Cultura, tv e spettacoli

Salerno Letteratura Festival, un “hub” di cultura per l’area del Mediterraneo

Era il 24 giugno 2013 quando Salerno Letteratura Festival lanciava una nuova idea di fruizione della cultura attraverso un mix di eventi, distribuiti nei luoghi più suggestivi della Città, quali momenti di confronto con artisti, scrittori, pensatori ed ospiti speciali come attori, musicisti e molto altro.

Presentazione di libri, opere, saggi o dibattiti su grandi temi con il coinvolgimento diretto del pubblico in magiche sere d’estate mediterranea in una Salerno crocevia di civiltà con i suoi differenti stili che ne testimoniano la storica “multietnicità” (spero gli organizzatori perdoneranno la licenza).

La prima edizione, 24-30 giugno 2013, con 100 autori e 70 eventi condensati in una settimana, ha segnato un solco sul terreno fertile che rappresentava la visione degli ideatori ed organizzatori; idea maturata nel tempo, addirittura dal 2001 quando prese vita l’associazione “Duna di Sale”, con lo scopo di promuovere la cultura sul territorio, presieduta dalla D.ssa Ines Mainieri, ideatrice e responsabile dell’organizzazione del Festival.

Non possiamo, in questa sede, non volgere un pensiero ad uno dei protagonisti e pilastri di questo evento, purtroppo scomparso prematuramente nell’agosto 2019, lo Scrittore e Giornalista Francesco Durate che per molte edizioni si è occupato della direzione artistica.

Dietro le quinte

Per entrare nel cuore del Festival, comprenderne le linee guida e la visione futura ci siamo rivolti ad uno dei due direttori artistici, il Prof. Gennaro Carillo (l’altro è il Dr. Paolo di Paolo) che gentilmente ci ha concesso una interessante intervista che riportiamo, e dalla quale si evince la centralità della cultura e l’idea di fare del Festival un “Hub” per tutto il bacino del Mediterraneo.

Professor Carillo, innanzitutto grazie per il tempo che ci concede, Salerno Letteratura Festival è alla tredicesima edizione, evento top in Italia e tra i primi di settore; sebbene una kermesse dedicata ad autori è stata arricchita nel tempo con varie sezioni, quali le principali novità dell’edizione 2025 appena conclusa?

“Il festival è in continuo divenire. Quest’anno siamo arrivati a quattordici sezioni. Da Classica è gemmata Omaggi, un ciclo di tributi a figure chiave della letteratura del Novecento: Thomas Mann, Francis Scott Fitzgerald, Lou Andreas Salomè, Rilke. La formula è quella di un discorso critico che abbia il contrappunto di una voce recitante: molto semplice ma efficace.”

Quale il filo conduttore, o le linee guida, che hanno caratterizzato l’evento sin dalla fondazione?

“Denominatore comune la ‘letteratura’. Concetto che nel tempo è andato tuttavia ampliandosi, fino a ricomprendere altre forme di scrittura. L’idea guida è quella di trasformare un intero centro storico nella scenografia di un festival, con il pubblico che si sposta da una sede all’altra; altra idea è quella di svincolarsi per quanto possibile dalle contingenze editoriali e perseguire un disegno coerente e leggibile. Altrimenti una sezione come Classica sarebbe impensabile; nel tempo, si è sempre più alzata l’asticella della qualità della proposta, era la strada tracciata da Francesco Durante, primo impareggiabile direttore artistico del festival. Aver fidelizzato un pubblico su proposte anche difficili può dirsi una scommessa vinta.”

Ritiene che le Istituzioni, sia a livello locale che nazionale, abbiano assolto in maniera adeguata il compito di sostenere, attraverso Salerno Letteratura Festival, la diffusione della cultura in un territorio socialmente non semplice come il Meridione?

“Il rapporto con le istituzioni è buono. Anche quello con l’imprenditoria, tenendo conto del contesto socio-economico. Salerno è tuttavia una piazza non semplice; ci sono piccole frange livorose, nell’intelligenza locale, la cui unica ambizione è quella di sabotare e far cessare questa bellissima esperienza che fa risaltare la loro pochezza. Molto triste, davvero. Ma restano una minoranza sparuta, per fortuna.”

Questo evento è, inevitabilmente, anche un attrattore turistico per la città di Salerno e le aree circostanti, Pompei, Napoli, Capri e Costiera Amalfitana a Nord, Paestum e Cilento al Sud, la Magna Grecia; dalle prime edizioni ad oggi ha riscontrato un incremento del turismo nel periodo dell’evento e, soprattutto, non solo di turismo di nicchia o settore?

“Tra i meriti di Ines Mainieri e Daria Limatola, che del festival sono l’elemento costitutivo (i direttori artistici vanno e vengono…) e il motore, c’è quello di aver commissionato a un dipartimento dell’Università di Salerno una stima dell’indotto creato dal festival. Ne sono venuti fuori numeri interessanti; quest’anno sono aumentate le presenze di pubblico proveniente da altre regioni. Lo spiegherei con il fatto che alcuni incontri – come quello con Christoph Ransmayr – erano un’esclusiva assoluta del festival. E ci sono autori, come la bravissima Michela Ponzani, che hanno un seguito affezionato. Poi, se hai la fortuna di organizzare un festival a Salerno, a pochi chilometri dalla Costiera Amalfitana, da Pompei, dal Cilento, è evidente che il festival ne trae beneficio.”

Programmi futuri? Qualche anticipazione o novità (che può essere rivelata) per le prossime edizioni?

Nell’immediato, il mio programma sarebbe quello di riprendere fiato. Ma non sarà possibile per altre incombenze già preventivate. Il festival è molto impegnativo sul piano del dispendio psico-fisico, anche se gratificante. Posso solo dirle che ho in mente qualche sezione nuova, magari un corollario di quella dedicata alla consapevolezza pubblica della scienza, che quest’anno ha visto la partecipazione di Alberto Mantovani.

Nel ringraziare il Professor Carillo per il suo contributo non posso che operare una riflessione conclusiva a margine di questo interessante confronto e, soprattutto, tenendo in debita considerazione che siamo un Paese in cui la cultura media è molto al di sotto di quanto si può costatare in molti paesi dell’Unione Europea. L’Italia, da sempre definita “la culla della cultura e dell’arte”, di fatto, ha una popolazione non rappresentativa di tale definizione; la globalizzazione e la digitalizzazione selvaggia ed esasperata hanno spinto, soprattutto le giovani generazioni, ad allontanarsi dal desiderio di voler conoscere o approfondire, arricchire la propria mente e le proprie conoscenze.

Ne consegue che la società attuale, proprio per mancanza di cultura (anche di base), è come un’arena in cui ci si scontra con metodi primordiali su argomenti fondamentali anziché confrontarsi civilmente; cultura non significa conoscere la Divina Commedia a memoria o aver letto L’Evoluzione della Specie di Darwin, è una parte di ognuno di noi che stimola la mente ad agire come esseri umani dotati d’intelletto e non come bestie.

Ben vengano, quindi, Festival come Salerno Letteratura e tanti altri eventi il cui fine è quello di diffondere sapere.

Antonino Papa, 2 luglio 2025

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