Cronaca

“Restano i crimini di Israele”: l’incredibile frase dei pm del caso Hannoun

Nove arresti per finanziamenti ad Hamas. Ma Il comunicato di procura e polizia si conclude con una tesi assurda.

hannoun pm
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Vi ricordate quando un pezzo di politica e informazione italiana veniva accusata di rigirare la frittata con la nota frase “e allora i Marò?”. Ecco. Passati diversi anni il ritornello è stato sostituito da un più attuale “e allora Israele?”. Certo: finché a realizzare operazioni dialettiche simili sono politici, ex politici, militanti Pro Pal e navigatori della Flotilla non si stupisce nessuno, neanche se di fronte ai massacri del 7 ottobre i suddetti arrivano a giustificarli come “resistenza” all’invasore israeliano. Ma è incredibile, se non tragicamente patetico, che la scusante “e allora Israele?” debba essere messa nero su bianco da pm e polizia nei comunicati ufficiali che danno conto del clamoroso arresto di 9 persone per finanziamenti ad Hamas nascosti dietro finta beneficenza.

La storia la conoscete, e se non la conoscete potete leggerla dettagliatamente qui. In sintesi: la Procura Antimafia e Antiterrorismo, grazie alla Digos e alla Guardia di Finanza, ha ricostruito i presunti flussi di denaro (oltre 7 milioni di euro) che sarebbero stati raccolti in Italia da diverse organizzazioni Pro Palestina e che, inviati a Gaza e dintorni, sarebbero di fatto finiti a finanziare Hamas e le sue operazioni. Tra gli arresti figura anche Mohammad Hannoun, leader dei Palestinesi italiani, già raggiunto da un foglio di via, più volte ospitato da diversi politici anche nelle istituzioni. Siamo garantisti, aspettiamo il processo, ma intanto i fatti sono questi.

Bene. Il punto è che nella nota che dà conto dell’operazione odierna, il procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo Giovanni Melillo e il procuratore di Genova Nicola Piacente aggiungono in fondo la seguente postilla: “Le indagini e i fatti attraverso esse emersi non possono in alcun modo togliere rilievo ai crimini commessi ai danni della popolazione palestinese successivamente al 7 ottobre 2023 nel corso delle operazioni militari intraprese dal Governo di Israele, per i quali si attende il giudizio da parte della Corte Penale Internazionale”. Come, scusa?

Il testo è stato inserito, identico, anche nel comunicato inviato dalla polizia ai giornali. Testo a cui, per grazia di Dio, è stata aggiunta anche una frase a condanna del massacro perpetrato da Hamas: i “crimini” di Israele, si legge, “non possono giustificare gli atti di terrorismo compiuti da Hamas e dalle organizzazioni terroristiche a questa collegate ai danni della popolazione civile, né costituirne una circostanza attenuante. Per la giurisprudenza di legittimità costituiscono, infatti, atto terroristico le condotte che, pur se commesse nel contesto di conflitti armati, consistano in condotte violente rivolte contro la popolazione civile, anche se presente in territori che, in base al diritto internazionale, devono ritenersi illegittimamente occupati”.

Ora la domanda è: ma che c’entra? Perché pm e polizia giudiziaria hanno ritenuto necessario infilare due postille simili in fondo ad un comunicato che dà conto di una operazione importante contro la rete Pro Pal in Italia? Difficile immaginare che dovessero scusarsi di qualcosa. Si spera poi non si tratti di un’aggiunta “politica”, con lo scopo – magari – di posizionare le DNA e la Procura di Genova tra chi critica apertamente Israele. E allora sorge un quesito: non è che avevano paura di essere etichettati dai simpatizzanti dei palestinesi come inquirenti al servizio di Tel Aviv?

Giuseppe De Lorenzo, 27 dicembre 2025

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