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Questo video dal ‘No Meloni Day’ vi farà sbellicare dal ridere (o piangere)

Son loro il nostro futuro? Andiamo bene. Questo è ciò che succede quando il tuo unico mezzo di informazione è Instagram

no meloni day ragazzi
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Le solite storie del venerdì. Se non sono i sindacati, sono i collettivi degli studenti. Se non sono i collettivi, sono i sindacati. Se è un venerdì di ponte, sono entrambi.

Così, anche lo scorso venerdì, in diverse piazze italiane, cortei di studenti in protesta contro il governo si sono distinti per i loro slogan e le loro idee. A Roma, la folla che avrebbe fatto meglio a rimanere in classe e studiare (a giudicare dalla propria linea contenutistica) si è trascinata fino alla sede del Ministero dell’Istruzione, al grido di “No Meloni Day”, come se bastasse urlare per minare le fondamenta di un Governo solido (e democraticamente scelto dalla maggioranza degli elettori). Il gregge, abbastanza numeroso ma confuso, ha riempito le strade con proclami altisonanti: “Non abbiamo intenzione di fermarci”, “Siamo in piazza contro l’autoritarismo del Governo”, “No allo sfascio della scuola”. Dichiarazioni ripetute acriticamente, le solite baggianate distanti anni luce da un pensiero realmente sviluppato. Secondo loro, “Il futuro degli studenti è messo a rischio”, non si capisce né il come né il perché di questa affermazione; cosi, come di consueto, la protesta è sembrata più una scusa per fare un giretto in piazza che una proposta concreta, un’altra giornata di bandiere rosse e megafoni destinata a svanire senza lasciare traccia.

Fortunatamente, diverse testate giornalistiche sono scese per le strade a raccogliere le voci dei rappresentanti degli studenti in protesta; fortunatamente perché queste interviste si rivelano un eccezionale contenuto ludico. Andiamo nel dettaglio, citando qualche grande massima dei protagonisti.

Una ragazza si palesa dinanzi ai microfoni dei giornalisti: “Protestiamo contro il genocidio (?) contro la finanziaria di guerra che va a togliere sempre più soldi alle spese sociali come le scuole e le università”. Pensiero raffinatissimo. Peccato che il mondo attuale è pieno di insidie e tocca pararsi sempre il fondoschiena, in modo tale da assicurare a te e soci di poter andare in università tranquilli. Se avessi evitato di saltare Storia venerdì mattina forse saresti stata più vicina a comprendere che dirsi pacifisti e contrari al riarmo è il modo più semplice per portarsi la guerra dentro casa. Ma andiamo avanti.

“Siamo contro il ddl bavaglio che vuole equiparare antisemitismo e antisionismo”. Gentile ragazza, “sionismo” significa riconoscere che lo Stato di Israele abbia diritto ad esistere. Se ti dici a favore dell’autodeterminazione di tutti i Popoli ma ne discrimini solo uno, sostenendo che non debba esistere, non sei solo antisionista ma sei anche, inevitabilmente, antisemita. Il sillogismo è molto semplice. La ragazza chiude l’intervento con un cavallo di battaglia sempreverde: “Vogliamo il diritto allo Studio”. Esiste già, grazie al cielo. Altro?

Sì, arriva un ragazzo ad esprimere la sua opinione. In questo caso è importante riportare l’intervista per intero, perché fare un riassunto o una parafrasi è davvero difficile: “Siamo scesi in piazza oggi… Ehm… Soprattutto contro l’autoritarismo continuo del governo che oltre ad essere complice del genocidio in Palestina continua continuamente a… Ehm… Mettere bavagli alle università… A… A volerle trasformare secondo un loro… Progetto… Eh… Che tende alle idee di estrema destra, come anche… Il fatto che vogliono (silenzio di 5 secondi, ndr) in tutti i modi… Ehm… Mettere un bavaglio anche ai magistrati… Con la separazione delle carriere…”.

Questo è ciò che succede quando il tuo unico mezzo di informazione è Instagram, c’è poco da fare.

Per ultimo, dulcis in fundo, un ragazzo con la kefiah: “Sono contro la propaganda nelle scuole a favore di Israele”. Ma dove, di grazia? In che universo, considerato che qualsiasi attività di divulgazione o qualsiasi conferenza imparziale e oggettiva sul conflitto Israele palestinese viene ostracizzata dai collettivi perché bollata di sionismo?

In sintesi, per l’ennesima volta, queste proteste ci insegnano che una buona fetta di giovani studenti davvero non ha la più pallida idea di quello che accade nel mondo, di come si svolgono i processi democratici, di cosa davvero significhi minaccia alla democrazia, di cosa sia il sionismo, del perché del conflitto palestinese. Nulla, il nulla cosmico, un vuoto pneumatico pressato all’inverosimile e sceso in piazza a vomitare slogan senza senso. L’ennesima tragicommedia.

Alessandro Bonelli, 17 novembre 2025

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