Esteri

Riparte l’assalto giudiziario: Marine Le Pen nel mirino delle toghe

Perquisizioni in quattro Paesi a pochi giorni dal verdetto decisivo: guarda caso, la giustizia si rimette in moto mentre si avvicinano le urne

Marine Le Pen e Jordan Bardella Image generated by AI via OpenA's GPT Image 1.5
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Ci risiamo. Quando Marine Le Pen rischia di avvicinarsi alla porta dell’Eliseo, ecco che si riaprono i portoni dei tribunali, si accendono le sirene delle procure e partono le perquisizioni. Sarà certamente una coincidenza. Anzi, guai anche solo a domandarsi se il calendario della giustizia possa avere conseguenze politiche. Ma resta un fatto: attorno al Rassemblement National si è aperto un nuovo fronte giudiziario. L’ennesimo.

Ieri, martedì 30 giugno, sono state effettuate perquisizioni in Francia, Spagna, Italia e Belgio nell’ambito dell’inchiesta della Procura europea sull’utilizzo dei finanziamenti destinati al vecchio gruppo Identità e Democrazia, nel quale sedevano gli eurodeputati del Rassemblement National. L’indagine, aperta nel luglio 2025 dopo una relazione degli uffici finanziari del Parlamento europeo, riguarda circa 4,33 milioni di euro che sarebbero stati spesi indebitamente tra il 2019 e il 2024. Il condizionale, in questi casi, non è un fastidioso orpello grammaticale: è la differenza tra un’inchiesta e una condanna.

Le operazioni avrebbero interessato sedi e abitazioni di alcuni fornitori di servizi di comunicazione che hanno lavorato con il partito francese. Il presidente del RN, Jordan Bardella, ha assicurato che il movimento non ha nulla da rimproverarsi e che lo dimostrerà. Naturalmente spetterà agli investigatori accertare se le spese contestate fossero davvero irregolari. Ma sul piano politico l’immagine è già servita: perquisizioni, milioni di euro, sospetti, società vicine al partito. La sentenza mediatica, come sempre, corre molto più velocemente di quella giudiziaria.

E non è finita. Nelle stesse ore l’associazione Anticor ha annunciato l’intenzione di chiedere la nomina di un giudice istruttore per indagare su Bardella, accusandolo di avere occupato nel 2015 un presunto impiego fittizio da assistente parlamentare europeo e di avere partecipato alla produzione di documenti falsi. Anche in questo caso siamo nel territorio delle accuse, non delle responsabilità accertate. Bardella non è stato condannato né, nella precedente vicenda degli assistenti parlamentari del RN, era stato rinviato a giudizio. Insomma, nel giro di una giornata il Rassemblement National si ritrova stretto tra perquisizioni internazionali, milioni di euro contestati e una nuova offensiva giudiziaria contro il suo presidente. E tutto questo accade mentre Marine Le Pen attende il verdetto più importante della propria carriera politica.

Il 7 luglio la Corte d’appello di Parigi dovrà infatti pronunciarsi sulla condanna ricevuta in primo grado nel caso degli assistenti parlamentari europei. In gioco non ci sono soltanto una pena, una multa o una controversia contabile. In gioco c’è la possibilità per Le Pen di candidarsi alle elezioni presidenziali del 2027. Il divieto di ricoprire cariche elettive deciso in primo grado, qualora fosse confermato, potrebbe impedirle di partecipare alla corsa per l’Eliseo.

Ed eccoci al punto. Nessuno sostiene che un politico debba essere immune dalle indagini soltanto perché è popolare, guida i sondaggi o aspira alla presidenza della Repubblica. Sarebbe assurdo. Le regole devono valere per tutti, Marine Le Pen compresa. Ma è altrettanto assurdo fingere che le decisioni giudiziarie riguardanti uno dei principali candidati alla guida della Francia non producano effetti politici giganteschi.

La giustizia può essere formalmente indipendente e, nello stesso tempo, incidere materialmente sulla composizione dell’offerta elettorale. Può stabilire chi è candidabile, chi non lo è, chi arriva alle urne con il peso di un’inchiesta sulle spalle e chi, invece, può presentarsi senza il marchio quotidiano del sospetto. Negarlo significa prendere in giro gli elettori. Poi c’è il calendario. Sempre lui. Quel calendario che, curiosamente, sembra conoscere molto bene le scadenze elettorali. Le nuove perquisizioni arrivano sette giorni prima della sentenza d’appello su Le Pen e mentre la Francia entra nel lungo rettilineo che conduce alle presidenziali del 2027. Sarà una coincidenza, ripetiamolo. Ma le coincidenze, quando si accumulano tutte nello stesso corridoio politico, finiscono inevitabilmente per diventare una questione pubblica.

La storia europea recente è piena di procedimenti giudiziari che esplodono, accelerano o tornano sulle prime pagine proprio mentre si avvicinano le consultazioni decisive. Non occorre immaginare oscure riunioni tra toghe e avversari politici per riconoscere il problema. Basta osservare gli effetti: la lotta politica si trasferisce dalle piazze e dai parlamenti alle aule giudiziarie; gli elettori discutono meno di immigrazione, tasse, sicurezza e sovranità e molto di più di fascicoli, perquisizioni e interdizioni.

Marine Le Pen ha costruito per anni la propria narrazione sulla contrapposizione tra il voto popolare e l’establishment politico, burocratico e giudiziario. Ogni nuova indagine, anche quando fondata e doverosa, rischia paradossalmente di rafforzare quella rappresentazione. Più si tenta di circondarla con i codici, più una parte dell’elettorato può convincersi che si voglia fermare nei tribunali ciò che non si riesce a fermare nelle urne. Il punto, dunque, non è stabilire oggi se il Rassemblement National abbia ragione o torto nel merito delle contestazioni. Lo faranno, si spera con rigore e senza condizionamenti, i magistrati competenti. Il punto è un altro: la corsa all’Eliseo è già cominciata e, ancora una volta, uno dei protagonisti principali rischia di essere scelto o eliminato non dagli elettori francesi, ma da una decisione giudiziaria.

Forse sarà tutto perfettamente legittimo. Forse le accuse cadranno. Forse verranno confermate. Ma una cosa è già evidente: l’assalto giudiziario attorno a Marine Le Pen è ripartito. E, come spesso accade, l’orologio della giustizia ha ricominciato a battere proprio mentre si avvicina l’ora delle urne.

Massimo Balsamo, 1 luglio 2026

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