Salis dovrebbe essere “rossa” dalla vergogna

L’eurodeputata di Avs attacca Trump per gli scontri di Los Angeles: "Fanc*** la bianchezza"

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Salis fuck ice (1)

È il tempo delle facce di tolla, di quelli che restano in auge a dispetto dei propri limiti quando non crimini. Tempo irresponsabile, illogico, con robusti richiami all’irrazionalismo di piombo, quando pensavamo di averle sentite tutte e di esserci immunizzati. Invece no. L’homo in particolare italicus non impara dalla sua follia e tanto meno stupidità, è sempre pronto a rinverdirla, ad adeguarla ai tempi. Tra le facce di tolla in senso politico la fallimentare Lella Schlein, che a proposito del referendum dice o minaccia “i conti si fanno alla fine”, il contraltare sindacale Landini, la occupatrice iper-pregiudicata Ilaler Salis, miracolata da Lella che si è servita della premiata ditta impresariale Fratoianni&Bonelli.

Ilaler ogni volta che si palesa scatena uno tsunami di raggelo, “ice”, ma è resiliente e ormai entrata nel business, per dire il gioco del potere affaristico finanziario che usa la politica come tramite. Domenica si è fatta ritrarre al voto in tenuta balneare, quasi a chiudere il cerchio: mi esprimo e poi vo al mare. Un messaggio potente di come non si deve agire, a nessun livello, una dimostrazione fragorosa di ridicolo antagonismo sciattone, una figura imbarazzante considerando che questa, di riffa o di raffa, rappresenta pro quota le istituzioni europee (che peraltro se la meritano, evidentemente).

Oggi torna sulle barricate con un intervento agghiacciante, “ice”, per pochezza analitica e semantica nonché disonestà intellettuale: ce l’ha con le sommosse di Los Angeles, che Trump reprime con la forza perché sa di poterlo fare, beato lui. Ilaler teme l’effetto domino e si scatena da par suo: “La ministra trumpiana Kristi Noem dichiara: «Più che una città di immigrati, abbiamo a che fare con una città di criminali». Eccolo, il solito discorso miserabile e manipolatorio che associa le persone razzializzate alla delinquenza, al fine di isolarle e renderle bersaglio d’odio e costruire un comodo capro espiatorio”. Qui, virgola, il crimine è già stilistico, non tanto della Salis quanto di chi ha ammesso ad insegnare, sia pure da precaria, una che parla di “persone razzializzate”. La forma è sostanza, chi scrive male parla male e pensa male, citofonare Nanni Moretti, l’estetica della scrittura grida vendetta; quella della logica invece si arrende all’inevitabile guazzabuglio di chi, non avendo ragioni né gli strumenti per esprimerle, butta tutto dentro, Trump, l’estrema destra italiana, Israele che “disumanizza” i palestinesi, i CPR, le deportazioni, le discriminazioni, le okkupazioni, i referendum, la materialità dei rapporti sociali.

Discorso di rara, non per Salis, scorrettezza perché omette di specificare che le sommosse californiane sono effettivamente, realmente, evidentemente scatenate da delinquenti; quanto poi alla difesa omertosa non dei palestinesi, ma di Hamas, che li usa e li sacrifica, beh, qui non si può chiedere l’impossibile a una che il sabato va a cena all’Askatasuna e il lunedì passa in Bce a ritirare il bonifico: lei fa il suo mestiere che è quello della pubblicitaria riflessa, come Elodie e Greta Thunberg. Ma almeno Elodie schiappetta, e non è un brutto vedere: questa per fortuna evita, però schiumeggia in un frasario veterobrigatese o, se si vuole essere più filologici, à la Lotta Continua d’antan: infarcito di invettive volgarotte, grossolane, di pomposo luoghi comuni dell’indignazione semantica, dalle “infami politiche di Trump” alle “realtà altrettanto infami” d’Italia, dove, come noto, clandestini e tagliagole da 30 anni sciamano in viaggio organizzato (dalle Ong e dalla Cei) sapendo di trovare terreno non fertile ma di conquista. Ma il garantismo residuo per le vittime, peggio se italiane, ripugna a Ilaler, che promette o minaccia: “Realtà altrettanto infami che vanno immediatamente abolite”, non è chiaro se per referendum, lockdown, occupazione, chimica di massa o direttamente a manganellate e peggio.

Nel finale c’è tutta lei, Ilaler, con un crescendo salisiano che può esaltare i fannulloni e i falliti da centro sociale venuti su a canne, metanolo e pastasciutte antifà: “Su questo punto la sinistra non può essere ambigua: chi è favorevole o in qualche modo giustifica le deportazioni, semplicemente non è di sinistra. Non può e non deve far parte del nostro blocco sociale e politico. Siamo in tempi difficili — quando a un referendum sulla cittadinanza anche molti lavoratori votano NO — e sappiamo di essere una minoranza. Ma è proprio da qui, da un antirazzismo chiaro e netto, radicato nella materialità dei rapporti sociali, che possiamo costruire, passo dopo passo, una forza capace di crescere e cambiare le cose. Il loro incubo è la ‘sostituzione etnica’”.

Giuro che non parafraso, non arzigogolo, non ricamo, riporto tutto nel più scrupoloso rispetto dell’idiozia infantilistico-sovversiva. Nessuno può andare oltre, in pratica sta dicendo che se uno non delinque non è di sinistra e se la gente non vota la delinquenza non è degna. Il problema è che la Salis in questione cucca 18mila al mese per scriverle sui social certe caz*** monumentali, a dispetto delle sue condanne, dei suoi precedenti, delle sue pendenze, che non sono da poco. E va beh, il tempo è loro, delle facce di tolla. Da certa gente, avvezza ad occupare abusivamente le vite degli innocenti non troverete mai scrupoli o decenza per le vittime di omicidi, stupri, rapine, violenze, soprusi, abusi da parte dei clandestini che incidono a modo loro “nella materialità dei rapporti sociali”: piuttosto, da europarlamentari di questa levatura potrete reperire perle retoriche come la seguente chiusa dialettica: “La società per cui lottiamo è meticcia, solidale, aperta. Perché una società giusta o lo è per tutti, o non è. Fuck ICE, fanculo la bianchezza!”.

Ice: ha parlato la Freccia Nera, anzi Rossa. Rossonera. Salis meriterebbe un sano ritorno a certe dimensioni per molte ragioni, la prima delle quali è strutturalistica in senso linguistico. Ma non facciamola troppo difficile, in fondo è solo una maestina precaria di sovversione permanente. Avvertite la ministra trumpiana Krtisti Noem, così si preoccupa.

Max Del Papa, 12 giugno 2025

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