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Quando l’obbligo vaccinale portò alla rivolta

Nel 1904 a Rio de Janeiro il governo decise di imporre il vaccino. Scoppiò la rivolta

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Nel sito Renovatio21.com un articolo del 1° ottobre mi ha incuriosito. Racconta che c’è stata, in passato, una vaccinazione obbligatoria che ha provocato una vera e propria rivolta. Nel 1904, in un tempo in cui i «media» erano solo i giornali e molti non sapevano neppure leggerli. A Rio de Janeiro, Brasile, un governo composto in larga parte di massoni, à la française, aveva deciso, in nome della Scienza, di vaccinare il popolo. Contro il vaiolo, cosa buona e giusta. Ma era un obbligo di legge e gli inoculati dovevano certificarlo tramite notaio, pena non poter lavorare, viaggiare, trovare alloggio, frequentare la scuola e perfino sposarsi. Multe ai trasgressori.

E il 10 novembre la grande capitale brasiliana eresse barricate, attaccò la polizia, distrusse tutto il distruggibile in stile Black Lives Matter. E continuò fino al 16. Una settimana di fuoco scontri, morti e feriti. Devastazioni. In Brasile la si ricorda come a Revolta da Vacina e, presumibilmente, di questi tempi non viene evocata più di tanto. Il governo dovette far intervenire l’esercito e perfino la marina militare, le cui navi ebbero ordine di puntare i cannoni sulla città. Nello stesso giorno in cui fu decretato lo stato d’assedio, però, il vaccino cessò di essere obbligatorio. E la rivolta rientrò pacificamente. Bilancio, un migliaio di arresti, trenta morti, centodieci feriti, qualche centinaio di deportati. Condanne, solo a quelli con precedenti penali.

C’è anche da dire che, com’era costume in Sudamerica, il governo aveva scoperto che qualcuno aveva pensato, nel frattempo, a un golpe militare, ma aveva dovuto rimandare tutto proprio a causa della rivolta. Dunque, paradossalmente la rivolta salvò l’assetto di potere. Il quale, però, fece tesoro: non fosse mai che, approfittando del disordine, a qualcun altro venisse in mente qualche scherzo. La rivolta, in effetti, fu proprio spontanea e popolare, anche perché la vaccinazione veniva effettuata in modo coatto: gli inoculatori, scortati dalla polizia, entravano nelle case e costringevano tutti i presenti, donne comprese, a porgere il braccio nudo. Il che, dato l’abbigliamento femminile di quei tempi, abbottonato fino al mento, costringeva le donne a una mezza svestizione davanti a sconosciuti. I rivoltosi si erano costituiti in «Lega contro il vaccino obbligatorio» e sfilavano inneggiando all’unico giornale che li appoggiasse, o Correio da Manhã, essendo gli altri tutti filo-governativi (e non solo per ideologia).

Tutto quello che apparteneva o faceva capo in qualche modo al governo veniva attaccato e possibilmente distrutto. Nessun esponente politico poteva mettere il naso fuori, pena sassaiole. Anche la Guardia Civil si schierò col popolo, e finì in scontri a fuoco coi soldati. Questi ultimi rastrellarono le favelas e, per sicurezza, le spianarono. Quando arrivarono le cannoniere, le famiglie sfollarono fuori città per timore delle cannonate. Ma non ci fu bisogno di arrivare a tanto. Il governo, giudiziosamente, ritirò l’obbligo vaccinale e tornò la calma. Volete sapere se i cariocas andarono allora a farsi vaccinare liberamente? Suppongo di sì, visto che oggi Rio de Janeiro conta quasi sette milioni di abitanti.

Rino Cammilleri, 22 dicembre 2021