la censura di FBI e CIA hanno fatto passare, figurati il resto. “Gli altri” ringraziano commossi: nessuno gli chiederà mai scusa, anzi quelli che loro vanno a vedere, che rendono ricchi, si rammaricano perché sono ancora in circolazione. Senza porsi il problema logico: ma in un mondo solo di guitti, chi li finanzia? Chi li guarda?
Qualcuno su X chiede: “Ma perché Sorrentino si sta trasformando in uno di quelli che Jep Gambardella perculava nei terrazzi vista Colosseo? (o lo è sempre stato?)”. Domanda inutile, e ci scappa da ridere: il senso vero di quel film era la dissimulazione della dissimulazione ovvero facciamo pena ma ci piacciamo tanto; allo stesso modo il Pulcinella Sorrentino dice fingendo ironia quello che pensa davvero: Mattarella, il Magnanimo, quello dell’autoironia da somministrare ai potenti, sorride senza tanta ironia, si percepisce oltre il potere e, almeno nel cortile nazionale, ha ragione, lui può dire e disdire, può dire tutto e il contrario di tutto, può sostenere quello che vuole, può consigliare o ordinare l’opposto di ciò che raccomandava ieri, farsi i selfie coi Ferragnez, quando dovevano entrambi finire dentro il gioco, lei PD, lui 5 Stelle (adesso si è riposizionato), o con una certa Pepe tutta di plastica, tanto il servilismo nei suoi confronti, già parossistico, sconosciuto a Xi, a Putin, a Kim, a una qualsiasi dittatura tribale e sacrale, non fa che crescere.
I piaggiatori non si vergognano, anzi fanno a gara: l’attore Sorrentino gli flauta in faccia dediche demenziali, “come sarebbe bello un mondo dove esistiamo solo Tu e noi, noi artisti che siamo per la pace” e il Magnanimo che auspica per i potenti “la salutare autoironia” annuisce indulgente. Quell’altra cantante confinata all’oblio, la Levante che per dar segni di vita artistica sale sul palco sindacale con la maglietta di Mattarella, ma non ce l’hanno una dignità, una faccia? No, non ce l’hanno, il grottesco è diventato virtù.
Non esiste personaggio del sottopotere, del generone parassitario, della subcultura patetica, dell’egemonia senza cultura come nel libro di Andrea Minuz, che non si profonda in salamelecchi oltre l’imbarazzo: “Vedere il Capo dello Stato è una emozione indescrivibile”, “Salutarlo mi ha cambiato la vita”: 92 minuti d’applausi! Ma non bastano, c’è sempre qualcuno che rilancia e non si trasformano nelle caricature dei loro film, oltre Fantozzi che in realtà era nichilismo allegorico, fanno quelli che sono, che sono sempre stati e lo fanno per una ragione semplicissima: “Il Colle” che sta nei cieli è il defensor pacis di uno status quo che li sostiene, di un sistema che dovesse finire, ma non finirà mai, vanno tutti a casa, completamente svuotati di qualsiasi sovvenzione. È il sistema della sinistra piddina cui la destra delle aquile tatuate cede volentieri, per dire il solito consociativismo da tira a campare che si estende dall’Arci di villaggio ai ministeri ai Colli imperiali.
Mattarella percepito come garante della situazione, delle sovvenzioni e insieme argine contro fantomatici fascismi che a ripeterli ossessivamente, ogni volta che si può, male non fa. Sapendo che chi comanda oggi non comanda davvero, che la sora Meloni è molto meno fascista di loro, una che a forza di voler riconvertire il postfascismo di potere in neodemocristianismo, per non dispiacere a nessuno, è rimasta isolata.
Ma che gli fa? L’Italia è una repubblica fondata sul cliché e il cliché è per definizione simbolo di perennità, di qualcosa che non deve cambiare. Quelli come Sorrentino non cambiano e non hanno rimorso, anzi girano in processione come chi ha il coraggio del servilismo che è sempre un bel coraggio, una bella dimostrazione di potere. Perché solo chi ha un ruolo può farsi ricevere dal Presidente per dirgli in faccia che è il migliore dei Presidenti possibili, un santo, un apostolo! E a quel punto vantarsi della bella impresa, del bel gesto nell’eterno Paese dei balocchi, Paese villaggio, è perfino fatale, come i colli, come il Colle.
Max Del Papa, 15 maggio 2026
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