Niente da fare per George Simion, almeno per il momento. In Romania la Corte costituzionale ha respinto la richiesta di annullamento delle elezioni presidenziali presentata dal candidato dell’Aur, sconfitto al ballottafggio da Nicusor Dan. In un comunicato diffuso stamane, l’Alta Corte ha reso noto che la richiesta di annullamento del voto è stata respinta all’unanimità, essendo stata ritenuta senza fondamento.
Se in un primo momento aveva ammesso la sconfitta congratulandosi con Dan per la sua vittoria, martedì Simion è tornato sui suoi passi e ha invocato l’annullamento del voto con la denuncia di interferenze esterne sulle elezioni, e puntando il dito in particolare contro Francia e Moldavia, ch sarebbero intervenute pesantemente a condizionare il voto e a orientare la consultazione. Una circostanza molto simile alle accuse rivolte alla Russia per il successo dell’estremista di destra Calin Georgescu nel primo turno delle presidenziali del 24 novembre scorso, poi annullato dalla Corte costituzionale.
“Chiedo ufficialmente alla Corte Costituzionale di annullare le elezioni. Per le stesse ragioni” che hanno portato all’annullamento del voto di novembre, ossia “Ingerenza esterna”, accompagnando il messaggio con le bandiere di Francia e Moldavia. Questa volta, aveva aggiunto Simion, le interferenze sono “confermate con prove inconfutabili“. “Né la Francia, né la Moldavia, né nessun altro ha il diritto di interferire nelle elezioni di un altro Stato”, ha rincarato la dose, lanciando un appello a tutti i rumeni: “Chiedete urgentemente alla Corte Costituzionale di annullare questa farsa. Non ci arrenderemo e non tradiremo! Questo è solo l’inizio di una grande vittoria!”.
Entrando nel dettaglio delle accuse di Simion, la Moldova e la Francia sarebbero intervenute per “comprare voti, e che persone decedute avrebbero votato nel ballottaggio presidenziale del 18 maggio”. Il leader dell’Aur s’è soffermato anche sulla presunta richiesta da parte di Parigi, rivolta a Pavel Durov e alla sua piattaforma Telegram, di mettere a tacere le voci conservatrici prima delle elezioni. Da qui la richiesta alla Corte Costituzionale di sentire come testimone proprio Durov per ascoltare “ciò che sa sulla disinformazione e sulle operazioni digitali che hanno interferito con le elezioni rumene”.
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Per quanto concerne i presunti morti nelle liste elettorali, Simion ha denunciato 1,7 milioni di deceduti iscritti. Numeri che avrebbero consentito al rivale di batterlo con uno scarto di 800 mila voti. In un’intervista a Repubblica ha rimarcato: “Sono fiducioso che le nostre istituzioni sono state vigili, ma abbiamo un milione e settecentomila morti che risultano ancora sulle liste elettorali. E vogliamo essere certi che questi morti non siano resuscitati ieri dalle loro tombe e quindi abbiamo chiesto agli elettori di fornirci dettagli su quei nomi e faremo una verifica con le istituzioni per essere certi non siano stati contati. E poi abbiamo scoperto che nella diaspora c’erano seggi elettorali senza schede”.
Queste tutte le accuse di Simion sulla validità del voto in Romania. Lo stesso candidato aveva ammesso di non avere grosse aspettative sull’annullamento delle presidenziali e aveva chiesto ai romeni di fare separatamente altri reclami alla Corte, dicendo che il suo staff avrebbe dato loro i template. Negli scorsi giorni ha tenuto a rassicurare tutti che non ci saranno manifestazioni o violenze di piazza – “io sono un uomo di pace” – ma attenzione a darlo per finito. Anche nelle scorse ore Simion ha promesso battaglia, dichiarando online: “Continuerò a lottare, lottare, lottare per rendere di nuovo grande la Romania”. Una cosa è certa: seguiranno aggiornamenti.
Franco Lodige, 22 maggio 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


