La versione del poliziotto. Ha parlato con il suo avvocato, Piero Porciani, l’agente Carmelo Cinturrino, arrestato stamattina mentre si stava recando in servizio come ogni giorno. È accusato di omicidio volontario di Abderrahim Mansouri, ucciso lo scorso 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo. Cinturrino, viste come si sono messe le cose, avrebbe ammesso parte delle responsabilità.
“Ho messo la pistola vicino a Mansouri perché temevo le conseguenze di quello che era accaduto”, ha detto. “Ho detto al mio collega di andare a pigliare lo zaino” al commissariato, “sapeva cosa c’era dentro”. L’agente, che domani risponderà al gip, ha spiegato di essersi accorto solo mentre sparava che “quello che aveva in mano la vittima era un sasso”. “Quando ho visto Mansouri mettersi la mano in tasca , mi sono spaventato e ho sparato. Solo in quel momento ho realizzato che aveva in mano un sasso”.
Il poliziotto respinge però ogni accusa di aver volontariamente ammazzato il pusher e di avere avuto rapporti torbidi con gli spacciatori della zona, come hanno riferito alcuni testimoni. L’ipotesi su cui stanno lavorando inquirenti e investigatori, infatti, è che, secondo alcune testimonianze, l’uomo avrebbe estorto denaro e droga a Mansouri, pretendendo fino a 200 euro e cinque grammi di cocaina al giorno. Negli ultimi mesi, però, la vittima si sarebbe opposta e avrebbe manifestato l’intenzione di denunciarlo. Si tratterebbe di comportamenti presuntamente illegali e al limite della legalità che il quarantaduenne avrebbe adottato anche nei confronti di altri pusher e tossicodipendenti attivi nell’area tra Rogoredo e Corvetto.
Articolo in aggiornamento
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