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Rna, gli Usa lavorano a un supervaccino - Seconda parte

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Già nel 2005 gli scienziati del deposito di tessuti Mt. Sinai School of Medicine e del CDC hanno fatto notizia in tutto il mondo quando hanno resuscitato il virus mortale del 1918. Fu allora che il dottor James Crowe, un ricercatore di malattie infettive della Vanderbilt University, si unì al team. Andò alla ricerca di sopravvissuti all’influenza del 1918. E alla ricerca di anticorpi umani vivi, le proteine prodotte dai nostri corpi per combattere le malattie. Anche Crowe ha iniziato a studiare progetti che hanno fatto entusiasmare gli investitori: “Queste persone di quasi 100 anni avevano ancora nel sangue cellule immunitarie che circolavano nel loro corpo, cellule che avevano reagito all’influenza del 1918. Quello è stato uno di quei momenti in cui ho detto: “Wow, questo è molto potente e interessante”. Crowe e gli scienziati del CDC hanno infettato gli animali da laboratorio con il virus mortale del 1918 e li hanno curati. E il dottor Crowe ha rivelato a Cbs: “Ci stavamo preparando a fare uno sprint numero due simulato. E nel bel mezzo di quel Covid è successo. Così la Darpa si è rivolta a noi e ha detto: “Basta simulazioni. Questo è reale. Abbiamo bisogno che tu fornisca anticorpi per Covid”. Il suo laboratorio, dopo una serie di test, ha consegnato un trattamento anticorpale al produttore di farmaci Astrazeneca in un tempo record di 25 giorni.

Non è un segreto, e non è raro negli Usa, che agenzie come Darpa lavorino a stretto contatto con ricercatori universitari, laboratori militari e appaltatori della difesa per incanalare le tecnologie emergenti in mega progetti rischiosi, volti a prevenire “un altro Sputnik”. Tuttavia i progetti stravaganti dell’agenzia hanno, per sua stessa ammissione, un alto rischio di fallimento: “Ma se avessero successo trasformerebbero l’esercito americano e forse anche la società”. Dalla nascita, i progetti finanziati da Darpa hanno creato gli elementi costitutivi del gps, il primo mouse per computer e i protocolli alla base della moderna Internet. L’agenzia ha aperto la strada alla tecnologia stealth che ha reso i caccia americani quasi invisibili ai radar nemici. E ha avanzato uno stuolo di nuove armi, inclusi i droni. Durante l’amministrazione Obama, si presentò la necessità di intensificare le capacità di risposta alla pandemia sulla scia dell’epidemia di H1N1 e Darpa rispose con l’apertura del primo ufficio di biotecnologia dell’agenzia nel 2014.

Ma accanto all’euforia di infrangere sempre nuovi primati nella guerra contro le epidemie globali e il bioterrorismo, c’è un lato inquietante che non si può fingere di ignorare: la fretta. Se la tempestività in guerra può essere un fattore strategico, si tramuta in un punto debole letale se la risposta si rivelasse, nel medio lungo termine, del tutto imprevedibile o errata. Una “guerra lampo” può portare a vittorie fulminati. Ma più spesso, nella Storia, è associata alle peggiori disfatte. In mezzo a tutta questa euforia biotecnologica non si accenna mai, da parte degli ufficiali intervistati, agli effetti collaterali che tali trattamenti potrebbero provocare sull’organismo umano. L’unico protagonista del discorso è sempre e solo il virus. Ma ancora, forse per un breve tempo, quello dell’uomo non è un corpo invincibile, non è perfetto, e soprattutto non può essere usato come campo di battaglia su cui testare strategie azzardate, anche se spinti dagli scopi più elevati, senza calcolarne contemporaneamente il “costo umano”.

Che la priorità sia battere i competitor in un’ottica geopolitica si evince dal modo di affrontare le nuove minacce pandemiche, come spiega il dottor Hepburn sempre alle telecamere di Cbs: “Noi diciamo: “Ecco i tuoi soldi. Ma poi ecco il cronometro”. Parole in gergo, il cui significato è: “Mostraci quanto puoi andare veloce”. E ancora, aggiunge Hepburn: “Per noi della Darpa, se gli esperti ridono di te e dicono che è impossibile, sei nello spazio giusto”.

Se questa sarà la “nuova normalità” nel campo della ricerca scientifica e della medicina del futuro, allora bisognerà mettere in conto che “puntare alla Luna”, altro slogan molto amato dentro Darpa, può certo significare piazzare la bandierina per primi. Ma anche che il razzo possa esplodere prima o poi tra le mani. E anche calcolare questo rischio è un “dovere morale” che non può e non deve mai essere ignorato.

Beatrice Nencha, 1° agosto 2021