Qui al bar l’ha capito persino il piddino e, come lui, l’hanno capito persino Matteo Renzi e Mario Monti: le accuse della Francia, che ci rinfaccia di puntare sulla concorrenza fiscale sleale, sono campate in aria.
Un patetico tentativo di buttare in caciara la tragica crisi del sistema politico transalpino, ancor prima che di quello economico: il governo Bayrou sull’orlo dell’ennesimo crollo da quando Emmanuel Macron è all’Eliseo, lo spread e quindi il costo del debito ormai superiore a quello italiano, i giornaloni economici che iniziano a chiamare Parigi “il nuovo malato d’Europa”. Più che un caffè, ai cugini servirebbe una camomilla.
Macron, già preso a sberle dalla moglie, ora subisce le randellate della realtà. Quella che ha provato a ignorare o a dribblare con l’eleganza di Zinedine Zidane, fabbricando larghe coalizioni sufficienti a isolare i lepenisti, salvo sciogliersi subito dopo come neve al sole e riportare questi ultimi in auge, dove in fondo gli elettori vogliono farli stare.
Macron ridotto a Micron si aggrappa alla grandeur inventandosi la spedizione di truppe in Ucraina, aizzato dal Regno Unito ma solo in parte seguito dalla Germania, che non è pronta. Non si rassegna al suo stesso tramonto. Vorrebbe brillare ancora. È diventato patetico. Quasi quanto un decaffeinato per non farsi passare il sonno…
Il Barista, 2 settembre 2025
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