Proditoriamente, i giornali sono pieni di Rocco Casalino che era scomparso dal radar ma adesso che è uscito dal gruppo, dalla setta, dal movimento 5 stelle i giornali se ne occupano di nuovo come di cose urgente, fondamentale e ce ne occupiamo anche noi. Perché Casalino, l’efebico palestrato, sarà pure il niente che cammina, come lo hanno definito, ma uno che parte da un reality e arriva ad essere il consigliere più affettuoso e più ascoltato dell’uomo più potente del Paese, proprio nulla non deve essere: come minimo è abile a muoversi nella palude italiana dove dietro ogni canneto c’è un machete e lui era arrivato in cima, trionfando nella guerra dei lunghi coltelli.
Rocco è l’eterno Bel Ami declinato all’italiana da Alberto Sordi, uno che parte dalla provincia lugubre e disperata e sbarca con una sola missione disperata: farcela, arrivare in cima, non importa pagando quali prezzi, calpestando vivi e morti, ma pur di arrivarci. Intanto, ridendo e scherzando ha superato i 50 anche se pare il bamboccione di sempre, salito dal Brindisino millantando un master in business school in America e poi smentendolo come niente fosse; ecco, il come niente fosse è la cifra di un personaggio del genere, che si mette al servizio di se stesso, capisce che la sua faccia tosta, il dichiararsi “egocentrico e voyeur”, può fargli gioco nella televisione spazzatura e difatti come niente fosse ci entra, finisce al Grande Fratello e dice agli altri: datemi dieci anni e vi comanderò tutti.
E sembra un film comico e invece è un film drammatico perché Rocco saprà mantenere e Dio sa quanto gli sarà costato: dopo la televisione da basso consumo, ma anche qualche minimo ruolo da cronista gossipparo, il passo obbligato è la politica ed eccolo, infatti, inesorabile: molla Rifondazione Comunista, passione estrema giovanile, come niente fosse e trova nel grillismo la collocazione naturale, si forma con Claudio Messora, altro futuro spretato che fonderà Byoblu, “la televisione dei cittadini”, dove i cittadini non comandano affatto, riesce ad penetrare nell’orbita dei fondatori, da Casaleggio a Grillo che, ispirato dai soliti consigliori del Fatto, lo candida in Lombardia, subito costretto a ritirarlo come niente fosse per le proteste furibonde dei “cittadini” che avranno avuto i loro motivi, ma Rocco ormai è dentro e sale le scale della comunicazione: prima in Lombardia, quindi a dimensione nazionale.
È una comunicazione rozza, improvvisata? Del tutto estranea ai meccanismi scientifici che si insegnano? Così è se vi pare, ma è quella che serve a un movimento primitivo, di furori e umori anche cavernicoli, e funziona. Quando l’emergente Conte, un altro salito dalla Puglia profonda, diventa capo del Governo come un premier di laboratorio, Casalino è la sua propaggine naturale come un arto: insieme, i due corregionali si faranno ricordare per la strategia mediatica più volgare, cafonesca, arrogante nel periodo più tragico dell’Europa e dell’Italia dal dopoguerra, la pandemia globale risolta dai governi Conte in una inopinata, disastrosa gestione repressiva a colpi di decreti ministerali che fanno strame e strage della Costituzione nel silenzio complice del suo guardiano, del Colle.
Nessuno dimenticherà le conferenze stampa simili a reality, le sghignazzate del potere che si esalta al suo stesso prepotere, “questo ve lo concedo, questo vi è proibito”, una concezione autoritaria, ottocentesca, “octroyer”, che lascia tutti interdetti, che rinchiude senza fondamenti logici e scientifici 60 milioni di persone: sapremo poi che erano lineamenti ispirati e pesantamente ispirati da regime cinese cui i grillini sono particolarmente vicini, a maggior ragione quando sperimentano un potere drogato, che l’emergenza sanitaria rende assoluto. Ma Conte può procedere perché non trova ostacoli: “Credevo si sarebbero ribellati, invece nessuno si opponeva” avrebbe poi ammesso col tribunale dei ministri.
