Ma davvero vi sorprende? Davvero il Corriere vuol farci credere che “fino a quel momento” la piazza era stata pacifica e che solo un gruppetto di “manifestanti vestiti di nero” ha scatenato la guerriglia a Milano? Balle. Intanto perché i cortei hanno anche bloccato la tangenziale a Roma, le autostrade a Bologna e i treni a Torino con conseguenze terribili sulla vita degli italiani e nessun effetto sulla situazione nella Striscia di Gaza. E poi perché l’assedio dei Pro Pal agli agenti, le vetrine spaccate in Stazione Centrale, i turisti rinchiusi nello scalo o costretti a fuggire con le valigie in mano, non sono “un caso”. Sono un ritornello stantio.
Fingere di non ricordare è da sciocchi. Forse da vili. Vi siete dimenticati che nell’ottobre del 2024, un anno fa, la manifestazione Pro-Pal, a Roma, finì allo stesso identico modo? Vi siete dimenticati che qualcuno sradicò un cartello stradale per lanciarlo contro i poliziotti? Vi siete dimenticati i No Global, i No Tav, i No Expo e i centri sociali che in larga parte sono ispiratori (se non gli stessi soggetti) delle violenze odierne? Ed è inutile che Sala rivendichi che “in queste settimane si sono succedute a Milano manifestazioni molto partecipate a difesa della causa Palestinese, sempre in maniera pacifica”. Intanto perché altri scontri si sono verificati solo cinque giorni fa. E poi perché se è vero che non tutti i cortei Pro Pal finiscono in rissa, è altrettanto vero che il 99% degli scontri di piazza avviene quando di mezzo ci sono studenti per Gaza, antagonisti e compagnia cantante.
Nessuno mette in dubbio il diritto dei Pro Pal di contestare Israele, di criticare il governo Meloni, di chiedere a Leonardo di non vendere armi o agli Usa di non sostenere più le politiche di Bibi Netanyahu. Nessuno mette in dubbio nemmeno la facoltà, se proprio non si trova modo migliore per spiegare le proprie ragioni, di bruciare la bandiera europea e quella americana. Ma perché prendersela con gli agenti? Perché tirare loro addosso catene, pietre e impalcature? Perché devastare la vetrina della Stazione Centrale, impedire ai turisti di godersi la città, costringere i commercianti ad abbassare le saracinesche, sradicare fioriere, incendiare cassonetti? Non è “vandalismo”, caro Sala: è la violenza degli anti violenti. È la guerra dei pacifisti in corteo per la pace. Per usare la retorica che tanto vi piace: violenza fascista, ma degli antifascisti.
Guardate per esempio quel cretino che con un palo distrugge la vetrata. Dico: guardatelo qui sopra. Il dramma non sta tanto nel danno che noi contribuenti dovremo riparare, pagare di tasca nostra l’incapacità di certi (di tanti, a dire il vero) di urlare le proprie convinzioni senza per forza occupare, distruggere, assaltare. Il dramma è che quel cretino e i suoi sodali, un giorno sì e l’altro pure, vengono a spiegarci cos’è la democrazia, che il governo Meloni sta instaurando una democratura, che Charlie Kirk era un fascista, che Salvini è un razzista, che se non denunciamo il “genocidio” siamo complici, che la violenza fascista va fermata, w la pace, mettete i fiori nei vostri cannoni. E tutti ad applaudire, intellettuali e giornali compresi.
Le immagini di oggi invece ci dimostrano – se davvero ce n’era il bisogno – tutta la differenza tra chi la democrazia la vive senza urlare e chi la sventola a parole senza praticarla. O praticando il suo esatto opposto. La differenza, per dire, tra chi reagisce alla morte di Kirk con una funzione educata, ma partecipata, e chi non sa far altro che menare le mani. Tutta la differenza. Noi. E loro.
Giuseppe De Lorenzo, 22 settembre 2025
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