Sette vite

“Rivoluzioniamo la scuola italiana. Chi fa scena muta all’orale di maturità verrà bocciato”

Giuseppe Valditara non usa giri di parole. Ospite del podcast Sette Vite, il Ministro dell'Istruzione e del Merito ha tracciato la rotta di una scuola che vuole tornare a essere autorevole

Giuseppe Valditara non usa giri di parole. Ospite del podcast Sette Vite, il Ministro dell’Istruzione e del Merito ha tracciato la rotta di una scuola che vuole tornare a essere autorevole e capace di preparare davvero alla vita. Partendo dalla maturità in corso, ha spiegato perché quest’anno chi fa scena muta all’orale verrà bocciato senza appello: “Abbiamo cambiato il concetto stesso dell’esame di Stato, che è tornato a essere un esame di maturità. Una valutazione a 360 gradi sulla persona dello studente”.

Il dialogo si infiamma quando si tocca il tema delle aggressioni ai docenti. “Abbiamo preso provvedimenti drastici”, spiega Valditara elencando arresto in flagranza, sanzioni pecuniarie fino a 10mila euro e aggravanti specifiche. Ma il cuore del ragionamento è un altro: restituire autorevolezza sociale agli insegnanti. “Abbiamo fatto tre contratti in una sola legislatura con aumenti medi di 412 euro al mese. Abbiamo varato l’assicurazione sanitaria gratuita per un milione e duecentomila lavoratori della scuola. Che autorevolezza poteva avere un insegnante che doveva pagarsi da sé l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro? Vuol dire che non conti nulla”. E ancora: “Bisogna ricostruire l’alleanza fra scuola e famiglia. Un genitore che picchia un docente davanti al figlio è qualcosa di devastante”.

Sul tema della dispersione scolastica il Ministro snocciola dati che definisce “straordinari”: per la prima volta l’Italia è scesa sotto la media europea, dall’8,2% contro il 9,1% della media UE, con un recupero di 500mila ragazzi in due anni. “Campania batte Germania”, rivendica, ricordando che il tasso è passato dal 16% al 9,7% mentre la Germania è salita al 13,1%. Il merito, spiega, è di Agenda Sud e del decreto Caivano: “Il preside trasmette il dato al sindaco, se in una settimana il ragazzo non torna a scuola scatta la denuncia alla procura. Non mandare i figli a scuola significa rubare il futuro ai propri ragazzi”.

La parte più intensa dell’intervista arriva quando Valditara affronta la necessità di una “rivoluzione culturale” che rimetta al centro merito, fatica e autorità.

Sul fronte delle baby gang, il Ministro lega il fenomeno alla dispersione scolastica e indica nella riforma dell’istruzione tecnico-professionale una via di recupero: “Ho incontrato ragazzi con condanne penali, spaccio, rapina. Poi li ho visti con un camice bianco, che mi spiegavano come aggiustavano il motore di una moto. Erano trasformati, con il sorriso negli occhi. E trovavano lavoro immediatamente”.

L’intervista tocca anche il bando dei cellulari, accolto dal 97% delle scuole: “I ragazzi all’inizio protestavano, adesso ringraziano. Hanno riscoperto il valore delle relazioni”. E sull’intelligenza artificiale annuncia: “Siamo stati tra i primi in Europa a fare un piano organico. Occorre educare i giovani, con i docenti che restino la guida“. Sulle nuove indicazioni nazionali rivendica il ritorno del latino alle medie, le poesie a memoria, la centralità della storia dell’Occidente: “Se non conosciamo il nostro passato, che futuro possiamo costruire?”.

Alla domanda finale, se sia soddisfatto di quanto fatto, Valditara risponde con pragmatismo: “Si può sempre fare di più. Ma stiamo rivoluzionando la scuola italiana, introducendo quella che per me è una grande categoria: il buonsenso”.

La puntata integrale è disponibile su youtube

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