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A Los Angeles brucia anche il sistema di potere Dem. Assist a Trump

L'insolita alleanza tra illegali, pro-Pal e Antifa. Le autorità statali e locali lasciano fare, Trump schiera la Guardia Nazionale (e i Marines) e Newsom gli fa causa. Ruolo del Messico?

rivolte Los Angeles migranti (Foxnews)

La Summer of Love 2.0 è arrivata, precisa come un orologio svizzero. Dopo mesi di sbandamento, figuracce a ripetizione ed un approval rate che scivola a livelli mai visti nella politica Usa, il Partito Democratico ha finalmente trovato una causa da supportare: il “diritto” di illegali e facinorosi vari di mettere a ferro e fuoco una delle metropoli più famose degli Stati Uniti.

Una volta controllati con enorme fatica gli incendi che hanno mandato in cenere alcuni dei quartieri più belli ed iconici della Città degli Angeli, stavolta a mettere a dare fuoco a qualunque cosa capitasse a tiro è stata un’insolita alleanza fatta da illegali, manifestanti pro-Pal, gli immancabili Antifa più un tot di gente che non si sa bene da dove sia emersa.

Di fronte all’insipienza e alla palese incompetenza del sistema di potere democratico, incapace di metter freno al vandalismo sfrenato e alle minacce ad impiegati dell’amministrazione federale, stavolta Trump ha deciso di usare le maniere forti. Ignorando bellamente le proteste del governatore della California Gavin Newsom e del sindaco di Los Angeles Karen Bass, ha mobilitato 2.000 soldati della Guardia Nazionale della California, usandoli per riportare l’ordine a Los Angeles.

Trump avrebbe potuto invocare lo stesso statuto nel 2000, quando Minneapolis ed altre città furono scosse da violente rivolte ma scelse di soprassedere. Vediamo perché stavolta ha preferito affrontare di punta la questione e andare allo scontro frontale con le amministrazioni democratiche, sempre più determinate a bloccare con ogni mezzo le azioni di rimpatrio forzato nei confronti di illegali, anche se giudicati colpevoli di crimini gravi.

Non succedeva dal 1965

Quando venerdì folle di manifestanti inferociti e ben organizzati si sono riunite attorno a vari centri legati alla United States Immigration and Customs Enforcement, molti analisti non sono rimasti sorpresi. Il conflitto tra l’amministrazione federale e le cosiddette amministrazioni locali sanctuary, che hanno passato norme che impediscono ad ogni dipendente di agevolare in alcun modo le azioni delle autorità federali per applicare decreti di espulsione, aveva vissuto un’escalation costante.

Il border czar Tom Homan, in termini non equivocabili, aveva più volte assicurato che chiunque impedisse ai suoi agenti di eseguire azioni legalmente autorizzate, sarebbe stato incriminato e punito secondo le leggi esistenti. Quando è stato chiaro a tutti che né la polizia di Los Angeles né l’amministrazione statale della California aveva alcuna intenzione di riportare l’ordine ed impedire che si continuasse a distruggere proprietà dei cittadini, Trump ha deciso di bypassare il recalcitrante Newsom e precettare la Guardia Nazionale della California.

L’azione, nonostante le proteste veementi dei media (una volta) mainstream, è perfettamente legale, anche se non molto comune. Come riportato dal New York Times, questa norma non veniva invocata dal 1965, quando fu il democratico Lyndon B. Johnson ad usare la Guardia Nazionale dell’Alabama per proteggere le manifestazioni del movimento per i diritti civili dalla reazione violenta delle autorità locali.

Il governatore Newsom, che sta disperatamente cercando di rifarsi una verginità dopo la disastrosa gestione degli incendi a Los Angeles, ha immediatamente colto la palla al balzo. La decisione del presidente è “volta ad aumentare volontariamente la tensione. È la scelta sbagliata ed eroderà la fiducia del pubblico”. Chissà a quale fiducia si sta riferendo Newsom, dopo gli immensi sprechi e l’inferno burocratico che hanno impedito la ricostruzione del quartiere di Pacific Palisades, tanto da convincere i proprietari imbufaliti a lanciare una serie di cause legali contro l’amministrazione cittadina e statale.

Il prossimo passo? L’Insurrection Act

Normalmente le forze delle varie Guardie Nazionali sono sotto il controllo diretto del governatore dello stato ma c’è un’eccezione, usata raramente dal governo federale, per assumerne il controllo. Specificamente si tratta di una serie di commi contenuti nel titolo 10 dell’atto del Congresso 12406, lo U.S. Code on Armed Services.

