Molti mi chiedono perché Pedro Sanchez ha assunto una posizione così fortemente anti-americana con grossi rischi anche per la Spagna, ma solo chi non conosce la sua storia non sa come spiegarlo. Partiamo dalla sua riconquista del Psoe che lo aveva defenestrato. Sanchez si mise a percorrere in lungo e in largo tutto il paese sezione per sezione socialista alimentando l’idea di essere il leader dei militanti puri contro i baroni del partito che erano quelli che poi lo avevano defenestrato. Fece questo lungo percorso su una utilitaria con tre compagni di viaggio, c’è una foto ormai diventata epica, tutti e tre oggi sono in galera per corruzione.
Uno di questi era l’ex ministro Abalo l’uomo chiave della rete corrotta del sistema Sanchez, che all’epoca era il responsabile dell’organizzazione: ora sono emerse le prove che proprio lui fu quello che truccò i voti al congresso del partito socialista con l’ausilio della moglie di uno degli altri due amici storici. Ripreso il partito, vince le elezioni del 2019 convincendo prima nel 2018 il Pnv, il partito conservatore basco, a tradire Rajoy nella mozione di sfiducia costruttiva prevista dalla normativa spagnola che gli consente di andare alle elezioni da presidente del consiglio uscente e le vince. Per la prima volta i socialisti spagnoli con lui decidono di aprire all’estrema sinistra, cosa mai avvenuta dalla morte di Franco e così Sanchez governa con gli estremisti di Podemos.
In tutta la legislatura si distingue per la sua radicalizzazione dello scontro con l’opposizione rinvangando la storia della guerra civile facendo gesti clamorosi tipo spostare la salma dalla Valle de los Caídos nella cappella della famiglia dove nessuno può andare a visitarlo, famigliari compresi che per farlo devono chiedere una autorizzazione al governo che la concede volta per volta: il suo obbiettivo era mettere ancora una volta gli spagnoli contro gli spagnoli, come ai tempi della guerra civile. Per questo fu criticato anche dai vecchi leader del Psoe, come Gonzales, che invece fecero esattamente il contrario: ossia far dimenticare la guerra civile, perché ogni famiglia spagnola ha parenti uccisi da una banda o dall’altra. La Spagna fu considerata per molto tempo un modello per aver ristabilito la democrazia senza spargimento di sangue. Ma il cinico Sanchez aveva bisogno di radicalizzare lo scontro per alimentare il pericolo del ritorno del franchismo, cosa peraltro ridicola. Pensate che alla nuova sepoltura di Franco hanno partecipato un centinaio di nostalgici su 50 milioni di spagnoli…
Arrivano le nuove elezioni del 2023. I sondaggi sono tutti sfavorevoli e Sanchez imposta ancora una volta la campagna sul pericolo del ritorno fascista indicando in Vox il nuovo fascismo. Perde le elezioni, ma Pp e Vox non raggiungono la maggioranza assoluta (nonostante il Pp risulti il primo partito e Vox faccia un balzo in avanti). E cosa fa Sanchez? Fa un accordo con tutti i partiti e partitini presenti in Parlamento, concedendo tutto a tutti: dagli estremisti di sinistra agli indipendenti catalani e baschi, e perfino con il partito che rappresenta gli ex terroristi baschi. Governa certo, ma in realtà non riesce a far nulla perché ognuno di quei partiti chiede sempre di più: avendo una maggioranza di soli due voti, decide di andare avanti solo a colpi di decreti legge e non porta più neanche il bilancio al voto Parlamentare.
