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Rula, l’intolleranza radical chic a Sanremo - Seconda parte

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Daniele Capezzone, due volte carogna: “Mi par di capire che con i soldi del canone #Rai #RulaJebreal potrebbe essere incaricata a #Sanremo di spiegarci quanto le facciamo schifo. Se poi qualcuno si lamenterà sui social, seguiranno accuse di: -razzismo -sessismo – machismo. Pure nel 2020, ci avete già rotto i….”. Lo vedi, allora, che se la cercano? Lo vedi, che ha ragione Zingaretti, bisogna inaugurare il Sanremo dell’amore? Perché facciamo tutti un po’ schifo, diciamolo una buona volta, noi non ruliani: siamo gnocchi senza cuore, rancidi e rosiconi e le istruzioni dell’Istituto Luce Globalista son già chiare, le veline di regime bell’e diramate: “negare, negare sempre” (come dice ancora e sempre il Dogui) che Rula si sia impaperata, che sia fuori posto sul palco dell’Ariston, che non sappia presentare, semplicemente perché non è il suo mestiere; invece, rimarcare la sua coscienza civile, il suo impegno, la sua eleganza cosmopolita, la sua militanza in favore dei “più deboli”, in Italia e in Medio Oriente.

E mai, dico mai chiedere quanto ha preso dalla Rai, televisione dello stato italiano razzista e sessista. Son discorsi da meschini, da poveracci. Rula ci esalta, perché è la vera libidine del Festival. Rula, l’orchestra, e sei in pole position.

Max Del Papa, 31 dicembre 2019