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Reddito di cittadinanza? Impoverisce il Paese

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Il numerino 2,4 ha fatto esplodere uno scontro (a parole sembrerebbe mortale, in realtà è solo curioso) fra le élite globaliste (la grande maggioranza, tutte con il petto in fuori) e le élite sovran-populiste (quattro gatti, con il petto in dentro). Noi apòti (petto glabro), stiamo osservando tutto ciò con un misto di stupore e di divertissement.

Come analista indipendente il 2,4 non l’avevo neppure preso in considerazione: ero focalizzato su un numero che fosse coerente con la campagna elettorale delle prossime europee (2%). Ma nella mia analisi c’è un punto dal quale non posso prescindere: il reddito di cittadinanza. Non si può essere un feroce nemico del Ceo capitalism, del suo modello criminale, dei suoi azionisti-manager focalizzati sul monopolio, di un Occidente supino alla Cina, e accettare questa modalità suicida per i cittadini perbene. Milton Friedman aveva fatto una sintesi definitiva: “Se tu paghi la gente che non lavora e la tassi quando lavora, non essere sorpreso se produci disoccupazione”. La disoccupazione, la precarietà, l’eliminazione dell’ascensore sociale, l’impoverimento della classe media, il sedare la classe povera, stanno riducendo gran parte del paese in un ricovero per zombie. E il governo del cambiamento cosa propone contro queste politiche criminali dei partiti legati alle élite globaliste? Il reddito di cittadinanza. Sono senza parole.

Gli uni e gli altri sul numerino si sono inseguiti con dichiarazioni, reciproci attacchi di panico intellettuali, scritti spazzatura, volgarità varie, con un curioso schema logico: quelli che hanno fatto il debito ieri, se la prendono con quelli che lo vogliono fare domani. I primi lo chiamavano curiosamente flessibilità. Provo a tradurre il termine nel linguaggio comune: inginocchiarsi ai piedi di un Commissario europeo, spesso un bolso eurocrate, che ti autorizza a indebitarti a nome tuo (sic!). Il momento più alto l’abbiamo raggiunto anni fa con il duo Matteo RenziEmma Bonino (mitici rappresentanti di un certo establishment d’antan) che dall’Europa hanno avuto l’autorizzazione a indebitarsi pesantemente a spese nostre (come poi è avvenuto) solo se avessero aperto i porti italiani a tutti i clienti degli scafisti, trovati nel Mediterraneo dalle delle Ong acquatiche. Gli sciagurati l’hanno fatto, hanno così creato la filiera dell’illegalità pelosa. Come ovvio si sono politicamente suicidati, offrendo alla Lega la leadership dei moderati su un piatto d’oro.

Imperdibile la sceneggiata finale degna di un’epoca che fu: quella di Aquarius 2 di questi giorni. Questa nave oceanografica, però di stanza nel Mediterraneo per salvataggi mirati, perde la bandiera di Panama, di colpo diventa una nave pirata (come quella di Pietro l’Olonese). Allora, comandante e ciurma, convinti di essere ancora nel Seicento, costringono quattro grandi potenze (Francia, Spagna, Portogallo, Germania) a spartirsi, non lingotti d’oro, sete, spezie, ma 58 (sic!) poveri disgraziati africani.

Mi pare equo paragonare questa sceneggiata di Emmanuel Macron a quella dal balcone di Palazzo Chigi di Luigi Di Maio. Trovo interessante un Macron che fa una “Manovra per i Ricchi”, Bruxelles lo premia, ma lui precipita nei sondaggi dei cittadini francesi. Mentre Giuseppe Conte fa una “Manovra per i Poveri”, questi rimangono sostanzialmente freddi, ma gli italiani ricchi o colti diventano furibondi. Su come verrà declinata questa legge capiremo lo spessore politico culturale di questa alleanza giallo verde. E la risposta la daranno gli elettori a maggio 2019.

Comunque, quando le élite si comportano da ricattatori cessano di essere élite. Così gli oppositori che al ricatto rispondono con il reddito di cittadinanza cessano di essere uomini liberi.

Riccardo Ruggeri, 1 ottobre 2018