Esteri

“Qualcuno dica al Papa che l’Iran ha ucciso 42mila innocenti”

Donald Trump torna ad attaccare Prevost. Nuove critiche a Meloni: "Non abbiamo più lo stesso rapporto"

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Nuovo affondo di Donald Trump contro il Papa e, più in generale, contro la linea prudente della diplomazia internazionale sull’Iran. Il presidente americano, con un post pubblicato su Truth, ha alzato nuovamente i toni, intrecciando il dossier nucleare con la denuncia delle repressioni interne a Teheran. “Qualcuno può per favore dire a Papa Leone che l’Iran ha ucciso almeno 42.000 manifestanti innocenti e completamente disarmati negli ultimi due mesi, e che per l’Iran possedere una bomba nucleare è assolutamente inaccettabile? Grazie per l’attenzione. L’AMERICA È TORNATA!”. Parole nette, che segnano un ulteriore strappo nei rapporti già tesi tra Washington e il Vaticano.

Trump torna così ad attaccare direttamente il Pontefice, insistendo sulla questione nucleare: “Qualcuno può dirgli che il nucleare in Iran è inaccettabile?”. E rilancia anche sul piano strategico, mettendo in discussione le alleanze tradizionali: “Non è stata lì per noi, e non sarà lì per noi in futuro”. Un riferimento esplicito alla Nato, che il presidente continua a considerare un partner inaffidabile.

Il leader americano non si ferma qui e ribadisce la sua linea dura anche sul conflitto con Teheran: “Non sto pensando di prolungare il cessate il fuoco con l’Iran”. Una posizione che rischia di complicare ulteriormente un quadro già estremamente fragile. Eppure, accanto alla retorica muscolare, l’amministrazione Usa continua a coltivare il canale negoziale. Il vicepresidente JD Vance ha spiegato che l’obiettivo della Casa Bianca resta ambizioso: costruire un’intesa di ampio respiro con la Repubblica islamica. Trump, ha detto Vance, vuole un «grande accordo», non un compromesso al ribasso. «Questo è lo scambio che sta offrendo, e che Trump sta dicendo all’Iran: “Se vi impegnate a non avere un’arma nucleare, faremo prosperare l’Iran. Lo renderemo economicamente prospero e inviteremo il popolo iraniano nell’economia mondiale in un modo in cui non è mai stato durante tutta la mia vita”», ha spiegato il vicepresidente, facendo riferimento alle oltre venti ore di negoziati già condotti con Teheran.

Sul fronte diplomatico si muovono anche altri attori. Il Pakistan, per esempio, prova a ritagliarsi un ruolo di mediatore. Il ministro delle Finanze Muhammad Aurangzeb ha assicurato che «la nostra leadership non si arrende» nel tentativo di favorire il dialogo tra Stati Uniti e Iran. Un impegno che si inserisce in un contesto storico: i colloqui in corso rappresentano infatti il primo confronto diretto tra Washington e Teheran in quasi mezzo secolo. «Ci piacerebbe molto capire se possiamo continuare a portare avanti il dialogo», ha aggiunto Aurangzeb, sottolineando come Islamabad intenda proseguire negli sforzi diplomatici. In agenda anche una serie di incontri con alti funzionari americani, segno di un attivismo crescente sul piano internazionale.

Intervistato da Fox News, Trump ha poi criticato il “piano europeo” per aprire Hormuz, capitanato da Macron e Starmer, definito “molto triste”. “Lo Stretto di Hormuz si sta già riaprendo, ci sono navi che entrano ed escono – ha detto a Fox News – Ma come si fa a stare con un gruppo di Paesi con quest’atteggiamento? Guardate alla Groenlandia: ci serviva per proteggere il mondo dalla Russia e la Cina”, ha detto il presidente americano. Che è tornato anche sulla lite con Roma. “”Non abbiamo più lo stesso rapporto”, ha dichiarato, “è stata negativa. Con chiunque ci abbia rifiutato il proprio aiuto riguardo alla situazione in Iran, non abbiamo lo stesso rapporto”. Sulla Nato, invece, un commento laconico: “Perché spendiamo centinaia di miliardi di dollari all’anno per la Nato se non stanno dalla nostra parte? Se non stanno dalla nostra parte sull’Iran, non staranno dalla nostra parte su una questione molto più grande dell’Iran”.

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