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Quelli che non riescono a dire “islamico”

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Sono quattro, maledettissime sillabe. Ma non riescono proprio a dirle. Da anni, è una radicata ritrosia fonetico-ideologica. E non ce la fanno neanche oggi, neanche davanti a quei corpi devastati nella chiesa di Notre-Dame a Nizza. La donna decapitata, il sacrestano sgozzato, l’altra donna che finisce la sua agonia in un bar dove aveva inutilmente cercato rifugio.

Matrice ignorata

Le quattro sillabe dannate sono le seguenti: I-SLA-MI-CO. Non paiono suoni e significati secondari nella cronaca odierna, visto che l’accoltellatore, il decapitatore, lo sgozzatore, il terrorista ha compiute le proprie codarde gesta urlando ininterrottamente “Allah Akbar!” (non ha smesso nemmeno quando la polizia francese l’ha arrestato, dopo averlo ferito).

Quindi, senza aggiungervi un grammo di commento, il riepilogo tautologico della notizia sarebbe: quattro cittadini francesi, cristiani di cultura e molto probabilmente anche di fede, visto che si trovavano in una chiesa, sono caduti vittime di un attentato terrorista ISLAMICO. Ed è il carnefice stesso, che ci ha tenuto a chiarirlo: stava massacrando infedeli in nome di Allah.

Delirio politicamente corretto

Niente da fare, anche questo grado zero del racconto, questo pedissequo attenersi ai fatti, è troppo, per il Politicamente Corretto che ha sequestrato la nostra pubblica opinione (facendo oggettivamente gli interessi di chi non vorrebbe più né esistesse una, gli sgozzatori medesimi). Prendiamo le maggiori cariche istituzionali e governative che hanno voluto manifestare la nostra vicinanza ai dirimpettai d’Oltralpe. Iniziamo da Luigi Di Maio, ministro degli Esteri per meriti acquisti sul campo (nel senso di stadio San Paolo, ramo bibite&snack). “L’Italia esprime profondo cordoglio per il barbaro attentato di #Nizza. Siamo vicini al popolo francese e al dolore delle famiglie delle vittime. L’Italia ripudia ogni estremismo e resta al fianco della Francia nella lotta contro il terrorismo e ogni radicalismo violento”.

Sì, ma come avrebbe detto un praticante giornalista in era pre-politically correct, “chi?”. Quale tipo di terrorismo, chi è il soggetto in questione, di cosa diavolo stiamo parlando, rispondiamo almeno alla prima delle mitologiche “5 W”… Niente, il ministro già noto per aver collocato la Russia nel Mediterrraneo ci lascia col dubbio.

Ecco poi il presidente del Consiglio Conte che, nei marosi della propria logorrea erudita, si perde proprio quella parola lì. “Il vile attacco che si è consumato a Nizza non scalfisce il fronte comune a difesa dei valori di libertà e pace. Le nostre certezze sono più forti di fanatismo, odio e terrore. Ci stringiamo ai familiari delle vittime e ai nostri fratelli francesi. Nous Sommes Unis!”. Mais oui, et aussi réticents. “Libertà e pace”, poi, è un capolavoro di ignavia che retrospettivamente fa sembrare Chamberlain il fratello più duro di Churchill: non c’è pace, nelle strade di Francia e d’Occidente, c’è il sangue che scorre, e coloro che lo versano hanno nel mirino proprio la nostra libertà. Quindi l’unica sarebbe combattere, ma di fronte a Monsieur Pochette ritiriamo la proposta, che ci scappa da ridere.

Ipocrisia istituzioni

Mattarella, però, contiamo sull’inappuntabile presidente Mattarella. Il quale spedisce questo telegramma di solidarietà a Macron: “Appresa la terribile notizia della barbara uccisione di cittadini inermi a Nizza, desidero porgere a Lei, alle famiglie delle vittime e a tutti i cittadini francesi le espressioni della vicinanza e del profondo cordoglio della Repubblica Italiana. Nel condannare quest’ulteriore, deplorevole gesto di violenza, manteniamo ferma la determinazione nel contrastare il fanatismo di qualsivoglia matrice, a difesa di quei principi di tolleranza che costituiscono il tessuto connettivo delle nostre società democratiche”.