La parola decisiva, questa volta, non sarebbe “sospensione”. E nemmeno “licenziamento”. Sarebbe molto più semplice: sostituzione. Secondo quanto scrive Dagospia, martedì potrebbe arrivare la svolta nel lungo caso Sigfrido Ranucci: l’amministratore delegato della Rai Giampaolo Rossi sarebbe pronto a comunicare al giornalista che la prossima stagione di Report avrà un altro conduttore.
Niente cacciata dalla Rai, dunque. Niente stipendio tagliato, niente perdita del ruolo di vicedirettore. Ranucci resterebbe dipendente del servizio pubblico e verrebbe destinato ad altri incarichi compatibili con il suo livello professionale. Ed è proprio questo il punto che rischia di rendere la vicenda molto meno cinematografica di come è stata raccontata nelle ultime settimane: se l’indiscrezione fosse confermata, Viale Mazzini sceglierebbe la strada editoriale, non quella disciplinare. In altre parole, Report resta, Ranucci resta in Rai, ma le due strade potrebbero separarsi.
Per il momento, va precisato, non esiste ancora una comunicazione ufficiale dell’azienda. Soltanto pochi giorni fa diverse fonti Rai riferivano all’Ansa che Ranucci continuava a lavorare al nuovo ciclo della trasmissione e che l’ipotesi di un passo indietro non risultava ancora formalmente sul tavolo. Ma nel frattempo la parola “sostituzione” ha cominciato a circolare con sempre maggiore insistenza nei corridoi di Viale Mazzini. Anche fonti sentite dal Giornale escludevano una sospensione vera e propria, confermando però che il futuro della conduzione era oggetto di valutazione.
C’è anche un dettaglio di calendario da sistemare: Report, secondo la comunicazione ufficiale della Rai, tornerà a novembre, non a ottobre. La Direzione Approfondimento, quando a luglio decise di sospendere cautelativamente le repliche estive, assicurò infatti che la nuova stagione sarebbe regolarmente partita nel mese di novembre. Fonti Ansa hanno poi indicato la data dell’8 novembre.
Tutto ruota, ovviamente, attorno alle verifiche interne aperte dopo l’esplosione dell’affaire Valter Lavitola. Il Comitato etico Rai ha già consegnato all’ad Rossi la propria relazione, destinata a rimanere secretata. E qui conviene distinguere i fatti dalle tifoserie: quella relazione non produce automaticamente la sostituzione di Ranucci. La scelta di chi conduce Report resta una decisione editoriale dell’azienda. Dagospia aveva inoltre riferito nei giorni scorsi di un supplemento di approfondimento voluto dai vertici Rai proprio per evitare che un eventuale provvedimento potesse trasformarsi nel remake del caso Santoro, con una lunga battaglia davanti ai giudici e il rischio di un clamoroso boomerang per Viale Mazzini.
Ranucci, da parte sua, non sembra intenzionato a fare un passo indietro volontario. A Lavarone ha risposto con una frase tanto asciutta quanto significativa alla domanda sulla sua possibile sostituzione: “L’azienda può fare quello che vuole, è l’azienda”. E ha aggiunto: “Solo chi non mi conosce pensa che io possa mollare”. Il suo avvocato Roberto De Vita ha invece alzato parecchio il livello dello scontro, sostenendo che qualsiasi iniziativa della Rai assunta in questa fase sarebbe “inevitabilmente inquinata dalle falsità” circolate sul caso e rischierebbe di trasformarsi nella “punizione della vittima”.
Perché un punto deve restare fermo e lo ribadiamo ancora una volta. Sul piano giudiziario Ranucci è la vittima dell’attentato del 16 ottobre 2025. Lavitola ha ammesso davanti al gip di esserne stato il mandante, sostenendo però di aver organizzato l’azione “per il suo bene”, con l’obiettivo di ottenere un rafforzamento della protezione del giornalista. Una spiegazione che il giudice ha giudicato tutt’altro che convincente, definendo le dichiarazioni di Lavitola “fumose, assolutamente generiche e prive di qualsivoglia indicazione concreta suscettibile di riscontro”. L’ex editore è rimasto in carcere.
Il problema per Ranucci, almeno sul versante Rai, è però un altro. Non riguarda un suo coinvolgimento, che gli inquirenti non gli contestano, ma il rapporto con Lavitola emerso dalle carte dell’indagine: le conversazioni, il progetto politico coltivato dal faccendiere, il sondaggio sul quale il giornalista intervenne con alcune modifiche e soprattutto la mail aziendale ricevuta dal direttore dell’Approfondimento Paolo Corsini e successivamente inoltrata a Lavitola. Sono esattamente questi gli elementi sui quali Viale Mazzini ha concentrato le proprie valutazioni. L’Ansa aveva già indicato il passaggio della comunicazione interna a Lavitola tra i nodi presi in considerazione dal Comitato etico.
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Ed è qui che la storia diventa più interessante della solita rappresentazione in bianco e nero. Si può essere vittime di un attentato – e Ranucci lo è – e contemporaneamente essere chiamati dalla propria azienda a rispondere di comportamenti professionali che nulla hanno a che vedere con quell’attentato. Le due cose non si annullano a vicenda. Trasformare ogni verifica interna in un’aggressione alla libertà di stampa sarebbe comodo quanto trasformare le frequentazioni di Ranucci nella prova di chissà quale complotto: in entrambi i casi si salta qualche passaggio.
Adesso resta da vedere se martedì arriverà davvero quella comunicazione anticipata da Dagospia. Perché sarebbe la conclusione del “primo tempo”, non della partita. Ranucci conserverebbe ruolo e stipendio, Report rimarrebbe nel palinsesto e la Rai dovrebbe trovare un nuovo volto capace di prendere in mano una trasmissione identificata da anni quasi completamente con il suo conduttore.
E poi comincerebbe il secondo tempo. Quello probabilmente più rumoroso: avvocati, politica, commissione di Vigilanza, accuse di epurazione e repliche di Viale Mazzini. Con un paradosso già evidente: dopo settimane passate a discutere se la Rai avrebbe “cacciato” Ranucci, la soluzione potrebbe essere assai più prosaica. Non cacciarlo affatto. Semplicemente, togliergli Report.
Massimo Balsamo, 23 agosto 2026
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