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Quando l’emancipazione corre tra Roma e New York

Emma Stebbins

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Prendendo spunto da una delle statue più celebri di New York, l’Angelo delle Acque sulla fontana di Bethesda in Central Park, Maria Teresa Cometto si inventa un libro delizioso. O meglio di inventato c’è molto poco. Emma e l’Angelo di Central Parknon è altro che la biografia di Emma Stebbins, la scultrice che ha realizzato l’opera. Una storia complicata, è la prima cosa che salta agli occhi, anche perché lo scultore è donna e omosessuale, non esattamente una situazione che andava di moda o che venisse sbandierata ai quattro venti a metà dell’800. Forse è per questo che la Cometto sceglie Emma come suo personaggio principale, ma è come se fosse, Emma, sempre un passo indietro nel racconto.

Si tratta di una caccia al tesoro per cercare di spuntare qualche informazione biografica in più, per trovare qualche dettaglio della sua vita, dei suoi amori (quello più importante con una delle prime grandi attrici americane) e delle sue opere. Ciò che mi ha attirato in questo libro, è quello che Sciascia avrebbe definito il contesto. La nostra scultrice ad un certo punto della sua vita vuole scappare. E sembra incredibile, oggi, ma decide che il posto giusto per un artista, fuori dagli schemi, sia Roma: resterà quattordici anni nella Roma dei Papi. Roma è zona franca per queste donne, lontano dalle famiglie, che accettano il loro stile di vita in nome della cultura… A Roma, paradossalmente, la libertà accordata agli artisti è perfino più grande che altrove, «per quel lasciare andare che è lodevole costume del regime dei preti, fuori dalla sfera delle loro particolari esigenze» osserva lo storico dell’arte tedesco Carl Justi nelle sue lettere dell’Italia.

In questo ponte ideale tra Roma dei papi e New York si gioca uno dei segreti di questo libro: il Bronx che non è quello dei film americani che arriveranno poi, e le rivolte dei poveri di Manhattan e gli incendi e i teatri sono l’affresco di una Manhattan lontanissima. E sempre sottotraccia c’è la Roma papalina: «Fare da modello per gli artisti permette di guadagnare un po’ di scudi a parecchi romani, uomini e donne, anche bambini e bambine. E sotto le leggi dello Stato pontificio, gli uomini possono posare anche nudi. Pittori e scultori li vanno a cercare sugli scalini di Trinità di Monti (…). Belle contadine con incantevoli bambini scuri, ragazzi montanari con i capelli lunghi, giovani uomini con le barbe nere e vecchi con la testa bianca, ragazze civettuole con gli occhi lampeggianti e vestiti raffinati».

I candidati modelli chiacchierano amichevolmente fra di loro ma quando avvistano uno dei loro possibili committenti si mettono in posa. È un libro sull’emancipazione, sulla libertà sessuale, ma anche un affresco che difficilmente troverete di due città così diverse come Roma e New York.

Nicola Porro, Il Giornale 9 ottobre 2022