Quei subumani che insultano gli ebrei mi fanno schifo

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aggredita famiglia di ebrei

Ieri è successa questa cosa indegna: un signore e un bambino, entrambi ebrei, vanno all’autogrill e trovano dei subumani che iniziano a urlare, a insultarli, ad aggredirli. Quelli non sono né nazisti né fascisti. Sono dei pezzi subumani.

Io quelli lì vorrei prenderli tutti quanti e non ve lo dico cosa vorrei prenderli a fare. Uno per uno. Perché è la massa che fa schifo, è il branco che stupra. Io quei subumani che si sono messi tutti insieme a insultare i due ebrei li metto al livello del branco che stupra una ragazza.

Certo: lo stupro una cosa violentissima, ma quando li vedo urlare contro gli ebrei (ma anche contro gli zingari, i terroni, i rumeni, gli albanesi) mi viene da pensare che facciano veramente schifo. Con l’aggravante che questi si riempiono la bocca di libertà e aiuti ai più deboli. Fanno schifo.

Ma l’altra cosa che mi stupisce è che, come sempre avviene in questi casi, non c’è neanche uno coraggioso, non c’è nessuno che ha detto a questi qui ma come vi permettete di insultarli, come vi permettete, antisemiti ignoranti. Non c’era nessuno che osasse reagire.

dalla Zuppa di Porro del 29 luglio 2025


 

Aggiornamento della notizia

L’aggressione è avvenuta il 28 luglio 2025 in un’area di sosta della Milano-Laghi, nei pressi di Lainate. Padre e figlio, turisti francesi di religione ebraica, sono stati presi di mira da un gruppo di persone per il loro abbigliamento che includeva la kippah, copricapo tradizionale. «Assassini, tornate a casa vostra», avrebbe urlato qualcuno. Gli insulti si sarebbero poi trasformati in violenza fisica. Secondo quanto riportato, l’uomo è stato spintonato, buttato a terra e preso a calci. Durante l’aggressione, il figlio di sei anni è rimasto in disparte, impaurito. L’intera scena è stata parzialmente filmata dalla vittima con il proprio telefono cellulare.

Le indagini e l’accusa di odio razziale

La Digos di Milano sta indagando sull’episodio, analizzando i video girati dalla vittima e le registrazioni delle telecamere di sicurezza presenti nell’autogrill. Le testimonianze raccolte verranno incluse in una relazione destinata al procuratore di Milano, Marcello Viola. La Procura ha aperto un fascicolo sull’accaduto con l’ipotesi di reato di percosse aggravate dall’odio razziale. Fra i dettagli emersi, le persone coinvolte avrebbero chiesto insistentemente al turista di cancellare il video. Davanti al rifiuto dell’uomo, gli insulti e le minacce si sono intensificati, culminando nell’aggressione.

Reazioni dell’opinione pubblica e del mondo politico

L’episodio ha suscitato indignazione trasversale, sia da parte delle istituzioni che della società civile. Ignazio La Russa, Presidente del Senato, ha definito l’aggressione «inaccettabile». Giovanni Donzelli di Fratelli d’Italia l’ha giudicata «grave e inquietante», mentre Carlo Calenda di Azione l’ha paragonata al razzismo degli anni ‘30. Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha espresso preoccupazione per il crescente clima di intolleranza: «È terribile se basta avere una kippah per farsi aggredire».

Parallelamente, il rabbino capo di Milano, Alfonso Arbib, ha sottolineato il generale aumento dell’antisemitismo negli ultimi anni, con episodi di violenze e scritte offensive che si verificano con sempre maggiore frequenza in città.

Il racconto del diretto interessato

La vittima ha raccontato che gli insulti sono iniziati già nel parcheggio dell’area di sosta. «Mi sono rifugiato in bagno con mio figlio. Quando siamo usciti, c’erano una ventina di persone che mi aspettavano. Mi hanno spinto a terra e preso a calci come animali», ha dichiarato. L’uomo, residente a Parigi, si trovava in Italia per visitare la figlia, sposata con un italiano e incinta. In seguito all’incidente, il genero italiano del turista ha evidenziato un aspetto preoccupante: «In Italia si è meno prudenti nel manifestare atteggiamenti aggressivi verso gli ebrei. Ormai devo nascondere la mia kippah sotto un berretto per evitare problemi».

Le voci delle comunità ebraiche

Davide Romano, direttore del museo della Brigata Ebraica di Milano, ha invitato il mondo politico a riflettere sull’effetto di certi slogan, che potrebbero fomentare un clima di odio. A questo si è aggiunta Noemi Di Segni, Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, che ha denunciato il carattere virale di simili manifestazioni di antisemitismo e il rischio per la libertà individuale.

Anche la Comunità di Sant’Egidio ha preso posizione, condannando l’episodio come «vergognoso e inaccettabile». Nella loro dichiarazione, hanno ribadito che «antisemitismo e solidarietà verso i civili di Gaza sono due concetti distinti e non possono giustificare atti di violenza ingiustificati».

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