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Scatta “L’Orazero”, non si può stare “Senza” Renato

L'artista romano ha lanciato il singolo che anticipa il nuovo album in uscita il 3 ottobre. Tour in arrivo da gennaio 2026

album renato zero
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Spunta la luna, spunta il sole e ogni paio d’anni spunta un disco di Renato Zero. Arriva il 3 di ottobre, si chiama, e non c’è niente di più esemplare, di più suo, “L’Orazero” e ne parleremo ma adesso siamo a raccontare del singolo che lo annuncia, “Senza”. Vedete, dovete capire che quando Renato Zero torna, il carrozzone non riguarda solo lui: lui è se mai il Nocchiero, c’è un’effervescenza di anticipazioni, di passaparola, la sua comunità sparpagliata e impalpabile, ma travolgente come una libecciata di fine estate, come l’entusiasmo, si mette in moto e tutti sanno, credono di sapere tutto. Ed è vero e non è vero, tutti sanno ma nessuno sa davvero perché lui, Renato, ha sempre avuto cura di restare inafferrabile nella sua disponibilità.

Chi scrive, ad esempio, sapeva. Sapeva che arrivavano dischi nuovi, musica fresca, però non si aspettava fino a questo punto. Non questo. Chi lo vive da sempre, questo incantesimo, resta stordito, ma è uno stupore che non sorprende, lo pretendiamo quasi, lo diamo per scontato: parte il conto alla rovescia e quando esce la copertina (noi novecenteschi, noi boomer preferiamo così; “cover” non vuol dire un cazzo), si rinnova il brivido, l’ambiguità, l’imprevedibilità. E la familiarità. Stavolta Renato si presenta mascherato da Padre Tempo, un po’ ammiccante, un po’ ambiguo – è la sua cifra, la sua eternità, cosa credete? – una posa che è solo sua, l’orologio senza lancetta, ogni ora è la Zero, è la sua: io sono eterno e la mia perennità ti segue, ti ha sempre accompagnato; è tua; è la tua.

La sua eternità: oh, sì, chi scrive conosce tutto questo ed è sicuro che moltitudini, là fuori, oltre la barriera delle parole di luce, capiranno. Nessuno come Zero sa rinnovare sempre il fremito. Scorrono copertine infinite e ogni volta una vibrazione nuova e riconosciuta, una promessa di felicità: anche questo album che s’affaccia, doppio, vibra di grandi cose, di grandi emozioni, e l’interessato non se no nasconde, non ce lo nasconde: “Ne ascolterai delle belle, questo è niente!”. Dove lo trovi quel ripartire circolare, da Zero dopo una vita in più? Quel rigenerarti sempre di entusiasmo?

“Senza” spiazza: Renato ci ha abituato a singoli sontuosi, romanze, a quella rilettura che risale dalla musica colta, dal barocco, dall’operistica perfino, e che nel tempo è diventata retaggio solo suo, un unicum coltissimo che lega tradizione a pop; questa volta esplode, letteralmente, con un cazzotto d’amore. “Senza di te nessuna cosa ha senso”, e può essere un amore singolo come l’amore universale: la vita!, ancora e sempre in quel legarla tra incitamento e invettiva. Renato è un crociato della vita e non ammette defezioni, io l’ho colto patire fisicamente di ogni sconfitta non sua, ogni volta che quella vita decideva di rinnegarsi.

Oggi capisco meglio quel flusso di considerazioni urgenti, non convulse, severe ma amorevoli, la voce dentro al flusso della musica, che scorre come fiume impetuoso, ma non ne resta soffocata: c’è un suono molto pulito, pieno ma netto, adeguato a tutti i sopporti, l’orecchio consapevole coglie lo sforzo di un bilanciamento a servire arrangiamenti addobbati, modernisti, sorvegliati, misurati sempre: Zero in 52 anni di dischi ha intercettato, spesso anticipato il futuro immediato del suono, ma senza mai cedere al compromesso del rinnegamento: questo sono io e il Tempo (che non c’è, io sono il Tempo e lo azzero) fa i conti con me.

È un brano breve, dritto, diretto, di una immediatezza raffinata: la semplicità come punto di arrivo, non di partenza. Era quello che ci vuole adesso, e tapperà ancora una volta la bocca a tutti. Perché sprigiona un’energia che non è la rottura di coglioni del luogo comune, “ah, senti che energia”, questa è energia di esistenza e di resistenza, è rinascita non dalle ceneri ma dalla vita stessa: credetemi, quando Renato parla delle nuove canzoni si accende come un flipper, gli occhi diventano laser, e si ricama un sorriso da fanciullo. Potrebbe dire, ma vaffanculo, adesso tiro i remi in barca, tanto appena mi presento su un palco (da gennaio prossimo, e per lunghi mesi…) ho già vinto nell’ovazione di chi non mi perderà mai: ma questo Artista ha smentito tutte le diffidenze, le invidie, fin da quando a 20 anni interpretava Ruzante, si cimentava nell’opera rock, Orfeo, inanellava dischi da subito ambiziosi, e sempre di più.

L’Artista che non può essere altro, che si consuma di passione. Anche in questo, nessuno è stato ed è come lui. E il livello non ha mai smesso di elevarsi. Di esaltarsi.
Spunta il sole, spunta la luna e spunta un nuovo disco di Renato. 19 brani, e sappiatelo, c’è altra roba pronta, ed altra in bollore, ci sono le cover, sparpagliate, ci sono progetti, canzoni che non smettono mai di fiorire, le annotazioni che da tutto germinano in suono, la benedizione da scontare, per un Artista, è il materiale; e il materiale coincide con la vita, creo ergo sum. Demiurgo di se stesso, contagioso per chi lo attraversa, Renato non smette di riempirci di lui ed è una delle sua amabili ironie che la nuova cornucopia s’inauguri evocando la privazione: “Senza”.

Ma è il paradosso del contrario, senza di te nessuna cosa ha senso, ma con te ogni mancanza è risolta, è colmata. Adesso rimettiamo il singolo da capo, lasciamoci contagiare, che di questa forza abbiamo bisogno: è un tempo di merda, un mondo che fa schifo, una terza guerra mondiale diffusa, ma finché spunta un nuovo disco di Renato noi non ci arrendiamo perché la giostra ricomincia a girare e come facciamo a non salire noi, come potremmo restare giù a guardar passare i cavalli? Adesso più che mai, come potremmo farne “Senza”?

Max Del Papa, 13 settembre 2025

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