Intolleranti. Sì, intolleranti e fascisti. Anzi, meglio chiamarli con il loro nome: comunisti. La signorina (o signora) che ha protestato platealmente contro Matteo Salvini perché seduto ad ascoltare il concerto di Diodato in memoria di Fabrizio De André in Sardegna fa rabbrividire. Un uomo, prima che un politico, secondo i komkagni, non è degno di ascoltare la musica di un cantautore italiano perché definito di “sinistra”. Questa si che è appropriazione culturale. Da quando la musica ha un colore politico? È arrivato il momento di dire basta a certa gente.
A persone che si arrogano il diritto di decidere chi deve o non deve stare in certi posti. Nelle piazze, ai concerti. La musica deve unire, non dividere. È questo il compito dell’arte, ma alcuni non ne capiscono nulla. Dopo certi spettacoli indecorosi la signora (o signorina) in questione potrebbe benissimo (speriamo di no) bruciare i libri che non appartengono alla sua ideologia. Quanta arroganza. Quanta prepotenza.
Matteo Salvini è rimasto seduto, in silenzio e sotto i baffi se la rideva. Ci vuole molto di più che un urlo isterico a scalfire il leader del Carroccio. Certo, sicuramente non gli avrà fatto piacere. Era lì, in un posto amato da Salvini e dalla sua compagna. Perché intervenire con così tanta violenza? Forse la contestatrice stonata sarà la stessa che (bandiera alla mano) tifa Palestina libera e urla “pace”. Per fortuna è intervenuta Dori Ghezzi che, prendendo la parola al microfono, ha affermato la necessità di creare un dialogo, anche con chi la pensa diversamente.
Anche Diodato prima di esibirsi ha detto la sua: “Speriamo che la musica di De Andrè illumini un po’ di più anche la nostra classe politica”. Poi sui social è intervenuta la nipote di Fabrizio De André, Alice, che controtendenza ha difeso la contestatrice tutelando la musica di suo nonno. Forse anche la nipotina dovrebbe ricordare che i testi di De André denunciano il potere, i falsi moralismi e ogni forma di sopruso o chiusura mentale. Proprio come quello della signora e di chi si è accodato alle proteste. “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”. Appassiti dalle parole urlate in faccia a Matteo Salvini.
Michel Dessì, 11 agosto 2026
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