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Quota 100, Draghi umilia la Lega

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di Paolo Becchi e Giuseppe Palma

Il 19 ottobre il governo ha approvato il Documento Programmatico di Bilancio, prontamente spedito a Bruxelles per eventuali osservazioni. Il nodo cruciale è “Quota100”, vale a dire 62 anni di età e 38 di contributi per poter andare in pensione, misura voluta dalla Lega quand’era nel governo giallo-verde e che il successivo governo giallo-rosso ha limitato alla scadenza del 31 dicembre 2021. Se la misura non fosse prorogata, o se non intervenisse una nuova riforma entro la fine dell’anno, dal 1° gennaio 2022 ritorna la Legge Fornero.

Al momento il Documento Programmatico non offre una soluzione in quanto ci sono sul tavolo diverse ipotesi, ma entro la fine del 2021 bisogna necessariamente prendere una decisione. Il Consiglio dei ministri, per bocca del Ministro dell’economia Franco (che ovviamente parla per conto del premier), ha avanzato un’ipotesi: Quota102 nel 2022 e Quota 104 a partire dal 2024, una sorta di mini-Fornero. Proposta sulla quale la Lega ha espresso col Ministro dello sviluppo economico Giorgetti una “riserva politica”, lasciando quindi in sospeso la voce pensionistica.

Provocazione a Salvini

Le elezioni amministrative hanno segnato una battuta di arresto per la Lega e per tutto il centrodestra, soprattutto perché non ha saputo convincere una marea di astensioni: oltre il 50% degli aventi diritto ha disertato le urne, cioè il popolo invisibile di pensionati, lavoratori ultrasessantenni, disoccupati e partite Iva che nutriva e ora non nutre più fiducia nell’offerta politica del centrodestra. E ora Draghi cerca di dare a Salvini il colpo di grazia con una vera e propria provocazione.

Draghi anti Lega

Nel Documento Programmatico di Bilancio inviato a Bruxelles c’è 1 miliardo di euro in più per il Reddito di cittadinanza, misura voluta dal M5S ma da sempre contrastata da Pd e Italia Viva, anche se il Pd sono ormai due anni che l’ha fatta propria pur di stare al governo. La Lega la votò nel 2018 (governo Conte I) nell’ottica del contratto di governo giallo-verde, e in cambio ottenne Quota100, misura che faceva peraltro anche parte del programma di governo pentastellato. Dopo la parentesi del Conte II, ora Lega e M5S sono di nuovo insieme al governo in un esecutivo istituzionale formato da tutti i gruppi parlamentari tranne Fratelli d’Italia. Invece di fare da primus inter pares, il presidente del Consiglio gioca palesemente a favore di due delle coalizioni in campo: Pd e M5S.