Un particolare nella vicenda di Mario Roggero che riesce, forse, a indignare persino più della condanna a 14 anni e nove mesi di carcere. È la somma che il gioielliere dovrà versare come risarcimento: 780mila euro di provvisionale alle parti civili, tra cui i familiari dei due rapinatori uccisi durante l’assalto alla gioielleria di Grinzane Cavour. Roggero ne ha già pagati circa 300mila, vendendo alcuni immobili. Ma i conti sono vertiginosi: il totale potrebbe arrivare a 3 milioni di euro.
Avete capito bene. Prima vieni rapinato. Poi finisci sotto processo. Quindi vieni condannato a quasi quindici anni di reclusione. Infine devi mettere mano al portafoglio, vendere ciò che possiedi e versare centinaia di migliaia di euro alle parti civili legate a chi era entrato nel tuo negozio per commettere un reato.
Come noto, ieri la Cassazione ha respinto il ricorso della difesa e reso definitiva la condanna per l’uccisione di Andrea Spinelli e Giuseppe Mazzarino e per il ferimento di Alessandro Modica, avvenuti il 28 aprile 2021 dopo la rapina. Secondo la ricostruzione accolta nei diversi gradi di giudizio, Roggero sparò quando il pericolo immediato era cessato e i rapinatori si stavano allontanando. È questo l’elemento che ha portato i giudici a escludere la legittima difesa.
Le sentenze si rispettano. È la formula obbligatoria e in questo caso è anche giusto ribadirla. Ma rispettare una sentenza non significa rinunciare a giudicarne gli effetti. Non significa spegnere il cervello, sospendere il senso della realtà o fingere che centinaia di migliaia di euro da versare dopo aver subito una rapina rappresentino un epilogo normale. La questione non è stabilire se Roggero potesse inseguire i rapinatori o continuare a sparare. Su questo si sono pronunciati i tribunali. I giudici non hanno tenuto in considerazione le minacce, il pericolo percorso dai familiari, la sua condizione psicologica. Ormai è stato deciso così. La questione politica e morale è un’altra: fino a che punto un ordinamento può trasformare chi ha subito un assalto nel proprio negozio nel finanziatore delle conseguenze prodotte da quello stesso assalto?
Senza quella rapina, Andrea Spinelli e Giuseppe Mazzarino non sarebbero morti. Alessandro Modica non sarebbe rimasto ferito. Mario Roggero non avrebbe impugnato la pistola, non sarebbe stato processato, non avrebbe perso la libertà e non sarebbe stato costretto a vendere i propri beni. La catena degli eventi nasce da una scelta precisa: entrare in una gioielleria per rapinarla.
Questo non cancella le responsabilità penali eventualmente commesse dopo. Ma dovrebbe almeno impedire quel ribaltamento grottesco per cui l’origine della vicenda scompare e rimane soltanto la reazione della vittima. Come se la rapina fosse un dettaglio marginale. Una specie di prologo fastidioso da archiviare in poche righe prima di presentare il commerciante come l’unico responsabile del disastro.
C’è poi il cortocircuito economico. Roggero non è soltanto condannato alla reclusione: deve impoverirsi. Ha già venduto degli immobili per pagare una parte delle provvisionali e resta esposto a una cifra enorme. La pena, dunque, non colpisce solo la sua libertà personale. Travolge il patrimonio costruito in una vita di lavoro e, inevitabilmente, anche la sua famiglia.
A quel punto una domanda diventa inevitabile: quale messaggio viene trasmesso ai cittadini? Che lo Stato non sempre riesce a proteggerli, ma sarà inflessibile nel presentare il conto quando reagiscono male, troppo tardi o troppo violentemente. Non importa quanto terrore abbiano provato. Non importa quali precedenti abbiano subito. Non importa che tutto sia cominciato perché qualcuno ha deciso di violare il loro negozio, minacciare le persone presenti e impossessarsi di ciò che non gli apparteneva.
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Non è populismo da quattro soldi. Il diritto deve porre limiti alla reazione, naturalmente. Altrimenti si scivola nella vendetta privata. E per i giudici di questo si tratta in relazione al caso di Roggero, non di legittima difesa. Ma tra il – presunto – Far West e l’obbligo di consegnare centinaia di migliaia di euro alle parti civili riconducibili agli autori di una rapina esiste una vasta zona di ragionevolezza che l’Italia sembra avere smarrito. E questa vicenda è la cartina di tornasole di un sistema che non funziona.
Gli avvocati Stefano Marcolini e Sergio Rovani hanno espresso “massimo rispetto” per la decisione, insieme a una “grande delusione”, annunciando che, dopo aver letto le motivazioni, valuteranno un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo.
Roggero sconterà la pena stabilita dalla giustizia italiana. Ma almeno si abbia il coraggio di dire che costringerlo anche a liquidare il proprio patrimonio per risarcire le conseguenze di una rapina subita rappresenta uno spettacolo moralmente insopportabile. La legge potrà persino considerarlo corretto. Il buonsenso, però, continua a trovarlo vergognoso.
Massimo Balsamo, 16 luglio 2026
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