Cronaca

“Ramy, auto troppo vicina allo scooter”? Non era un incidente, era un inseguimento

I pm valutano il processo per il militare per omicidio stradale: non avrebbe rispettato la distanza di sicurezza dal TMax

ramy carabinieri © gabrieletamborrelli tramite Canva.com
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Apprendo dalla stampa che, per la morte di Ramy Elgaml, sarebbe indagato per omicidio stradale anche il carabiniere che ha condotto l’auto di servizio impegnata nell’inseguimento e che gli si contesterebbe il mancato rispetto della distanza di sicurezza: 1,5 metri tra la Giulietta e lo scooter, anziché i 13-17 presuntivamente necessari per frenare. Non conosco gli atti processuali, dunque non posso valutare nel merito le motivazioni giuridiche né contesto l’indagine in sé (effettivamente un atto dovuto, a garanzia degli stessi operanti). Tuttavia, mi pare che il ragionamento rilanciato dai media dovrebbe valere nei manuali di scuola guida, non per un’azione di polizia.

Non si parla di una coda al semaforo, ma di uno scooter in fuga a 120 km all’ora in città, contromano, tra le auto e i passanti, e c’è un equipaggio dei Carabinieri che – come previsto dall’articolo 53 del codice penale – ha il dovere di fermarlo. Anche con l’uso della forza.

Che un obbligo di servizio venga giudicato con il metro degli incidenti stradali appare singolare. L’art. 53 c.p. autorizza, anzi impone, al pubblico ufficiale di usare i mezzi di coazione fisica necessari per vincere una resistenza, e la fuga lo è a pieno titolo. Considerare quell’intervento con il solo parametro del codice della strada significa ignorare lo scopo dell’azione di polizia, altamente rischiosa anche per gli operanti, che è la repressione del crimine.

Quel metro e mezzo di distanza sarebbe pericoloso in un normale traffico urbano, ma, in un inseguimento, è l’unico modo per costringere chi fugge alla resa, eventualmente anche con uno speronamento. Diventa troppo facile delinquere in Italia se perfino un inseguimento dev’essere condotto a 15 metri di distanza per evitare ogni rischio a chi scappa. Delinquere dovrebbe essere un lavoro pericoloso, come sanno tutti i malviventi del mondo. Invece, sta diventando pericoloso reprimere i reati.

Se si afferma questa la linea interpretativa, ogni carabiniere, già peraltro sottopagato rispetto al rischio cui si espone, ci penserà due volte prima di inseguire un fuggitivo. Non per paura del malvivente, ma per timore di finire in carcere o di dover risarcire chi ha violato la legge.

Giorgio Carta, 4 luglio 2025

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