
Qui al bar, certe volte, cadiamo dalle nuvole. Ci dicono che il governo approfitta della cronaca nera per imprimere al Paese una svolta autoritaria e reprimere il dissenso. Ci dicono che, con TeleMeloni, prova a orientare l’opinione pubblica. Dopodiché, il comico Andrea Pucci viene sommerso di improperi e, soprattutto, di richieste di “chiarimenti” da parte dei parlamentari del Pd in commissione di Vigilanza Rai. E alla fine, sceglie di rinunciare alla co-conduzione della seconda serata del Festival di Sanremo. La sua colpa sarebbe di essere “omofobo”; in realtà è di essere di destra. Peccato lo avesse chiamato Carlo Conti (noto meloniano?). Addirittura, certi media dei giovani di sinistra danno dei fascisti ai fan dell’attore, rei di risate all’olio di ricino alle sue battute politicamente scorrette.
La sinistra, peraltro, è reduce dalla prova della fiera Più libri più liberi, a Roma, dove, con tanto di appelli di Alessandro Barbero (lo storico censuratore che piange quando viene censurato), ha cercato di mettere al bando lo stand dell’editore (pure lui fascista, ça va sans dire) Passaggio al bosco. In entrambi i casi – Pucci e Passaggio al bosco – i progressisti hanno fatto più pubblicità di quanto discredito abbiano gettato, come fu con il caso Vannacci.
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Stesso risultato hanno ottenuto facendo in modo che fosse negata un’aula parlamentare a un convegno sulla remigrazione con Casapound (al quale un’aula era stata concessa quando presidente della Camera era Laura Boldrini, ma vabbè…). Fateci soltanto capire: questi passano le giornate a cercare gente a cui tappare la bocca e poi sarebbe il governo di destra quello che vuole reprimere il dissenso?
Il Barista, 9 febbraio 2026
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