A Gaza la guerra è sospesa da settimane ma non si spegne la sete di potere dei miliziani di Hamas, i quali si dimostrano sempre più vendicativi nei confronti della popolazione palestinese e continuano imperterriti ad inscenare delle ridicole pantomime nel tentativo di far credere all’Occidente e a Israele di rispettare gli accordi dell’armistizio, sia dicendosi estranei relativamente alle violenze che li vedono coinvolti, sia in merito alla restituzione delle salme degli ostaggi israeliani rapiti il 7 ottobre e uccisi nella Striscia.
Infatti, guardando un video ripreso tramite drone e condiviso dall’IDF per sbugiardare i jihadisti, si vede come Hamas riesce a simulare il ritrovamento di un ostaggio utilizzando in realtà il corpo di una persona già restituita in precedenza e custodita all’interno di un edificio, quindi non sepolta.
Nel filmato, si vedono tre uomini vestiti in abiti civili ma con il volto coperto che dall’interno di un palazzo estraggono un sacco bianco con all’interno dei resti umani. I tre portano poi il sacco all’esterno, lo depongono in una grande buca davanti all’edificio dove si trovava in precedenza e lo ricoprono con la terra.
Successivamente, una scavatrice aggiunge meticolosamente altra terra fino a seppellire quasi completamente il corpo.
Poco dopo, sul luogo arrivano miliziani di Hamas in uniforme e rappresentanti della Croce Rossa. Il gruppo si avvicina al punto di sepoltura, dove dal cumulo di sabbia spunta un lembo del sacco bianco, lasciata appositamente visibile.
Il corpo viene quindi riesumato e consegnato dalla Croce Rossa all’esercito israeliano, che lo ha portato ai medici legali per l’identificazione.
L’esame ha rivelato che si trattava dei resti di Ofir Tzarfati, un giovane sequestrato durante il Nova Festival, dove stava peraltro festeggiando il compleanno, ucciso durante la prigionia a Gaza. I suoi resti (o la maggior parte di essi, evidentemente) però erano già stati recuperati dall’esercito israeliano nel dicembre di due anni fa. Hamas ha quindi manipolato le circostanze del ritrovamento, cercando di far apparire come recente una scoperta già avvenuta, e dimostrando come in realtà non stia localizzando e restituendo i cadaveri come precedentemente promesso per raggiungere la tregua.
Nel frattempo però, giorno dopo giorno, l’organizzazione terroristica torna a prosperare, cavalca il vittimismo, ritorna per le strada imponendosi come unica forma di potere. Tanto che persino Abu Mazen, Presidente palestinese, la scorsa settimana ha preso le distanze e ha invitato i jihadisti a lasciare le armi come da accordi per l’armistizio. Ciò non sta succedendo: Hamas non sta collaborando, contravvenendo al piano di pace. Sta prendendo tempo e sta continuando a sfornare materiale strappalacrime così da far sentire l’Occidente e i suoi alleati nel torto. E ci riesce benissimo.
Eppure parte del Governo israeliano inizia sempre più a fare pressioni verso Netanyahu affinché i Jihadisti davvero restituiscano i corpi e poi si disgreghino come avevano assicurato. E se il Primo Ministro israeliano avrà la percezione o peggio la certezza di star avallando la ricostituzione di Hamas, si può avere una discreta sicurezza del fatto che non lesinerà ad intervenire nuovamente militarmente, con tutte le nefaste conseguenze del caso per il popolo di Gaza.
In sintesi, i Palestinesi sono ad ora stritolati dalle forze jihadiste che nonostante tante promesse continuano a perdere tempo, fingono, restituiscono cadaveri non corrispondenti a quelli promessi, organizzano veri e propri set cinematografici al fine di indignare l’Occidente. E questo potrebbe inevitabilmente riportare la Guerra a Gaza.
Alessandro Bonelli, 30 ottobre 2025
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