
Qui al bar monta il dibattito tra i clienti: a Giorgia Meloni basterà il rimpastone? Per trovare nuovo slancio, al governo basterà eliminare i suoi anelli deboli? Sarebbe meglio restare in sella e provare a capitalizzare l’ultimo anno e mezzo di legislatura, oppure bisogna strappare e puntare sul voto anticipato? Should I stay or should I go, come cantavano i Clash?
Partiamo da una certezza: la sinistra è terrorizzata dalla sua stessa vittoria al referendum. Vede come fumo negli occhi la prospettiva di tornare già alle urne e, soprattutto, di governare il Paese in un momento come questo. Giuseppe Conte è intellettualmente più onesto di Elly Schlein, quando dice: la Meloni resti dov’è. La segretaria del Pd può permettersi di sfidare il premier perché ha un jolly: il Quirinale. Si sa che Sergio Mattarella neutralizzerebbe in quattro e quattr’otto un nuovo Papeete. Che lavori nell’interesse esclusivo dell’Italia o anche un po’ in quello del partito, il presidente della Repubblica, piuttosto che mandarci al voto nel giro di pochi mesi, lascerebbe la Meloni il più a lungo possibile a gestire l’ordinaria amministrazione. Cioè, a finire di rosolarsi.
E l’ipotesi di un governissimo? Difficile pensare che la sinistra e un pezzo di centrodestra “responsabile”, tipo Forza Italia, andrebbero a suicidarsi dandogli la fiducia. Insomma, l’ideale sarebbe l’opzione “go”: la Meloni stacca la spina, gioca d’anticipo, con ogni probabilità rivince e se non rivince prende più rappresentanti di quanti non ne otterrebbe tra un anno e mezzo. Con la prospettiva di condannare gli avversari, un’armata Brancaleone incapace di affrontare la crisi attuale, al disastro politico.
La realtà però rende molto più probabile la scomoda alternativa “stay”. Sapendo che, ora, per il governo si stringono ancora di più molte strade già in salita: quella della lotta all’immigrazione (giudici permettendo!), quella della sicurezza (con i puntigli dei giuristi quirinalizi), quella della futura manovra economica (quale margine lasceranno gli strascichi della guerra in Iran?). Per chi non voleva che la destra riuscisse pure a ipotecare il prossimo capo dello Stato, sembra essere la situazione ideale: lasciare che la maggioranza si cuocia a fuoco lento. Un bel caffè avvelenatissimo. La stoffa della Meloni si misurerà adesso: potrà trangugiarlo senza rimanerci secca?
Il Barista, 26 marzo 2026
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