Dalle parti del socialismo spagnolo non si dormono sonni tranquilli. Altro che “progressismo” da esportare: il Psoe, quello che Elly Schlein indica come faro politico europeo, in questi giorni naviga in un mare di accuse che definire imbarazzanti è poco. Una sequenza di casi di presunte molestie sessuali che sta facendo vacillare l’intera struttura di Pedro Sanchez, il premier tanto osannato dalla nostra segretaria dem. Altro che cavallo vincente: pare più la solita scommessa persa.
Il nome più pesante è quello di Francisco “Paco” Salazar, ex pezzo grosso della Moncloa e fedelissimo di Sanchez. Su di lui sono piovute accuse da parte di diverse donne, prima tramite la stampa – il sito eldiario.es – poi attraverso segnalazioni all’organo interno anti-molestie del partito. E qui la vicenda diventa grottesca: per cinque mesi, le denuncianti avrebbero atteso invano aggiornamenti. Un meccanismo che dovrebbe tutelare e invece… silenzio. Proprio quel modello che Schlein continua a prendere come ispirazione.
A cercare di salvare l’immagine del partito è scesa in campo Rebeca Torro, portavoce dell’organizzazione socialista, che in conferenza stampa ha ammesso un clamoroso scivolone: “Alle donne che hanno sporto denuncia, chiedo scusa a nome mio e del partito”. Poi la promessa – naturalmente solenne – di correggere il tiro, mentre ribadiva che nessuno avrebbe voluto “coprire” il caso e che la macchina interna ha continuato a lavorare, anche se con un “errore nella comunicazione”.
La Torro ha provato a rimettere in piedi la narrazione progressista: “Saremo implacabili”, “Quello che stiamo vivendo segna un prima e un dopo”, “Mancare di rispetto alle donne e mettere in atto comportamenti maschilisti è incompatibile con l’essere socialisti”. E naturalmente – non poteva mancare – l’attacco all’ultradestra: “Non accettiamo lezioni da chi nega la violenza di genere”. Per poi autocelebrarsi: “Oggi la Spagna è un Paese femminista grazie ai governi del Psoe”. Peccato che mentre si fanno proclami, il partito vada a pezzi. Non solo Salazar: nel vortice sono finiti il presidente della provincia di Lugo, José Tomé, il segretario socialista di Torremolinos, Antonio Navarro, e perfino Javier Izquierdo, figura di punta che si è dimesso ieri. Una slavina politica che arriva proprio dal partito che Schlein indica come bussola per la sinistra italiana.
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La Torro ha ricostruito la cronologia del caso Salazar: lo scandalo è esploso alla vigilia del Comitato federale del 5 luglio, quando l’ex consigliere era a un passo dalla nomina a vicesegretario dell’organizzazione. Ma dopo le accuse pubblicate da eldiario.es, tutto è saltato: niente promozione e addio al suo ruolo alla Moncloa. Il 7 luglio, il Psoe ha aperto un canale ad hoc per raccogliere denunce, ma l’1 dicembre – ancora tramite la stampa, non certo per trasparenza interna – si scopre che la comunicazione con le donne era stata pessima.
Ora l’organo anti-molestie dice di aver terminato il suo lavoro. Rapporto super riservato, naturalmente. La Torro si limita a chiarire che “il comportamento di Salazar costituisce una grave violazione dello statuto federale ed è contrario al codice etico del partito”. Il Psoe, però, non denuncerà nulla alla procura, preferendo “dare tutto l’appoggio giuridico” a chi vorrà muoversi per conto proprio.
E mentre si tenta di domare l’incendio principale, se ne apre un altro: il partito ha aperto un fascicolo su Antonio Hernández, braccio destro di Salazar. Possibile che sapesse tutto. Risultato? Sánchez lo ha già fatto fuori dal governo. E questo sarebbe il modello da imitare? Schlein, ancora una volta, ha puntato sul cavallo che si è rivelato il più zoppo della scuderia.
Franco Lodige, 12 dicembre 2025
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