
Winston Churchill dice a: “Gli italiani perdono le partite di calcio come se fossero guerre e perdono le guerre come se fossero partite di calcio.” Non è una bella frase, ma dobbiamo ammettere che anche in questo campo non sbagliava.
Visto che siamo in un periodo dove si parla molto di guerra cerchiamo di alleggerire parlando anche di calcio dopo che la nostra Nazionale ha subito una sconfitta con la Norvegia che rischia di farci saltare il Mondiale per la terza volta consecutiva!
Intanto abbiamo assistito ad un fatto incredibile: il ct della Nazionale ha comunicato il suo licenziamento di fronte ai giornalisti prima che questo venisse ufficializzato da chi l’avrebbe dovuto comunicare. Poi però è rimasto in panchina nella partita con la Moldavia, dove non abbiamo certo condotto una partita eccezionale. Infine ci siamo affidati a Gennaro Gattuso, dopo che tanti allenatori sono “scappati” dall’impegno!
Vediamo di mettere le cose in ordine e diciamolo subito: il nostro non è un problema di conduzione tecnica, non è responsabilità dell’allenatore e penso che sia sbagliato e nocivo pensare di risollevare le sorti azzurre con il cambio dell’allenatore.
Se si vuol risolvere un problema, il primo passaggio fondamentale è raccontare onestamente la verità. E la verità è questa: siamo veramente sicuri che i nostri giocatori siano i migliori del mondo, come ci raccontano molte testate giornalistiche sportive appena fanno due partite di seguito sufficienti?
E ancora: perché ci sono giocatori italiani che non riescono a giocare titolari nei club di prima fascia del nostro Campionato?
Eppure ci sono nazionali giovanili che stanno facendo bene, come l’Under 19 Campione europea 2023, l’Under 20 finalista mondiale 2023 e l’Under 21 che raccoglie sempre ottimi risultati. Perché questi giocatori non li vediamo più crescere?
Non ci sono forse delle responsabilità strutturali da parte della Federazione?
Come facciamo a ricreare una Nazionale competitiva se in ogni squadra di Serie A giocano pochissimi italiani? Ovviamente su questo aspetto bisognerebbe sensibilizzare maggiormente i nostri club di Serie A, ma come al solito le cose nella realtà sono molto più complicate e non si può andare avanti per slogan. Quindi occorrerebbe anche un maggiore potenziamento di contributi per chi ancora ha i vivai giovanili e le scuole calcio.
Va bene: non si possono imporre vincoli sui comunitari. Ma con se la FIGC lavora bene con le Nazionali giovanili (U15, U17, U19, U21), mentre la maggiore fa cilecca, allora è evidente che l’intoppo sta tutto nell’accesso stabile in Serie A delle giovani promesse.
Dal 2008, l’UEFA ha introdotto il concetto di giocatori “formati localmente”: Ogni club deve presentare una rosa di massimo 25 giocatori. Di questi, almeno 8 devono essere “homegrown”:
– 4 formati nel vivaio del club (almeno 3 anni tra i 15 e i 21 anni)
-4 formati nella federazione nazionale (ma non necessariamente nello stesso club)
Questo sistema non discrimina per nazionalità, ma favorisce i vivai nazionali. Perché non viene adottato in Italia?
Camillo Milko Pennisi, 16 giugno 2025