Risparmiateci la superiorità etica del San Valentino gay

17.8k 77
generica_porro_1-1200

L’ideologia di Bibbiano è la tipica del globalismo progressista: la famiglia “vera” non sarebbe quella “naturale” ma quella omosessuale perché sola ad essere fondata sull’amore. Si tratta di un’affermazione illogica ma quando mai le ideologie, soprattutto quelle totalitarie come il progressismo globalista, hanno fatto pace con il principio di non contraddizione?

Ma l’ideologia della superiorità etica del rapporto omosessuale ormai tracima ovunque. E non poteva che investire San Valentino. Così ecco il New York times spiegarci che i matrimoni gay sono quelli più duraturi perché il maschio non vi eserciterebbe più alcuna autorità. «Nei matrimoni dello stesso sesso la coppia usa più affetto e ironia mentre discute dei propri disaccordi, è meno agitata e si calma più rapidamente che le coppie dei matrimoni tra sessi diversi». (Stephanie Coontz, How to make your marriage Gayer, New York Times, 13 febbraio 2020) Niente piatti volanti insomma, nel matrimonio gay! Resta da capire perché il maschio sparirebbe, visto che, a parte i matrimoni lesbian, essi sarebbero nel caso addirittura due. I solito liberal east coast americani,  che gli americani veri inseguirebbero con i forconi, direte.

Eh no, anche in Italia c’è chi esalta la superiorità etica del San Valentino gay e i rapporti omosex perché fondati sulla parità: Maria Corbi, sulla Stampa del 14 febbraio, appunto San Valentino, scrive che il «romanticismo» ormai alberga solo nelle «coppie gay, dove non esistendo contrapposizione di genere, la gentilezza non sconfina mai nella disistima dell’altro e dove chi paga il conto al ristorante non pretende poi di avere l’ultima parola». È infatti noto che noi schifosi maschi etero, dopo aver saldato il conto della cena con una donna, pretendiamo da lei, anzi da essa, totale e cieca sottomissione che in confronto De Sade era Santa Maria Goretti. Mentre la nostra adorata Concita, su Repubblica sempre del giorno degli innamorati, canta l’atto rivoluzionario di Elly Schlein nel dirsi gender fluid e, al momento, lesbica: un gesto di «coraggio», un «esempio», anche a sfidare il «consenso». Per noi i rivoluzionari erano Robespierre, Lenin, Mao ecc. ma sicuramente condividiamo un’idea diversa di rivoluzione

Affermare la superiorità etica del rapporto omosessuale è parte integrante della ideologia globalista, per cui nulla deve esistere se non l’individuo narcisista desiderante, che in quanto tale deve sempre essere “libero” di scegliere se essere uomo, donna o che altro. Tutto bene finché questo resta nelle quattro mura: molto meno quando diventa identity politics, un progetto politico, un tentativo di dare il colpo di grazia alla famiglia, senza dire degli effetti di tutto ciò sui figli, incolpevoli creature dell’utopia negativa dell’individuo desiderante senza limiti.

Resta una mia curiosità. Ma gli omosessuali, che per secoli hanno incarnato la parte maledetta, reietta, indicibile, additati come il male e proprio perché tali capaci di fornire alla cultura e alla civiltà frutti geniali, sono cosi contenti ora ad essere l’emblema della nuova normalità, del nuovo conformismo di una piccola borghesia globalista planetaria?

Possibile che in Italia non ci siano omosessuali conservatori come Douglas Murray o ancor più, in una fase precedente, Tom Wolfe (ma i casi sono numerosi) in grado di seppellire con ironia cotali sciocchezze? Hanno lottato cosi tanto per finire a sbaciucchiarsi sotto le immagini kitsch del Valentine’s day, una delle feste posticce più stupide inventate dalla modernità?

Marco Gervasoni, 14 febbraio 2020

Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version