Raoul Bova ha depositato un reclamo presso il Garante della Privacy chiedendo di bloccare la diffusione dei suoi messaggi audio condivisi in chat private con Martina Ceretti, modella di 23 anni. La richiesta arriva dopo la pubblicazione di questi messaggi nella trasmissione “Falsissimo” condotta da Fabrizio Corona su YouTube, il 21 luglio. L’obiettivo di Bova è la rimozione dei contenuti da ogni piattaforma e la sanzione degli eventuali responsabili delle violazioni legate alla sua privacy.
Gli audio, resi pubblici da Fabrizio Corona, ex fotografo e conduttore del programma “Falsissimo”, sono diventati virali anche sui social media, giornali e programmi televisivi. Corona sostiene di aver ricevuto questi file da Federico Monzino, 29 anni e pr milanese, che conosceva la modella Martina Ceretti. Monzino afferma che la ragazza gli diede il materiale subito prima di inviarlo a Corona, insieme al suo consenso a inoltrare i messaggi. Tuttavia, Ceretti avrebbe poi cambiato idea, chiedendo la sospensione di ogni divulgazione.
L’esposto e la scelta dell’avvocata Annamaria Bernardini de Pace
Bova ha scelto di farsi assistere dall’avvocato Annamaria Bernardini de Pace, ex suocera e madre dell’ex moglie Chiara Giordano. “Tutta questa storia è comunque una vicenda vergognosa, nella quale Raoul si è comportato da persona per bene, che ha deciso di denunciare anziché pagare come fa la maggior parte dei personaggi famosi allo scopo di difendere il danno reputazionale”, ha detto la legale. “Lui invece ha denunciato nonostante fosse consapevole di questo rischio”. La scelta dell’ex suocera ha ovviamente attirato l’attenzione dei giornali. “Raoul mi ha telefonato spiegando quanto era accaduto e chiedendomi ‘Mi aiuti?’. Così gli ho consigliato intanto un buon penalista, dal quale ha scelto di farsi assistere – ha spiegato De Pace all’Ansa -. Bova e mia figlia non sono più uniti come coppia ma lo sono come genitori. E poi io sono una divorzista, non sono una stron…”. E ancora: “I miei nipoti hanno una nonna che è orgogliosa di quello che ha fatto il loro padre, cioè del fatto che ha denunciato quei ricatti. Del resto non a caso ha interpretato come attore il ruolo del capitano Ultimo per tanti anni”.
Bernardini De Pace ha aiutato Bova nel depositare l’esposto al Garante chiedendo un intervento rapido per fermare la pubblicazione e la condivisione delle conversazioni tra Bova e Ceretti, dettagli che sono diventati oggetto di attenzione pubblica nelle ultime settimane. “Oltre ai ricatti – spiega l’avvocato – nel momento in cui quelle chat e quegli audio sono stati diffusi vengono commessi altri reati, che hanno giustificato il nostro ricorso al Garante”.
La Procura di Roma avvia indagini per tentata estorsione
Nei giorni precedenti la messa in onda della puntata di “Falsissimo”, il 10 e 11 luglio, Bova ha ricevuto diversi messaggi minacciosi da un numero spagnolo, con proposte di bloccare la diffusione di Corona in cambio di “un regalo”. L’attore ha sporto denuncia alla polizia postale e la Procura di Roma ha aperto un’inchiesta per tentata estorsione: sono stati sequestrati i cellulari a Monzino, a Ceretti e a Corona per accertare la filiera della trasmissione degli audio.
La discussione sul consenso e la tutela della privacy
Il nodo centrale della vicenda riguarda il consenso alla diffusione dei messaggi. Mentre Corona ribadisce di aver ricevuto materiale con il benestare di Ceretti e Monzino, la normativa italiana tutela anche chi revoca successivamente un consenso già dato. In questo caso, Ceretti – stando al suo racconto – avrebbe chiesto di bloccare ogni ulteriore pubblicazione quando si è resa conto delle possibili conseguenze sulla sua vita privata. Il Garante dovrà ora verificare se la diffusione degli audio ricade nella violazione dell’articolo 167 del Codice della privacy, che prevede sanzioni anche penali in caso di trattamento illecito di dati personali.
Le frasi pronunciate negli audio, come il termine “occhi spaccanti”, sono state riprese e rilanciate su molti canali: riviste di gossip, trasmissioni televisive, meme sui social, ma anche da società come Ryanair o dal Napoli Calcio che le hanno adattate per fini commerciali. Dopo una minaccia di azione legale da parte dell’attore, alcuni di questi contenuti sono stati rimossi da piattaforme digitali, come TikTok. L’Amministrazione della privacy sta valutando la diffusione e l’uso improprio di questi materiali secondo le tempistiche previste, ovvero entro nove mesi dall’apertura dell’istruttoria.
L’impatto sulla famiglia e il contesto personale
I fatti hanno coinvolto anche la famiglia dell’attore. Bova è padre di quattro figli, due avuti con Chiara Giordano e due con Rocío Muñoz Morales. Il caso ha attirato grande attenzione anche perché i messaggi pubblicati riguarderebbero un presunto tradimento nei confronti di Morales, storica compagna di Bova. Nelle chat agli atti, Bova avrebbe dichiarato di essere single da due anni. Ora il caso resta sotto esame sia da parte del Garante della Privacy sia della Procura di Roma, che dovrà stabilire le responsabilità sulla diffusione e acquisizione degli audio privati.
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