Ormai la sua maggioranza non esiste e sopratutto viene travolto dagli scandali che vedono imputati il fratello, la moglie, l’ex primo ministro Zapatero (accusato di aver fatto affari con Maduro) fino ai suoi tre amici del cuore e vertici del Psoe: Koldo, Cerdan e Abalo tutti e tre in galera per tangenti. Le indagini sono ancora in corso perché la trama di corruzione appare devastante. Sanchez ha cercato pure di fermare le indagini grazie al capo della procura nazionale che in Spagna viene nominato dal governo (a differenza della riforma italiana che vuole solo la separazione delle carriere, qui la separazione esiste già ma anche la dipendenza dei pm dall’esecutivo con la nomina del suo vertice da parte del governo). Ahimè anche questo tentativo viene scoperto e l’uomo di Sanchez al vertice della procura si deve dimettere dopo una condanna per aver cercato di influire su indagini di famigliari di avversari politici del premier. Allora Sanchez cerca anche di bloccare i giornalisti di inchiesta che hanno scoperto la trama di corruzione della sua famiglia e dei suoi soci, e lo fa attraverso iI suo ministro delle finanze Montero che ordina all’Agenzia delle Entrate verifiche tributarie a tappeto su tutti i giornalisti ritenuti suoi nemici. Una cosa da Repubblica delle banane.
L’ultimo scandalo, due settimane fa: salta fuori che il suo governo, paladino della lotta alla violenza contro le donne, ha tenuto nascosto per un anno la denuncia di una poliziotta violentata con tanto di prove schiaccianti contro il capo della polizia nominato da Sanchez. Lo hanno mantenuto pure in carica prolungandogli il contratto nonostante dovesse andare in pensione. Scoperto da un giornalista, alla fine il capo della polizia si è dovuto dimettere: Sanchez e il suo ministro degli Interni hanno negato di essere stati informati della vicenda, bensì di averlo appreso dai giornali dopo che era passato un anno dal deposito della denuncia da parte della poliziotta violentata. Eppure risulta dalle indagini che uomini del gabinetto del ministro degli Interni hanno tentato di convincere la poliziotta a ritirare la denuncia in cambio di una promozione. Però né lui né il suo ministro degli Interni dicono di essere stati infornati.
Oramai ogni giorno escono nuovi scandali. Gli alleati incominciano a capire che a situazione è diventata pesante e i sondaggi sono implacabili: il partito socialista spagnolo è ai minimi storici e in tutte le elezioni prende delle batoste incredibili, perdendo regioni da sempre socialiste come Andalusia e Estremadura (come dire se in Italia il Pd perdesse l’Emilia Romagna e la Toscana).
Messo all’angolo, Sanchez, il cinico Sanchez, cosa fa? Sull’antifascismo oramai non può più contare, ha talmente rotto le balle da provocare l’effetto contrario. Pensate che secondo un recente sondaggio per la prima volta la percentuale di giovani che considera Franco un politico positivo ha superato quelli che lo considerano negativamente. Cosa impensabile fino a pochi anni fa.
Al cinico Sanchez non rimane che giocare un ruolo in politica internazionale dove non se lo è mai filato nessuno. Prima facendo la parte dell estremista anti-israeliano, cavalcando i Pro Pal spagnoli, pochi in verità; e ora facendo l’anti-Trump europeo più radicale, sperando da una parte di cavalcare un certo anti americanismo che qui in Spagna ha radici lontane e dall’altra sperando che la guerra in Iran rimescoli le carte. Per questo dice no a Trump sull’utilizzo americano delle basi in Spagna. Lo fa correndo un grosso rischio. Da una parte gli americani potrebbero muovere le loro basi dalla Spagna in Marocco, grande e storico fedele alleato americano (gli Stati Uniti furono i primi a riconoscere il Marocco quando si costituì come Stato moderno). Ma sopratutto potrebbero dare semaforo verde al Marocco per la riconquista di Ceuta e Melilla, territorio oggi spagnolo ma da sempre rivendicato dal Marocco. Questa sarebbe una debacle per la Spagna, che perderebbe il controllo dello stretto di Gibilterra (a quel punto, una sponda sarebbe inglese e l’altra marocchina).
Ma il cinico Sanchez è un uomo disperato: in questo momento risulta essere il politico più odiato degli ultimi decenni e sopratutto sa che forse, il giorno in cui non sarà più primo ministro, andrà in galera a far compagnia ai suoi tre amici. Per questo proverà qualsiasi cosa pur di rimanere sul cavallo, anche se i sondaggi oggi lo danno perdente.
Ho conosciuto molti uomini politici, ma il livello di cinismo, falsità e cattiveria di Sanchez non lo avevo mai riscontrato prima. E vi assicuro non farà una bella fine.
Enzo Raisi, 5 marzo 2026
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