Come da tradizione, anche quest’anno Roberto Saviano e compagname vario hanno pesantemente criticato il passaggio degli incursori del COMSUBIN durante la parata del 2 giugno in occasione della Festa della Repubblica. Nel video incriminato (e spernacchiato), condiviso dal presunto intellettuale, i militari del reparto speciale subacqueo e incursori della Marina Militare sfilano di fronte l’Altare della Patria gettando delle rose rosse per terra per commemorare i caduti e scandendo il grido “Decima!”.
Apriti cielo: lo scrittore ha interpretato questo gesto come una provocazione nostalgica, suggerendo così ai suoi seguaci risposte di scherno dinnanzi all’esclamazione tacciata come fascista. Tuttavia, quella di Saviano è una lettura superficiale e storicamente imprecisa che confonde tradizioni viscerali del gruppo con quelle che furono mere scelte politiche contingenti. Vediamo perché. Il COMSUBIN (Comando Subacquei e Incursori “Teseo Tesei”) è il reparto d’élite più prestigioso della Marina Militare italiana. Il suo motto e il grido “Decima!” non celebrano i nazifascisti, ma l’eredità della Decima Flottiglia MAS della Regia Marina, unità d’assalto nata prima della Seconda Guerra Mondiale da cui il COMSUBIN discende per affinità logistiche e operative.
Questa formazione nacque fedele al re d’Italia e scrisse pagine memorabili di coraggio e innovazione tecnica. Un esempio lampante è il capolavoro strategico di quella che è passata alla storia come l’Impresa di Alessandria: durante la seconda guerra mondiale, tre “maiali” (siluri a lenta corsa pilotati da incursori) e sei militari penetrarono nel porto di Alessandria d’Egitto e riuscirono da soli ad affondare le corazzate britanniche HMS Queen Elizabeth e HMS Valiant. Operazioni analoghe colpirono altri obiettivi nemici. Questi attacchi, condotti in condizioni estreme, dimostrarono un addestramento eccezionale e un’intraprendenza che destarono ammirazione persino tra gli avversari. Winston Churchill, ad esempio, riconobbe pubblicamente il valore degli uomini della Decima.
La costituzione della Repubblica di Salò segnò una frattura per la Decima. Una parte dei membri scelse di combattere con la Repubblica Sociale Italiana (e quindi con i nazifascisti) sotto Junio Valerio Borghese, aderendo all’asse che ancora oggi vale a tutta la storia del gruppo, passata e presente, un’onta insanabile. Questi signori che condannano la Decima tout-court dimenticano però non solo i valorosi militari precedenti alla frattura, ma anche quelli (tanti) che a seguito della divisione combatterono al fianco degli alleati costituendo il Mariassalto. Tra questi il celebre Luigi Durand De La Penne.
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Per questo motivo il grido “Decima!” utilizzato oggi dal GOI si riferisce alla fase pre-armistizio della Regia Marina, non alla formazione successiva. La Marina Militare lo ha ribadito più volte: si tratta di un richiamo alle radici operative e tecniche, non a un’ideologia. Ridurre questa storia complessa a un simbolo univoco di un solo periodo ignora la distinzione tra valore militare e contesti politici. Anche perché gli incursori del COMSUBIN operano oggi in missioni reali di antiterrorismo, ricognizione subacquea, bonifica di ordigni e protezione delle linee marittime. Sono professionisti integrati nelle Forze Speciali NATO, addestrati con standard elevatissimi, agenti che mettono a rischio la vita per la sicurezza nazionale e internazionale. Criticare il “Decima!” tacciandola di essere una provocazione fascista significa ignorare l’eredità di eccellenza che la Repubblica ha saputo mantenere dalle Forze Armate del Regno.
Il 2 giugno celebra la Repubblica: applaudire questi militari significa riconoscere il sacrificio di chi difende il Paese oggi e di chi l’ha difeso ieri ad ogni costo, al di là di ogni strumentalizzazione. Chiaramente un ragionamento come questo implicherebbe un pensiero più complesso del dualismo che i compagni non si stancano mai di propagare. Ma la cosa è comprensibile: studiare la storia è più complesso rispetto a dipingere nemici immaginari.
Alessandro Bonelli, 5 giugno 2026
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