Qui al Bar siamo moderatamente filosofici, ma con discrezione e quasi con distacco, senza montarci la testa: avevamo capito, all’inizio dell’estate, che il fenomeno dei maturandi petalosi che pretendevano, ottenendola, la promozione facendo scema muta come opposizione al merito, al capitalismo, al governo, al patriarcato, non si sarebbe esaurita in una patetica sfilata di bamboccioni/e viziati/e, ma avrebbe preso piede dilatandosi ad altri ambiti, ad altre ambizioni.
Difatti prima il frignone che, preso come animatore turistico in Romagna, neanche ci provava, mollava subito denunciando su TikTok “le condizioni insostenibili” per cui finire, sperava, alla Festa dell’Unit* (Fiorello, spiegagli tu come si costruisce una carriera partendo dai villaggi vacanze). Poi il no ponte, che è una professione, di Messina che in un turbine di pose e di sbraitamenti da infante cui cambiano il costumino dopo il bagnetto, si scava il minutino di celebrità, agevolato, purtroppo, dallo stesso Salvini che, quanto a mosse incaute, non lo batte nessuno.
Come a dire: da senza voglia di studiare a senza voglia di lavorare a senza voglia di intraprendere. Un percorso di vita nel segno dell’assistenzialismo parassitario di sinistra (ma disgraziatamente anche di destra, come è sempre più chiaro: il merito è un ministero, non una virtù). Questi fancazzari vanitosi hanno alcuni tratti in comune: la petulanza, la viltà civile e sociale, quel non sapersi, non volersi mai mettere alla prova su niente, ma pretendendo tutto; soprattutto la faccia, occhi spenti ma avidi, tratti bambocciosi ma fondamentalmente insopportabili, l’espressione non tanto sveglia, da candidati al fallimento esistenziale.
A Milano il tipo umano così è affettuosamente definito “un pirla”, e Beppe Viola con Enzo Jannacci dalla loro base del bar Gattullo avevano concepito un immaginario “Ufficio facce” cui associarli. Ecco, noi ormai rigurgitiamo di facce da ufficio che però non vanno in ufficio, e neanche in cantiere, a scuola, al villaggio vacanze. Al massimo bivaccano qui al Bar, e a me vien sempre da correggergli il caffettino bio ecologico sostenibile col guttalax. Chissà se c’è ancora, a proposito. Come diceva Severino Cicerchia, la cui arte non stiamo qui a rievocare, tanto chi lo ricorda lo ricorda, gli altri son troppo giovani, al cugino Artemio, ragazzo di campagna: “Ohè, ma lo sai che c’hai la faccia da pirla?”.
Il Barista, 20 agosto 2025
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