Le forze della Guardia Nazionale possono essere usate dal governo federale in caso di “ribellione o pericolo di ribellione contro l’autorità del Governo degli Stati Uniti”. Il presidente può precettare “membri ed unità della Guardia Nazionale di ogni stato nel numero che consideri necessario per respingere l’invasione, sopprimere la ribellione o eseguire le leggi dello stato”. La direttiva di Trump è cristallina a riguardo: “visto che queste proteste o atti violenti impediscono l’esecuzione di leggi dello stato, costituiscono una forma di ribellione contro l’autorità del Governo degli Stati Uniti”.

Il concetto è stato ribadito sabato notte dalla portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt: la Guardia Nazionale è stata schierata in risposta a violent mobs che hanno attaccato agenti federali legati alle inchieste sull’immigrazione illegale. I 2.000 soldati affronteranno “l’illegalità diffusa di cui è stato permesso il diffondersi”.

Il segretario alla difesa Pete Hegseth ha annunciato che il Pentagono aveva mobilitato la Guardia Nazionale sabato sera ma senza specificare quali unità sarebbero state impiegate. In caso di necessità, erano state pre-allertate unità attive dei Marines a Camp Pendleton, a circa 100 miglia da Los Angeles. Una mossa del genere sarebbe decisamente significativa, visto che l’utilizzo dell’Esercito degli Stati Uniti all’interno del territorio dell’Unione è possibile solo chiamando in causa l’Insurrection Act.

In tutti gli altri casi vige il Posse Comitatus Act del 1878, che proibisce al personale militare sotto il controllo del governo federale di essere impiegato in azioni di polizia all’interno del territorio dell’Unione. Lo statuto originariamente implementato nel 1792 e più volte rivisto, aggiungendo norme fino al 1871, è considerato da molti esperti legali uno strumento troppo vago, il cui uso potrebbe essere abusato a fini antidemocratici.

Dal punto di vista legale, al momento, anche l’impiego di unità dell’U.S. Army potrebbe essere giustificato dagli articoli 252 e 253 dello U.S. Code, il cui utilizzo non richiede né la richiesta né il consenso del governatore dello stato interessato ma è lasciato al Commander in Chief.

La promessa di Trump: “Tolleranza zero”

L’uso della Guardia Nazionale in caso di rivolta non è molto comune ma si era già visto, proprio a Los Angeles. Nel 1992, quando la città era in fiamme per le proteste dopo l’assoluzione di tre poliziotti dell’Lapd per le percosse a Rodney King, il presidente George H.W. Bush impiegò la Guardia Federale della California per riportare l’ordine in città. La differenza, però, è molto significativa, visto che avvenne dopo la richiesta esplicita del governatore della California, il repubblicano Pete Wilson.

Quando nel 2020 scoppiarono le proteste per la morte di George Floyd, Trump considerò più volte una mossa simile ma, alla fine, preferì lasciare la questione in mano ai singoli stati, che fecero poco o niente. Qualche mese dopo, quando vicino alla Casa Bianca ci furono manifestazioni contro la violenza della polizia, Trump decise di impiegare elicotteri militari per disperdere la folla ma si trattò di una mossa una tantum.

Una volta lasciata la Casa Bianca, durante la traversata nel deserto verso il secondo mandato, Trump ha più volte parlato di come sarebbe opportuno usare la Guardia Nazionale per difendere i confini con Messico e Canada. Nel 2023, dopo essersi lamentato a lungo del fatto che il governatore del Minnesota Tim Walz non avesse fatto abbastanza per riportare l’ordine a Minneapolis, ha cambiato la sua posizione a riguardo, inserendola nella sua piattaforma elettorale.

Nel 2023, durante uno dei suoi rally oceanici, Trump disse che la prossima volta non avrebbe lasciato tanta corda alle amministrazioni locali: “Non dovresti essere coinvolto in scelte del genere, dovresti aspettare che il governatore o il sindaco ti chiedano di intervenire. La prossima volta non aspetterò di sicuro”. Come successo più e più volte negli ultimi mesi, Trump sta facendo né più né meno quello che aveva promesso in campagna elettorale. Lo scandalo dei benpensanti è quindi altamente sospetto. Promises made, promises kept.