Ne esce una dittatura ancor formalmente democratica ma per la quale obiettare è sconsigliato, ribellarsi pericoloso, di far domande non è il caso, per i grillini, per i “cittadini”, per Casalino, che pure si reputa uno dei loro, i giornalisti sono pennivendoli e vanno umiliati, ammoniti: pensassero a rilanciare l’ossessione del Berlusconi mafioso e stragista e lasciassero fare a chi sta salvando il Paese, da cosa nessuno lo ha capito. Conte, Casalino e gli altri del nuovissimo potere ridono, irridono, sventolano mascherine, intimidiscono; Rocco vive qui, nella tregenda nazionale, i suoi maggiori momenti di gloria: nessuno lo contraddice, circolano foto divistiche, balneari di lui palestrato col compagno, la reclusione, la pandemia è uguale per tutti ma per qualcuno più uguale; è un processo di arroganza che arriva in scia, già prima, nel 2018, l’ex smanioso del Grande Fratello poteva mandare, in pieni funerali delle vittime del Ponte Morandi, messaggi ai sottoposti dell’informazione per spingerli ad esaltare, a strumentalizzare gli applausi al capo, Conte e i ringhi, i fischi, le bestemmie contro gli avversari politici.
Così si fa la comunicazione! E non servono tanti master in business school, è la solita vecchia scuola “sangue e merda” della politica sotto tutti i cieli, quello italiano in particolare. Delle inevitabili polemiche se ne frega, delle figuracce istituzionali neanche a parlarne, questi sono catafratti, le passano come la salamandra nel fuoco, come se niente fosse. Diceva all’epoca il portavoce nazionale del governo: proprio adesso doveva crollare, proprio adesso dovevano morire che mi rovinano le vacanze. Casalino era il teorico delle ospitate senza contraddittorio, parlano solo “i miei”, finché a la7 non si dissociarono Gaia Tortora e Mentana. Sempre con quella indifferenza come se niente fosse, ma un’altra reduce del Grande Fratello, Daniela Martani, ha scritto in un libro: “Ho avuto compagni di vita, se così posso dire, nella casa del Grande Fratello, ed altri, di altre edizioni, ne ho conosciuti: un po’ reduci, un po’ increduli, un po’ complici. Molti non possono credere, e lo ricordano sempre come elemento di disprezzo, che un “reduce” come Rocco Casalino sia finito a curare la comunicazione di un movimento politico e poi direttamente di palazzo Chigi: una sorpresa per gli increduli, non per me, che lo ricordo come un ragazzo estremamente determinato e con le idee chiare. Voleva arrivare, e il GF gli è solo servito. Dovremmo condannarlo per questo? Allora dobbiamo condannare una società nel suo complesso, un sistema intero, qualunque cosa significhi. Perché ormai il Grande Fratello, non voglio fare sociologia spicciola ma mi sembra indiscutibile, ha, almeno quello, abbattuto i suoi muri, o se volete li ha dilatati fino all’impossibile: è tutto un Grande Fratello, una specie di incanto in bilico fra realtà e finzione. I giornalisti, gli intellettuali, sono davvero loro, o recitano? E il potere politico, che ormai vive sui social e si direbbe prenda le sue decisioni in funzione della comunicazione incrociata con un pubblico di elettori, e nient’altro?”.
Dimostrami che sbaglia. Con l’eclissarsi della meteora Conte, finito da capo del governo a capo popolo di un popolo sempre meno popolato e sempre più isterico, sedotto dai peggiori figuri di questo pianeta – e da chi li esalta, anche Rocco l’egocentrico si è dissolto senza che nessuno se ne accorgesse e ne sentisse la mancanza. Ma lui, con magistrale colpo di teatro, convoca tutti per una fragorosa non notizia: lascio i 5 Stelle, mi darò al giornalismo on line, tornerò in tivù, per dire qualcosa m’inventerò. Dal gruppo, o setta, o movimento era di fatto uscito da tempo, uscito anche dal sancta sanctorum del Fatto Quotidiano che è il vero giro del potere residuo del partito, come già i Messora, i Di Maio, i Di Battista che vorrebbe rientrarci e manda avanti i troll. Travaglio è un Conte Ugolino che divora e sforna nuovi figli, che poi è il tratto inconfondibile di ogni movimento chiuso, settario. Ma in Italia i personaggi come Calboni, che chiamava un corteo di 9 taxi per infilarsi in un night infimo con Fantozzi e Filini, come lo stesso tragico Fantozzi sedicente “azzurro di sci” diventano maschere nazionali e tutti alla fine li amano di un amore indulgente. Perché ci si rispecchiano.
Solo che neppure Villaggio al colmo del cinismo avrebbe potuto far salire uno dei suoi personaggi sino all’empireo del potere supremo. Forza Rocco, rifacci vedere chi sei, a 53 anni la vita comincia adesso. Però non deluderci, perché dopo avere distrutto tutti i codici dovrai veramente inventarti qualcosa di totale, di devastante. Sai com’è: le fosse sono piene di squallidi eroi seppelliti da eroi ancora più squallidi, è un gioco spietato ma lo hai giocato anche tu, perfezionato anche tu. E far peggio di te stesso, credici, è davvero difficile ormai.
Max Del Papa, 7 novembre 2025
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