Qui al bar qualche cliente, anziché le peripezie della Flotilla e appena prima di Juve-Milan, questo weekend ha seguito la Leopolda. Lacrimuccia: l’evento che solo una decina d’anni fa era la kermesse più innovativa della politica italiana, oggi appare una specie di rottamazione della rottamazione, benché Matteo Renzi riesca a sopravvivere alle urne impietose e alle zuffe con Carlo Calenda.
Pare che abbia proposto di inserire in Costituzione un tetto alla pressione fiscale: 40%. E ci potremmo persino mettere la firma, vista la situazione attuale e visto che l’ultima riforma costituzionale, voluta dal governo Monti, impose invece il principio del pareggio bilancio, che come preconizzò Antonio Martino votando contro, si sarebbe tradotto solo in un costante aumento delle tasse. Tra un caffè e un cornetto, però, io mi domando dove sia stato Renzi fino ad ora. Avrà mica governato? E quando ha governato, che grande rivoluzione liberale ha portato a compimento? Piuttosto che la drastica sforbiciata alle aliquote Irpef per i giovani che sbandiera adesso, scelse la via della mancetta di 80 euro.
Oggi, il suo programma richiederebbe come minimo una interlocuzione con l’Europa, visto che probabilmente squasserebbe i conti pubblici e farebbe aumentare gli interessi sul debito. A meno che – e ammesso basti – non ci si decida a tagliare drasticamente la spesa. Lui lo fece? No: ce lo ricordiamo quanto durò la fortuna di Carlo Cottarelli. E allora con quale credibilità parla oggi Renzi? Il Vangelo dice che chi è fedele nel poco lo sarà anche nel molto. E chi non lo è stato nel molto? C’è forse speranza che cambi mai?
Il Barista, 6 ottobre 2025
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