Newsom fa causa e rilancia

Mentre le immagini del lancio di pietre contro veicoli della polizia, di auto a guida autonoma date alle fiamme, negozi saccheggiati e violenze generalizzate hanno rovinato il weekend di buona parte dei cittadini americani, sono le immagini dei contestatori che brandiscono orgogliosi le bandiere dei propri Paesi d’origine a far imbufalire l’americano medio.

Il video con un ragazzino che sfreccia su una moto da cross con la bandiera messicana attorno ad un auto in fiamme sarà sicuramente usato da ogni candidato repubblicano negli spot per le prossime elezioni di mid-term.

Mentre i cittadini dell’area di Los Angeles si barricavano in casa o, nei casi più fortunati, scappavano a gambe levate sperando di non ritrovare la propria casa distrutta, l’ineffabile Gavin Newsom ha avuto la gran pensata di fare causa all’amministrazione Trump per l’impiego della Guardia Nazionale. A conferma che il cosiddetto lawfare è l’unica strategia rimasta ad un Partito Democratico vicino all’implosione, Newsom ha annunciato durante un’intervista alla Msnbc che avrebbe fatto causa all’amministrazione federale per la decisione del presidente.

Mentre gli scontri con la Guardia Nazionale continuano, con uso di lacrimogeni e proiettili di gomma, il governatore democratico scarica tutta la colpa sul presidente.

Donald Trump ha creato le condizioni che vedete in televisione stasera. Ha peggiorato la situazione, accendendo il proverbiale cerino e gettando benzina sul fuoco prendendo il controllo della Guardia Nazionale – un atto illegale, immorale e anticostituzionale. Proveremo la nostra teoria denunciandolo domani.

Secondo Newsom, l’ordine esecutivo di Trump specificava che il Dipartimento della Difesa avrebbe dovuto coordinarsi col governatore dello stato, cosa che non è avvenuta. A scandalizzare il governatore è il fatto che Trump non avrebbe “rispettato il protocollo”, oltre a “mentire” sul fatto che la Guardia Nazionale sia stata impegnata già da domenica nel contrasto alla rivolta in atto. L’ultima stoccata l’ha riservata, ovviamente, a Tom Homan, che non ha escluso di arrestare sia lui che il sindaco Bass se avessero continuato ad ostacolare l’espulsione di illegali.

Arrestatemi, perseguitemi. Facciamola finita. Sei un duro? Non me ne frega niente. Mi importa solo della mia comunità. Che stanno combinando? Devono crescere, bisogna fermarli. Questo genere di spacconate mi ha ormai stancato. Dai, Tom, arrestami, fallo!

La risposta della portavoce della Casa Bianca Abigail Jackson è stata gelida:

Il presidente Trump è intervenuto solo dopo che Newsom si è rifiutato di fermare gli attacchi violenti contro le forze dell’ordine federali. Dire che non c’erano problemi a Los Angeles prima dell’intervento del presidente è una menzogna spudorata. Tutti hanno visto il caos, la violenza, l’illegalità diffusa – a meno che, ovviamente, tutto questo vada bene a Gavin Newsom.

Sheinbaum attizza il fuoco

A far sospettare che le azioni dei rivoltosi non siano state del tutto spontanee sono state alcune foto diffuse sui social media che hanno mostrato come, nelle strade vicine alle proteste più violente, qualcuno avesse piazzato bancali pieni di quei mattoni che sono stati lanciati contro le auto della polizia. Tattiche del genere si sono già viste più volte nelle proteste che hanno coinvolto Antifa, finanziate secondo i soliti complottisti, da ong legate in maniera più o meno dirette alla Spectre di George Soros.

Altri, invece, fanno notare come il mandante potrebbe essere un altro, a sud del confine: la presidente del Messico Claudia Sheinbaum. Definire i “migranti” messicani che stanno mettendo a ferro e fuoco Los Angeles veri e propri eroi è stata sicuramente una mossa che ha ulteriormente attizzato le fiamme dell’incendio. Durante una conferenza stampa domenica pomeriggio, la Sheinbaum, le cui tendenze comuniste sono ben note, si è scagliata contro l’approccio dell’amministrazione Trump al “fenomeno migratorio”.

I 35 illegali arrestati dagli agenti dell’Ice sarebbero “uomini e donne onesti che vogliono una vita migliore per le proprie famiglie, non sono criminali. I migranti che vivono negli Stati Uniti sono eroi: senza il loro lavoro Los Angeles non sarebbe la stessa, gli Stati Uniti non sarebbero gli stessi”. Il fatto che il 31 per cento degli abitanti della metropoli californiana sia di origine messicana, insomma, non sarebbe un caso.

Colpire le rimesse

In realtà, la decisione che ha reso ancora più tesi i rapporti lungo il confine del Rio Grande non è legata alla guerra sui dazi ma ad una tassa che colpirebbe duramente le cospicue rimesse che gli immigrati messicani mandano nel Paese d’origine. A metà maggio, quando l’ipotesi di una tassa sulle rimesse degli immigrati è diventata sempre più concreta, la Sheinbaum l’ha definita “del tutto inaccettabile, sarebbe come tassarli due volte”.

Il governo messicano si starebbe coordinando con altri Paesi latinoamericani per contrastare questa norma, il cui impatto economico potrebbe essere devastante. Secondo i dati della World Bank, il Messico è il secondo Paese in quanto a rimesse, 68 miliardi contro i 129 degli immigrati indiani, una cifra che sarebbe circa il 4 per cento del Pil del Messico.

L’amministrazione Trump pensa di introdurre una accisa del 5 per cento delle rimesse fatte da non-cittadini americani verso i Paesi d’origine, qualcosa come 40 milioni di persone, escludendo ovviamente gli illegali, il cui numero potrebbe variare da 15 a 25 milioni. Lo scopo è evidente: colpire la ragione principale che gli illegali hanno per entrare nel Paese, ovvero aiutare la famiglia rimasta in Messico. Evadere questa accisa sarebbe molto complicato, visto che la legge prevede che siano le agenzie di trasferimento fondi ad applicarla a meno che non si presenti un documento d’identità che provi la nazionalità statunitense.

Anche se la legge dovesse fallire alla Camera, l’amministrazione Trump sta meditando altre misure per scoraggiare le rimesse e colpire al cuore il meccanismo infernale alla base dell’immigrazione illegale. La cosa, chiaramente, è vista come fumo negli occhi sia dall’amministrazione Sheinbaum che dai potentissimi cartelli criminali, i cui legami con il governo sono da tempo più che evidenti.

Uno scontro che serve a tutti

Al momento gli scontri continuano a Los Angeles e le immagini della devastazione riempiono tutte le televisioni americane ma, anche se questa rivolta dovesse essere rapidamente soffocata, difficilmente rimarrà uno scontro isolato. Il Partito Democratico sta perdendo consensi in maniera tanto rapida quanto allarmante, abbastanza da convincere l’establishment della necessità di ripetere la ricetta del 2020, la cosiddetta summer of love che sicuramente fu un fattore non insignificante nella sconfitta di Trump.

Difficile spiegare altrimenti la tracotanza di Newsom, ampiamente impopolare in California, stato che sta perdendo centinaia di migliaia di residenti ogni anno, costretti a fuggire dalle tasse assurde, dalle follie burocratiche e dal livello insostenibile di criminalità diffusa. Trump, invece, ha tutto l’interesse ad andare allo scontro, sicuro del fatto che l’ultima cosa che l’americano medio vuole in questo momento storico sia una nuova estate all’insegna degli scontri di piazza e della devastazione delle proprie città.

Dopo che l’attivismo sul lato internazionale ha portato zero risultati, con la guerra ucraina che non sembra vicina alla fine, gli scontri che continuano a Gaza e le trattative sul nucleare iraniano vicine al fallimento, Trump ha bisogno di una vittoria facile. Nonostante i media ululino come ossessi alla luna, le immagini sugli schermi delle famiglie americane sono davvero pessime, tanto da rendere ridicoli i tentativi disperati dei media di ripetere la panzana delle mostly peaceful protests, di gran moda nel 2020.

Trump ha fatto capire che non si farà prendere per il naso un’altra volta e che, in un modo o nell’altro, riporterà l’ordine ogni volta che le manifestazioni diventeranno troppo violente. Anche i Democratici hanno tutto l’interesse ad alzare lo scontro, anche solo per nascondere il fatto che sono un gruppo di potere senza idee, senza programmi, incapace di offrire un’alternativa credibile al programma del movimento America First.

Entrambi i contendenti vanno alla tenzone gonfi d’orgoglio e sicuri di riuscire a portare a casa una facile vittoria. Vedremo tra qualche tempo chi avrà avuto ragione e chi dovrà leccarsi le ferite dopo l’ennesima figura da cioccolatai.

Lo sapevi che...

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